Valentina Ferranti nota come i romanzi distopici abbiano avvertito per tempo la gente sui metodi manipolativi che il potere avrebbe affinato nel tempo. "Tante intuizioni si sono avverate con incredibile precisione..."

Valentina Ferranti analizza il fenomeno della progressiva "zombizzazione" dell'essere umano, un processo che, secondo la sua visione, si traduce in un progressivo svuotamento del libero arbitrio. Questa tesi si inserisce in un contesto più ampio di critica verso le trasformazioni culturali e sociali avvenute negli ultimi decenni, che hanno visto la nostra tradizione culturale attaccata su più fronti, dall'educazione alla medicina, fino ai mezzi di comunicazione.
Ferranti sottolinea come, negli ultimi trent'anni, ci sia stata una decostruzione della cultura tradizionale, un cambiamento che ha portato a una sorta di "robotomizzazione" e "lobotomizzazione" della società. Questo processo è stato particolarmente evidente durante il periodo pandemico, che ha rappresentato un esperimento sociale di portata globale. In questo contesto, la maggior parte delle persone ha accettato senza riserve le disposizioni imposte, mostrando una disponibilità a conformarsi a regole che, in alcune situazioni, apparivano illogiche e prive di fondamento.
Il concetto di "infantilismo cognitivo" viene introdotto per descrivere come l'umanità si sia comportata in modo simile a un bambino, seguendo le indicazioni di autorità percepite come genitoriali, come i virologi e i rappresentanti del governo. Questo ha portato a un impoverimento intellettuale e a una sottomissione alle narrazioni ufficiali, mentre il pensiero critico è stato messo da parte. Ferranti richiama anche le teorie di Levy Bruhl sulla "legge di partecipazione mistica", evidenziando come la suggestione possa prevalere sull'osservazione dei fatti, un fenomeno che, a suo avviso, è tornato prepotentemente alla ribalta nella nostra società contemporanea.
Un altro punto centrale del discorso riguarda il ruolo delle distopie nella previsione di tali sviluppi. Ferranti menziona opere come "Cecità" di Saramago, che rappresentano metafore di una realtà in cui le persone, pur vedendo, non riescono a percepire la verità. Questa cecità collettiva è interpretata come un segnale della nostra incapacità di affrontare le sfide del presente e di riconoscere le manipolazioni esercitate dal potere.
In conclusione, Ferranti esprime preoccupazione per il futuro, evidenziando che il processo di zombizzazione potrebbe essere reversibile, ma richiede un impegno serio per ripristinare il pensiero critico e la capacità di interrogarsi. La speranza risiede nei giovani, che, nonostante le difficoltà, possono ancora sviluppare una visione critica e una comprensione profonda della realtà, se adeguatamente guidati e stimolati a farlo.
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