Verona si avvicina alla Cina. Il punto in comune è la sorveglianza tecnologica di massa. Il Comune ha installato cinque sensori che rilevano il numero delle persone, i flussi e gli spostamenti nel centro della città , così da gestirli, come si legge in un comunicato stampa, “sia sul fronte dell’ordine pubblico sia su quello sanitario”.

Un’espressione dai confini nebulosi e della quale è difficile cogliere tutte le implicazioni. Il comunicato stampa fa riferimento esplicito a fiere, eventi, mercatini: ma una manifestazione di protesta è compatibile con la gestione sanitaria citata dal Comune? E cosa accadrebbe se i sensori rilevassero gente magari adeguatamente distanziata ma sostanzialmente ferma, tipo quella che a Roma è andata ad incontrare Puzzer seduto in piazza del Popolo in attesa dei potenti? Sgombero e DASPO come se piovessero, per caso? E mica per caso un domani i sensori saranno in grado di distinguere i cellulari privi di green pass, così da permettere “sul fronte sanitario” allontanamenti selettivi?

Il comunicato stampa non offre lumi chiari neanche sulla tecnologia impiegata per prendere nota di presenze e flussi. Dice che i sensori rileveranno le presenze e gli spostamenti tramite i cellulari accesi, i tablet accesi e simili. Se è così, hanno un software diverso e più potente rispetto a quello che Google Maps usa per rilevare ingorghi e rallentamenti e per consigliare agli automobilisti, se del caso, i percorsi alternativi: perché Google Maps e i suoi servizi funzionino bene, ci vuole infatti la geolocalizzazione attivata. Di solito è attiva di default: si può tuttavia disattivare, anche se pochi lo fanno, per impedire che Big G sappia dove ci troviamo. Ma i sensori di Verona, secondo il comunicato stampa, raccolgono i dati grazie agli apparecchi accesi. Semplicemente accesi. Non c’è cenno alla geolocalizzazione attivata: quindi non c’è neanche la possibilità di “difendersi” disattivandola?

Volendo, si possono beffare perfino Google Maps e la sua geolocalizzazione. Mitica l’impresa dell’artista che ha messo 99 cellulari con geolocalizzazione attivata su un carrellino e se li è tirati dietro per le vie di Berlino, facendo credere a Google Maps che esistesse un gigantesco ingorgo. Ma una tecnologia basata sulla semplice presenza di cellulari a tablet accesi, come fai a beffarla? Solo spegnendo il cellulare, forse. Che poi non è neanche una brutta idea, anche se impedisce l’uso di servizi ormai entrati a far parte della vita quotidiana.

In ogni caso, fa paura l’adozione di un sistema che si avvicina alla sorveglianza tecnologica di massa praticata in Cina grazie a cellulari e telecamere. Verona non è ancora a quel punto, ma è già in grado perfino di stabilire quando “per evitare assembramenti” occorre istituire un senso unico pedonale. Una vetta che, a quanto se ne sa, neanche Pechino ha toccato.

DON QUIJOTE

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