Un intricato sistema usato per spostare danaro  dalle casse delle aziende dell’oligarca Ihor Kolomoyskyi  alle società offshore appartenenti a Volodymyr Zelenskyi e ad una stretta cerchia di persone fidate:  tutto raccontato nei particolari e confermato dalla docu-inchiesta “Offshore 95”, il  film che raccoglie i risultati dell’inchiesta giornalistica svolta da Slidstvo.Info a cui hanno partecipato giornalisti appartenenti a 150 testate da tutto il mondo.

I dossier su cui si è costruito il film, battezzati “Pandora Papers” furono già resi pubblici nell’Ottobre del 2021 dalla testata ucraina, e coinvolgono più di 1500 ucraini: 300 di loro sono leader politici o personaggi pubblici. Quasi 3  terabyte di informazioni riservate, che confermano quanto già emerso informazioni già nella primavera del 2019, ai tempi della campagna elettorale per le presidenziali, 40 milioni di dollari provenienti da aziende legate all’oligarca Ihor Kolomoyskyi che, a partire dal 2012, sono affluiti nei conti di una decina di società nelle Isole Vergini Britanniche, in Belize e a Cipro: società di comodo riconducibili all ‘agenzia di televisiva “Kvartal 95”.
Il versamento formalmente appare come un investimento di Kolomoyskyi  nelle società offshore “Kvartal 95”, ma tutti gli attori di questa fitta trama sono alias del presidente ucraino o dei suoi stretti collaboratori.

Il bonifico è passato dalla filiale cipriota della “PrivatBank” , cardine delle presunte operazioni di  riciclaggio di Kolomoyskyi. Al centro di tutto poi c’è la Maltex Multicapital Corp, che, secondo i “Pandora Papers”  formalmente sarebbe intestata al direttore attuale del Servizio di sicurezza Ivan Bakanov, ma i realtà posseduta dalle società offshore di Volodymyr Zelenskyi e sua moglie: coinvolti anche i fratelli Serhiy e Borys Shefir, cofondatori del “Kvartal 95” e il  regista Andriy Yakovlev.

“Né io, né alcun altro membro del ‘Kvartal 95’ è stato coinvolto nel riciclaggio di denaro né nel 2012, né dal 2012 in poi, né dal 2001 in poi, né dal 2019 in poi. Ci occupavamo solo delle attività creative,” ha replicato Zelenskyi, ironizzando: “lo stesso filmato è andato in onda sui canali dell’oligarca Poroshenko,  sono contento di non aver visto nessun nuovo dettaglio. Significa che a partire dal 2019, il signor Poroshenko  non ha trovato niente che mi screditasse in quanto Presidente ucraino”

Insomma si tratterebbe solo di attività imprenditoriali che “Ai tempi di Yanukovych”, dice Zelensky, funzionavano così. “Tutti i canali televisivi hanno posseduto società all’estero, assolutamente tutti, perché è stata una possibilità per liberarsi dall’influenza politica”. Ne siamo sicuri?

Poi c’è lo scandalo “Wagnergate”, un piano per intrappolare e arrestare dozzine di membri del gruppo mercenario russo Wagner che aveva combattuto nel Donbass. Se ne parla nei dettagli sul periodico tedesco Welt, che racconta tutti i retroscena dell’imboscata tesa ai militari russi della brigata “Wagner”, che assunti come guardie di sicurezza presso una società di facciata ucraina, sarebbero stati arrestati appena giunti a destinazione. Piano poi fallito per colpa dello stesso Zelensky.

Eppure quel docu-film  “Offshore 95” che doveva essere presentato Il 3 ottobre,  al teatro “Little Opera” di Kiev, alla fine non è stato proiettato, cancellata all’ultimo minuto. Il direttore del teatro ha chiamato qualche ora prima i giornalisti e ha detto loro: “Non proietteremo il film sul presidente”. La proiezione non poteva aver luogo “perché il teatro è in fase di ristrutturazione e l’illuminazione  non funziona“.

Ma il quotidiano “Ukrainska Pravda” ha poi riferito che il direttore era stato chiamato da un dipendente della SBU, il servizio segreto interno ucraino, poche ore prima. 

ANTONIO ALBANESE

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