Fa sempre piacere vedere come qualche grossa catena di negozi, con marchi famosi e affermati, sia ancora in mani italiane. Viene voglia di andare ad acquistare da loro, anziché consegnare i nostri sudati soldi a Bezos o a qualche multinazionale svedese o spagnola.

Meglio ancora se si tratta di grosse aziende che producono anche al sud, come è il caso della Pianoforte Holding dei celeberrimi marchi Yamamay e Carpisa che dà lavoro a 2500 persone. Tutte a comprare reggiseni e borsette e a sostenere gli imprenditori tricolori!

Peccato che talvolta gli imprenditori italiani ti facciano proprio passare la voglia di sostenerli. In occasione del “giorno della vergogna”, come è ormai passato alla storia il 15 febbraio 2022 in cui si sono chiuse le porte in faccia ai lavoratori over 50 non vaccinati, l’anziano patron di Yamamay e Carpisa ha perso l’occasione di tacere. Ha affermato che lui rispetta la legge e che quindi i 140 dipendenti delle sue aziende ancora non vaccinati saranno doverosamente rimandati a casa. D’altronde ha provato a convincerli in tutti i modi, dopo aver “concesso tamponi a raffica” (parole sue).

A Carpisa e Yamamay piace obbedire alla legge, bravi. Peccato però che quando la legge non tornava comoda ai propri interessi erano più che pronti a mettersi di traverso. Ad esempio nella primavera 2020, durante i lockdown, il Cimmino giovane (amministratore delegato) lanciò l’hashtag “io resto in azienda”: Non vogliamo essere costretti a chiudere da un governo. Voi state pure a casa, #iorestoinazienda” tuonava dai suoi profili social. A ottobre 2020 chiedeva risposte sulle aperture di Natale e minacciava di fermare la produzione, sempre “per tutelare l’occupazione” naturalmente. A quel tempo contestava il governo e non pareva così affezionato ai provvedimenti sanitari.

Oggi, invece, da Yamamay e Carpisa si è più realisti del re e si tuona contro i novax buttandoli fuori dal posto di lavoro, quello che tanto si proclamava di voler tutelare due anni fa. La Pianoforte non è certo l’unica azienda costretta a farlo, ma scegliere proprio il 15 febbraio per proclamarlo sui giornali con orgoglio di bandiera non è una grande idea: il sig.Cimmino, nel suo ufficio stampa, ha forse degli infiltrati di Intimissimi che lo spingono a simili inciampi?

Inciampi, certo. Perché le sue affermazioni hanno fatto il giro dei social destando l’indignazione degli utenti che ora stanno lanciando campagne di boicottaggio. C’è da augurarsi che i quattrini degli irritati clienti non finiscano come al solito in tasca ad Amazon, perché le aziende italiane sono già fin troppo nel mirino dei cosiddetti “provvedimenti pandemia”. Peccato che i nostri illuminati imprenditori ancora non l’abbiano capito.

DEBORA BILLI

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