L’emergenza è come il papa, che quando muore se ne elegge subito un altro. La prossima emergenza sarà il vaiolo delle scimmie, noto anche come monkeypox. Con l’occasione gli sarà cambiato il nome, che ricorda troppo le radici africane della malattia: e vuoi mica offendere l’Africa?

L’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la settimana prossima  dovrebbe dichiarare l’emergenza sanitaria pubblica per una malattia che nell’ultimo mese e mezzo circa ha prodotto quasi 2.000 casi – nessuno mortale –  fuori dalle regioni africane in cui è endemica. Intanto l’OMS lavora per trovarle un nuovo nome, tale da evitare qualsiasi richiamo all’Africa.

Così arriveremo in scioltezza all’emergenza numero 3. Prima c’è stato il Covid, che ha tenuto banco finché la guerra in Ucraina non gli ha rubato la scena. Ma ora l’Ucraina è sull’orlo della disfatta e le vicende belliche di rado troneggiano  nei titoli di apertura. Avanti il prossimo, dunque: e sarà il vaiolo delle scimmie rebranded in salsa politicamente corretta per non offendere l’Africa.

Tuttavia il vaiolo delle scimmie non urta solo la suscettibilità africana. In Occidente colpisce soprattutto (ma non esclusivamente) omosessuali, bisessuali e uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini. Non si può dire ad alta voce neanche questo. Apriti Cielo, lo chiede anche l’ONU: evitare la stigmatizzazione. Eppure, poche storie. E’ proprio questa una delle principali caratteristiche – e stranezze –  della piccola epidemia, ed è vero quanto è vero il fatto che il vaiolo delle scimmie è endemico in alcune zone dell’Africa, dove colpisce gli animali. Essi possono trasmetterlo all’uomo; solo di rado si ha contagio da uomo a uomo.

In Occidente la musica è un po’ diversa da quella africana, e non solo perché il contagio avviene sempre da uomo a uomo. Ne parla il New England Journal of Medicine. Si tratta di una rispettata e blasonata pubblicazione scientifica. Un articolo sul vaiolo delle scimmie è uscito proprio oggi, giovedì 16 giugno. Al di là delle caratteristiche del caso singolo (ed ovviamente anonimo) riferito nell’articolo, c’è un passaggio interessante. Merita riportarlo per intero, in traduzione.

Nei casi classici [cioè africani] di vaiolo delle scimmie, i pazienti presentano un prodromo febbrile seguito da un’eruzione cutanea che può comparire su qualsiasi parte del corpo, con lesioni che evolvono simultaneamente. Nell’attuale epidemia globale di vaiolo delle scimmie, si osservano lesioni anogenitali indolori – spesso senza prodromo – in persone che hanno avuto contatti stretti con una o più persone infette, compresi gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini.

Dunque la peculiarità del vaiolo delle scimmie in versione occidentale sono le macchie e le pustolette indolori nella zona anale e genitale. La localizzazione richiama un contagio per via sessuale, anche se il contagio può avvenire attraverso qualsiasi contatto stretto, come sottolinea il New England Journal of Medicine.

Il virus che ha prodotto circa 200 casi in Occidente è davvero assolutamente identico quello africano? Là la malattia si prende dagli animali infetti e solo di rado da uomini. Là inoltre non si osservano le lesioni anali e genitali.

Però un dubbio del genere viaggia semmai solo sottotraccia. Meglio parlare della necessità di isolare in laboratorio o anche abbattere gli animali domestici delle persone infette, come fa l’Unione Europea. Meglio ripulire il lessico, eliminando qualsiasi traccia di discriminazione sessuale e di africanità.

GIULIA BURGAZZI

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