Il discorsetto di Zelensky al Parlamento italiano non merita molti commenti: la solita favoletta basata su richiami emotivi destinati alla casalinga di Voghera ed a un popolo evidentemente considerato subnormale dagli spin doctor del Presidente ucraino. I bambini che piangono, e voi italiani amate tanto i bambini; la bella democrazia ucraina che il pazzo vuole distruggere; le mine nel mare di Odessa (che evidentemente i russi hanno messo per impedire il proprio sbarco); Mariupol paragonata a Genova (forse non sa che a Genova i ponti ce li facciamo saltare da soli, senza bisogno di Putin).

Insomma, il consueto spot pubblicitario scritto da esperti del settore. E il Parlamento italiano, persa ogni levatura istituzionale e costituzionale, ridotto a fare da claque sullo sfondo come ad Ok il prezzo è giusto.

Ma il vero discorso da ascoltare è quello, breve e conciso, di Mario Draghi, che approfittando della risonanza del momento ha arringato l’assemblea e l’Italia tutta. In poche parole: il premier ha tutte le intenzioni di trascinarci in guerra. Difesa delle posizioni ucraine ad ogni costo, ulteriori sanzioni alla Russia destinate a metterci in ginocchio se non a ridurci alla fame e persino, apertis verbis, “aiuti militari alla resistenza”.

L’impressione reale è che il discorso di Zelensky abbia rappresentato solo l’overture, l’introduzione, il pretesto per quello che doveva dire Draghi e che era il punto vero della giornata. Sia chiaro: non che il discorso del premier sia invece farina del suo sacco. Draghi ci ha messo solo quel suo tono assertivo e aggressivo che abbiamo già assaggiato in occasione del Green Pass (stile da dittatore al balcone, che nella neolingua dei Paesi democratici si chiama “leader”). Per il resto, delineava anch’esso una roadmap con tutta evidenza già stabilita altrove e chissà da quanto tempo: come “l’Italia vuole l’Ucraina nella UE”, ad esempio. E il Parlamento, che non ne sapeva nulla, clap clap.

La prova definitiva è che non ha mai menzionato l’interesse nazionale. Neanche per distorcerne il senso, neanche per piegarlo alle esigenze di un’entrata in guerra. L’Italia non ha rilevanza alcuna nel suo pensiero di portavoce di interessi esteri, e se si è degnato di spiegarci la triste sorte che ci attende è solo perché la casalinga di Voghera faccia poche storie quando sarà il momento. Molto, direi tutto, ricorda lo stile del discorso “non vi vaccinate, morite, uccidete gli altri” che probabilmente resterà nella Storia come la cifra dell’uomo Draghi.

A meno che nella Storia non venga sostituito, magari tra non molto, dal discorso sull’ora delle decisioni irrevocabili”.

DEBORA BILLI

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