Stamattina il mondo piddino social ha abbracciato una nuova eccitante battaglia di libertà e democrazia da combattere: costringere il senatore Petrocelli a dare le dimissioni da Presidente della Commissione Esteri.

Petrocelli, eletto per due volte nelle file del Movimento 5 Stelle e quindi senatore “di lungo corso” (almeno per i parametri del M5S), è a capo della Commissione in Senato fin dal 2018. I Presidenti di Commissione vengono eletti dai loro colleghi all’inizio di ogni legislatura e il loro incarico dura due anni e mezzo: il lavoro di Vito Petrocelli era stato così buono che gli altri membri l’hanno rieletto per un secondo incarico anche nel 2020. Cosa sta succedendo allora?

Semplice: Petrocelli non si adegua alla narrazione dominante sulla guerra in Ucraina. E’ un cosiddetto “filorusso”, e lo è sempre stato peraltro -anche quando è stato nominato Presidente per due volte- non avendo mai nascosto le sue posizioni. In occasione del 25 Aprile ha fatto un tweet che recitava “Buona Festa della LiberaZione” causando grande scandalo, al punto che Giuseppe Conte l’ha cacciato pubblicamente dal partito definendo “vergognoso e inqualificabile” il suo comportamento. Il reato di “lettera Z” non si può perdonare, ma è ovvio come fosse solo un pretesto: non vedevano l’ora di sbattere fuori l’ingombrante senatore.

A quel punto, tutti i partiti come un sol uomo hanno cominciato a pretendere anche che Petrocelli non fosse più Presidente della Commissione Esteri. Manca solo legarlo a un palo per infliggergli la pubblica gogna tanto trendy nella democratica Ucraina. Ma c’è un piccolo particolare: non c’è modo di sfiduciare un Presidente di Commissione. Il suo posto è tutelato dal Regolamento Parlamentare e nessuno può cacciarlo, può solo dare le dimissioni spontaneamente. E indovinate? Petrocelli non ha nessuna intenzione di dimettersi.

Così, i senatori che l’avevano eletto due volte si sono dimessi in massa ieri, tutti e 20, per farlo ritrovare Presidente del nulla. E la centrale marketing ha lanciato oggi un bell’hashtag, #dimissioni_per_Petrocelli, a cui gli attivisti da divano proUcraina hanno aderito con entusiasmo. Una battaglia per la democrazia davvero fondamentale.

Petrocelli però va diritto per la sua strada e resta al suo posto. “Incollato alla poltrona”, come scrivono troll e piddini in queste ore; coerente con il mio mandato, replica lui. Effettivamente, consentire che un parlamentare su mille (o quasi) mantenga la coerenza sui punti del programma con cui è stato eletto -cosa che appunto il senatore sta facendo- è un vero scandalo: la gente potrebbe accorgersi che qualcuno ha ancora la schiena dritta. E poi fa piangere Zelensky, e questo il Parlamento italiano proprio non può consentirlo.

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