Ce lo chiede l’Europa: quarantena rigida e anche abbattimento per gli animali domestici delle persone che prendono il vaiolo delle scimmie. Non è (ancora) un ordine, ma un consiglio che viene da molto in alto. E’ contenuto in un documento di valutazione rapida del rischio emesso dall’ECDC,  un’agenzia dell’Unione Europea. L’acronimo sta per European Center for Disease Prevention and Control, Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie.

L’ECDC parla solo di animali da compagnia, purché mammiferi, ma non dice una parola sugli animali da reddito degli allevamenti intensivi: mucche, maiali eccetera. Eppure, se mai esiste la remota possibilità che il vaiolo delle scimmie si diffonda in una popolazione animale, le condizioni innaturali di vita ed il sovraffollamento degli allevamenti stendono il metaforico tappeto rosso davanti ad ogni agente infettivo. Nelle case non è così. Eppure…

Eppure per l’ECDC sembrano essere un problema solo gli animali che vivono nelle case. Inevitabilmente vengono in mente le terribili immagini del trattamento riservato in Cina ai cani e ai gatti dei malati di Covid, soprattutto durante la prima ondata dell’epidemia, nel timore che anch’essi si infettassero e potessero infettare.

In Africa, il vaiolo delle scimmie si trasmette dagli animali infetti all’uomo, e talvolta anche da uomo a uomo. In Occidente la malattia si sta trasmettendo da uomo a uomo, con vari focolai non sempre collegati fra loro comparsi contemporaneamente o quasi in decine di Paesi. Un’epidemia davvero ben strana.  Ormai i casi si contano a centinaia. Per fortuna, nessuno è morto.

L’ECDC riconosce che in Europa, almeno finora, il vaiolo delle scimmie causa generalmente sintomi lievi o moderati e che il rischio di ampia diffusione è molto basso. Ammette anche che, sempre finora e sempre in Europa, non sono noti casi di infezione fra animali domestici o selvatici. Giudica dunque molto bassa la probabilità che il virus si insedi in una popolazione animale europea e diventi così endemico. Tuttavia, scrive, è teoricamente possibile la trasmissione dall’uomo ad un animale di compagnia.

Di qui le “precauzioni” consigliate: quarantena e test per gli animali d’affezione esposti al virus o a rischio di esserlo. Dato che in Africa il serbatoio animale del vaiolo delle scimmie è probabilmente costituito da una qualche specie di roditori, i criceti, i gerbilli, gli scoiattoli, le cavie e simili “dovrebbero essere idealmente isolati in strutture monitorate a norma con l’isolamento respiratorio, come ad esempio i laboratori”. E se questo non è possibile, l’ECDC cita l’eutanasia come estrema risorsa.

E gli animali domestici che non sono roditori? Cani e  gatti vivono in moltissime case… I “consigli” dell’ECDC recitano: gli animali da compagnia che appartengono alla classe dei mammiferi e che sono diversi dai roditori “potrebbero essere isolati in casa” se sono fattibili determinate condizioni che comprendono non solo visite veterinarie e test ma anche, ad esempio, l’impossibilità di entrare, uscire, avere contatti con visitatori e con altri animali e, nel caso dei cani, la disponibilità di uno spazio esterno recintato. Il riferimento evidente e sottinteso è alle necessità igieniche.

Per i gatti, che fanno pipì nella cassettina, le condizioni della quarantena domestica possono essere rispettate, anche se certo talvolta sono ardue. Ma i cani? Quelli che vivono in appartamento non hanno mica uno spazio esterno recintato. La constatazione è di un’evidenza palmare, ma l’ECDC non la considera. Isolati dunque anche i cani in “strutture monitorate a norma con l’isolamento respiratorio”? E sottoposti, come estrema risorsa, ad eutanasia se questo non è fattibile?

GIULIA BURGAZZI

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