Eccolo Volodymyr, il nuovo eroe à la page, mentre percorre Europa e Stati Uniti strappando applausi. Il mestierante della recitazione ora sta facendo il giro delle sette chiese, come si dice a Roma, per chiedere fondamentalmente una cosa: la Terza Guerra Mondiale.

E bravo il buon Volodymyr, il Beppe Grillo di Kiev, che ora sta anche monetizzando la serie “Servitore del popolo” che è stato il suo trampolino di lancio dalla recitazione alla politica: perché la fiction verrò trasmessa da L7 (e da chi sennò?) e venduta anche in Francia e Regno Unito. Che colpo: chi se la sarebbe mai filata una fiction ucraina in altri tempi?

Ma il consumato attore non recita solo sulla scena: ora si lancia in un World Tour dal vivo dove tocca le corde giuste dei Paesi dove si ritrova a parlare. Va in Germania e cosa ti cita? Il muro di Berlino. E, da attore di serie B, menziona un altro attore di serie B: Ronald Reagan. “Mister Gorbachev, tear down this wall”, e ricorda la famosa frase che fu preludio alla caduta del muro. Ma non è stato certo Putin a rialzare quel muro: se solo avessimo smesso di trattare i russi come tanti Ivan Drago magari non ci troveremmo a questo punto. E ovviamente Zelensky dà una strigliata ai politici corrotti tedeschi che “mettono l’economia come priorità”.

Il nostro impavido cavaliere senza macchia e senza paura chiede la Terza Guerra Mondiale. Perché se auspichi la no fly zone sull’Ucraina, è a quello che punti. Contro un signore seduto su un arsenale nucleare in grado di distruggere il mondo sette volte. Bravo Volodymyr, vuoi la statua in piazza a Kiev, ma se ti accontentano la statua ce l’avrai in un mondo che assomiglierà a quello di Ken il Guerriero.

Ma Zelensky va pure in America e naturalmente -con rabbia ed orgoglio- fa uso dell’ 11 settembre. “Viviamo un 11 settembre da settimane” dice al Congresso, vi prego datemi armi. E Biden (o il suo suggeritore che almeno è presente) lo accontenta: eccoti le armi antiaeree così ci aumentiamo un po’ di Pil sulla pelle dei civili ucraini e dei soldati russi. Ma non si limita all’11 settembre il nostro eroe: si ricorda anche di Pearl Harbor, quella cosa che finì con una guerra mondiale e un paio di atomiche sul Giappone.

E da noi cosa citerà? In realtà il buon Zelensky ha già parlato in videoconferenza in Piazza Santa Croce a Firenze chiedendo nuovamente la no fly zone. Non aveva però ancora parlato alle nostre autorità.

Cosa dirà ai Draghi e ai Di Maio? Col ministro degli Esteri dovrà stare attento a non fare citazioni troppo colte, per non metterlo in difficoltà, ma Zelensky il nazionalpopolare non corre di questi rischi. Citerà la lotta alla mafia? Questo potrebbe mandare in brodo di giuggiole Roberto Saviano, il serioso scrittore che contrasta la malavita a suon di fiction, che già si occupò della giornalista antiputiniana Anna Politkovskaja. Citerà Falcone e Borsellino? Farà di Putin un nuovo don Vito Corleone?

Oppure si appellerà alla valorosa lotta dei partigiani antifascisti? Qui bisogna stare attenti a non urtare la sensibilità del battaglione Azov che potrebbe non gradire il parallelo. Anche se quando vedi “Bella Ciao” inno della “resistenza ucraina” un testo adattato nelle simpatiche strofe “ammazzeremo i boia maledetti” da una cantante dichiaratamente neonazista ti aspetti anche il richiamo ai nostri “antifascisti”.

Nel suo appello alla Terza Guerra Mondiale è meglio per lui ricordare che truppe italiane sono già andate in Russia un paio di volte, prima nel 1812 e poi nel 1941. Non è andata proprio benissimo. Ma di sicuro il nostro condottiero Enrico Letta, abbigliato come il fiero alleaten Musolesi, risponderà all’appello per andare a spezzare le reni alla Russia. Beh, in bocca all’orso e, Enrico, mi raccomando, stai sereno. Noi, invece, ci stiamo un po’ meno.

ANDREA SARTORI

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