“Onlyfans? Esaltazione del reddito di prostituzione”: intervista all’autore de L’Uomo Residuo

 

Intervista di Giulia Bertotto.

 

Da un anno, Valerio Savioli gira da Nord a Sud (per lo più in moto) per promuovere il suo libro “L’Uomo Residuo”, con prefazione di Francesco Borgonovo (Il Cerchio, 2023). Il saggio di Savioli, che lavora tra immobiliare ed iniziative culturali con la sua associazione “Identità Europea”, è una panoramica davvero ricca dell’Italia e dell’Occidente; dal Fenomeno Greta alla Cancel Culture, dall’Industria musicale e i suoi divi falsamente ribelli, alla questione immigrazione, la perdita delle peculiarità locali per una globalizzazione senza sapore e l’aridità spirituale sempre più diffusa.

 

L’INTERVISTA A VALERIO SAVIOLI

 

La domanda è facile, la risposta probabilmente no, ma è inevitabile. Chi è l’Uomo Residuo?

L’Uomo Residuo è il risultato di un processo storico, culturale, filosofico e religioso le cui origini si possono rintracciare nella grande cesura che parte con l’illuminismo, quindi il culto della Dea Ragione, le successive rivoluzioni borghesi, quella statunitense e quella industriale inglese. Questi passaggi hanno portato alla piena secolarizzazione dell’orizzonte umano con una visione meccanicista della realtà e dell’interiorità umana. Una generale e progressiva perdita di significato fino all’avvento del nichilismo. Dall’homo religiosus all’homo faber all’homo oeconomicus fino all’uomo consumatore dopo la Seconda guerra mondiale, così si arriva all’uomo residuo. Vediamo in questo processo la fusione di psicanalisi, esplosione della finanza, marketing in tutti gli ambiti, propaganda e ipertecnologia. Promesse di felicità esportate dagli Usa e regole di mercato elevate a valori, questo finché non è caduta l’Unione Sovietica nel 1991, quando quelle promesse non avevano più una funzione ed è iniziata la spoliazione dell’essere umano occidentale. L’uomo residuo non è neppure più una parte del meccanismo ma il suo fluidificante.

 

La psicanalisi però ci ha fatto scoprire qualcosa che è in noi incontrollabile, il potere dell’inconscio, la portata dell’irrazionale. La psicanalisi è un’ammissione di non egemonia della ragione.

È vero, la psicanalisi ha gettato una luce di consapevolezza sul nostro mondo interiore, ma l’uso politico ed economico della psicanalisi ha individualizzato la sofferenza, atomizzato il conflitto sociale in problema esclusivamente personale, ci ha resi in qualche modo più soli e meno combattivi. Insomma, le scoperte di Freud e tutto ciò che ne è derivato è stato strumentalizzato.

 

Si potrebbero anche invertire i termini e parlare di “residuo di uomo”?

Non saprei, ma nella pittura si dice che il residuo del colore è la parte più pregiata. Vedo questi avanzi di colore come il nucleo insopprimibile dell’uomo.

 

Parliamo di femminismo. Dal suo libro si evince che il movimento di rivendicazione sociale (diritti politici e salariali innanzitutto) nasce da propositi democratici e universali validi, per poi diventare un fenomeno di divisione sociale, un pretesto per aizzare una lotta tra cittadini e non verso quei poteri che ci opprimono entrambi, uomini e donne. Ci dica di più.

In base alle interpretazioni gli storici individuano tre o quattro ondate di femminismo. Oggi questo movimento ha perso il suo valore per affiancarsi agli altri dogmi del politicamente corretto, ossia il multiculturalismo, lo scientismo, il geopoliticamente corretto, la liberalizzazione sessuale e il relativismo morale e diventare una sorta di religione civile. Il ruolo del femminismo attuale è quello di parcellizzare la società, fomentare la competitività tra i sessi, portare al conflitto costante tra uomini e donne invece di portare alla lotta di uomini e donne contro i poteri che davvero opprimono la nostra vita. La rotta è quella di demascolinizzare l’uomo, virilizzare la donna, demonizzare la famiglia, distruggere le tradizioni in nome della globalizzazione sfacciata, una fluidità esistenziale. L’unica battaglia illusoria che all’uomo e alla donna residui è oggi concessa è quella per l’affermazione della propria sessualità. Tutto questo sembra così umano, mentre è violentemente antiumano. Alle donne viene raccontato che il reddito di pornografia, quello che si fattura su Onlyfans, è una libertà. Attenzione, non intendo giudicare le scelte dei singoli ma leggerle come fatti sociali.

 

In sintesi secondo lei il femminismo è stato strumentalizzato come la psicanalisi. Lei definisce l’Unione europea una “cattedrale politicamente corretta”, quali sono i suoi pilastri?

L’Unione Europea è un’architettura federale funzionale agli interessi degli Stati Uniti e non dei popoli europei, dunque le sue ideologie devono obbedire a questo tipo di dominio militare e di soft power. Essa è un paradosso, perché è un progetto anti europeo, contro l’emancipazione del continente europeo. Un conglomerato di poteri tecno-finanziari dove il Parlamento Europeo conta ben poco e le lobby sono invece fortissime e attivissime. Tutti i principi del politicamente corretto si innervano in questa struttura.

 

Dal suo libro sembra “tutta colpa della sinistra”, ma siamo sicuri che sia proprio così e che questa accusa non sia un po’ riduttiva? Non si tratta di prendere le parti del socialismo, di ciò che fu o che dovrebbe essere, ma di vedere i processi storico-culturali nella loro complessità.

Oggi i concetti di sinistra e destra sono sfocati, deteriorati e inquinati ma alla loro origine subito dopo la Rivoluzione Francese erano ancora autentici. Gli Usa hanno fagocitato alcuni aspetti degli ideali marxisti e comunisti per strumentalizzarli e portarli ad una deliberata degenerazione, ad esempio nella cultura woke e della cancel culture, nell’ateismo sfrenato e nell’ultraprogressismo. Tanto la sinistra neoliberale che la destra neoliberale si sono fatti manichini e camerieri del potere delle banche. Le banche sono oggi gli stati più potenti. Oggi l’unico valore non negoziabile per entrambe è l’obbedienza alla NATO che sta aiutando un genocidio in Palestina e compiendo una guerra per procura a Kiev con la Russia.

 

Di droga sembra che non se ne parli più, un tema morto, o solo un flagello da imputare alla criminalità. Purtroppo invece anche questo veleno è pilotato da interessi economici e sociali davvero diabolici. Lei scrive del ruolo della droga ieri e oggi, qual è?

Nel testo parto dall’Operazione Blue Moon, un piano della CIA per diffondere l’eroina tra i giovani in Europa e indebolire la loro forza contestativa. Poi è venuta la cocaina negli anni ‘80 e ‘90, decenni rampanti del neoliberismo, ma il ruolo della droga è rimasto in qualche modo lo stesso. Oggi abbiamo in voga gli oppiacei, quindi la desensibilizzazione e il terribile Fentanyl che arriva sempre dagli Usa. Sembra che Oltreoceano muoiano centomila persone ogni anno. Il costo è equivalente a una decina di euro ma è circa cinquanta volte più forte dell’eroina. Un’arma di distruzione di massa.

Inoltre, in qualche modo, tutto è diventato droga: il telefono, l’abbigliamento, il denaro, il sesso, il lavoro, gli antidepressivi, le conferme di autostima sui social, la pornografia. Tutte queste attività attivano le stesse aree cerebrali delle droghe in senso stretto. La dipendenza è diventata un modo abituale di relazionarsi dell’uomo residuo con la vita e gli altri. La cifra della modernità è sempre l’uscita da sé stessi, la morte di sé senza però parlarne mai, virtualizzare ogni esperienza per non viverla.

 

Una fuga da noi stessi, questo ha a che fare con il paragrafo che lei ha intitolato “Prega il tuo Dio, odia il tuo io”. Cosa intende dire in questo passaggio?

Un altro paradosso di questi tempi è che il rifiuto del divino ci porta anche ad alienarci da noi stessi. In apparenza sembriamo molto presi da noi stessi, ma non è una vera cura della nostra persona. L’uomo ha negato la sua esigenza di credere nell’incredibile e ora non crede neppure più in sé stesso. Spero nel residuo di colore del nostro animo e invito a farlo.

You may also like

Comments are closed.