Il tema del cosiddetto “gender” è ben presente nel sesto volume del nostro mensile “Visione. Un altro sguardo sul mondo” ed è declinato attraverso due articoli. Ecco il contributo in tema di Elisabetta Frezza.
Il sovvertimento dell’ordine stabilito da madre natura, della biologia (letteralmente: il lògos della vita), e dello stesso principio di realtà, è il frutto del delirio di onnipotenza esercitato dai pochi in danno dei molti storditi dal fumo delle parole truccate. Le parole sono il carro in cui si trasportano le idee e la perturbazione dell’universo linguistico e concettuale, studiata a tavolino nelle centrali di potere sovranazionale, è stata funzionale al cambio di paradigma verso il transumano e il postumano. Vale a dire, verso l’antiumano.
In cantiere da molto tempo, la rivoluzione più intima, profonda e devastante della storia è giunta al suo apogeo grazie al progresso tecnologico e al regresso cerebrale, ambedue, ormai, fuori controllo.
Il termine “genere” fino alla metà degli anni Sessanta stava a significare un criterio distintivo meramente grammaticale. L’origine della nuova accezione – quella che oggi pervade il lessico corrente, dai trastulli della Crusca ai moduli della burocrazia, e ogni aspetto del vivere comune – è storicamente legata ai protocolli sanitari di cosiddetta “riassegnazione di sesso” del dottor Money, il medico che, a metà degli anni Sessanta, fondò a Baltimora la “clinica per l’identità di genere”. L’invenzione lessicale di Money serviva alla promozione dei suoi esperimenti di cosiddetta “trasformazione sessuale” sui bambini: dopo aver inaugurato la pratica sulla pelle dei poveri gemellini Reimer (1969) e a dispetto della tragedia provocata (un duplice suicidio), egli la replicò in serie, giustificandola con l’idea che gli esseri umani sarebbero alla nascita psicosessualmente plastici e che la personalità maschile o femminile, lungi dal dipendere dal dato biologico (sesso), sarebbe un mero costrutto sociale (genere). La cosiddetta comunità scientifica internazionale, eterodiretta mediante l’infallibile esca del denaro, anziché relegare l’esperienza di Money nel libro degli orrori, la premiò e ne trasse rovinoso esempio.
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