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Notizie5 Luglio 2023

Zaporizhzhia sarà il pretesto per l’ingresso in guerra dell’Europa?

Di ·642 contenuti pubblicati
Zaporizhzhia sarà il pretesto per l'ingresso in guerra dell'Europa?
L'articolo

Un eventuale incidente alla centrale nucleare di Zaporizhzhia ha tutta l’aria di poter diventare il casus belli. Un evento stile Pearl Harbor attribuito alla Russia per indurre l’Europa ad entrare in guerra contro la Russia stessa.

Infatti nel Senato statunitense è già pronta una risoluzione bipartisan che sollecita un intervento della Nato qualora la Russia distruggesse un impianto nucleare con conseguente dispersione di radioattività sul territorio di Paesi della Nato. Ma andiamo con ordine.

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Zaporizhzhia è la centrale nucleare più grande d’Europa. È situata nella parte dell’Ucraina ora controllata dalla Russia, che gestisce l’impianto dal marzo 2022, ed è vicinissima al fronte.

IL RETROSCENA A ZAPORIZHZHIA

Il presidente Zelensky e altre autorità ucraine da settimane ripetono a voce via via più alta, in un crescendo di tensione, che la Russia sta preparando a Zaporizhzhia un incidente con rilascio di radioattività sull’Europa e che ha addirittura minato la centrale nucleare per farla saltare.

I grandi media riprendono queste dichiarazioni come se, a parlare, fosse l’oracolo della verità. Non danno troppo peso al fatto che i russi per primi sarebbero esposti al fallout di Zaporizhzhia, insieme alle regioni dell’Ucraina da loro controllate, e che la radioattività potrebbe raggiungere la Russia tanto quanto l’Europa.

Men che meno vengono considerate le dichiarazioni di Raphael Grossi, direttore dell’Iaea, l’agenzia internazionale per l’energia atomica che fa capo all’Onu e che ha una missione a Zaporizhzhia per seguire costantemente la situazione. I russi non hanno minato Zaporizhzhia, ha detto Grossi un paio di settimane fa. Casomai non bastasse, l’ha ripetuto successivamente: non esistono prove che la Russia prepari un attacco alla centrale nucleare.

Eppure le dichiarazioni dell’Ucraina continuano a ruotare attorno ad un imminente incidente nucleare a Zaporizhzhia. Sono state effettuate nella zona esercitazioni per prepararsi al rilascio di radioattività. I grandi media riferiscono che secondo l’intelligence dell’Ucraina il personale e l’esercito russo stanno abbandonando l’impianto. L’insospettabile rivista internazionale degli ingegneri nucleari ha verificato che non è vero. Questo particolare però non ha trovato eco.

LA TENSIONE A ZAPORIZHZHIA

La tensione attorno a Zaporizhzhia continua a salire anche perché da ieri, martedì 4 luglio 2023, l’impianto può contare su una sola linea per l’approvvigionamento di energia elettrica: quella di emergenza da 330 kilovolt. Lo ha constatato l’agenzia internazionale per l’energia nucleare, aggiungendo che prima della guerra c’erano quattro linee da 750 kilovolt. Le centrali nucleari producono energia elettrica ma devono ricevere energia elettrica dall’esterno per far funzionare l’impianto di raffreddamento senza il quale salta tutto.

L’agenzia per l’energia atomica non ha precisato chi ha interrotto le linee elettriche. Si tratta comunque di linee ucraine, e non russe.

Cosa accadrebbe se Zaporizhzhia non ricevesse più energia elettrica e se i generatori diesel – l’ultima spiaggia per il raffreddamento – risultassero sabotati o venissero bombardati? Cosa accadrebbe se l’impianto fosse attaccato con armi in grado di provocare danni ai reattori o di disperdere radioattività? Si verificherebbe un fallout, anche se non stile Chernobyl: cinque  reattori sono infatti in arresto freddo; il sesto è in arresto caldo. Nonostante le ridotte dimensioni dell’incidente, la radioattività verosimilmente raggiungerebbe i Paesi che confinano con l’Ucraina e che aderiscono alla Nato. “È stata la Russia”, tuonerebbe l’Occidente con tutti i suoi media: “Vuole la distruzione dell’Europa!”.

Si verificherebbe appunto una situazione da Pearl Harbour: l’attacco alla flotta del Pacifico che indusse la recalcitrante opinione pubblica statunitense ad appoggiare l’ingresso nella Seconda guerra mondiale.

EVENTUALE ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO

L’intervento in guerra di soldati europei – o magari anche statunitensi – sarebbe del resto l’unico modo per cercare di dare una svolta alla guerra. La mitica controffensiva ucraina è praticamente impantanata, nonostante tutte le armi e tutti i soldi dell’Occidente. L’Ucraina non può andare avanti così ancora a lungo. Nella retorica occidentale non c’è segno di possibili trattative anche solo per congelare il conflitto. L’alternativa è appunto allargare il conflitto stesso.

La scelta fra le due possibilità sarà probabilmente il vero punto all’ordine del giorno del vertice Nato in programma a Vilnius a partire da martedì 11 luglio 2023. Ovvio che l’Europa non ami la prospettiva di farsi coinvolgere dalla guerra. Ma un fallout proveniente da Zaporizhzhia potrebbe darle la spintarella decisiva, tanto più se unito alla risoluzione bipartisan al Senato statunitense che riguarda l’eventualità di fallout su Paesi della Nato a causa di un attacco russo.

I firmatari della proposta, Lindsey Graham e Richard Blumenthal, appartengono rispettivamente al Partito repubblicano e al Partito democratico. Al momento, la loro risoluzione risulta assegnata all’esame della commissione Esteri ma non ancora calendarizzata.

Del resto, non è mica il caso di mettersi a correre proprio ora. Le condizioni ideali per l’approvazione si creerebbero se fosse possibile addossare alla Russia la responsabilità di un incidente nucleare a Zaporizhzhia.

GIULIA BURGAZZI

 

 

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