La barbarie illuministica, pur recidendo la connessione con la Fonte dell’Essere e annullando di fatto ogni forma di trascendenza, non ha potuto fare a meno di dare continuità, seppur in forma deviata e probabilmente inconscia, a quell’umano troppo umano bisogno di rapportarsi al mondo circostante in termini di passaggi collettivi e individuali. Uomo non più ponte tra Terra e Cielo, a livello micro e macrocosmico, ma pur sempre essere in crescita ed evoluzione, perlomeno in termini fisiologici ed esistenziali.

In Riti di Passaggio l’antropologo Van Gennep delineò le principali caratteristiche e i fondamentali stadi dei rituali iniziatici, appartenenti ai popoli tradizionali, il cui scopo era quello di riconoscere e integrare il singolo individuo all’interno della comunità. Tra le caratteristiche troviamo: la codificazione, la reiterazione e l’efficacia. Per quanto riguarda gli stadi, secondo Van Gennep, ne possiamo identificare essenzialmente tre:

  • la separazione (dal gruppo/tribù/comunità);
  • la transizione (passaggio simbolico culminante in una prova da superare);
  • la reintegrazione (all’interno del gruppo/tribù/comunità).

In maniera analoga, lo studioso delle religioni Joseph Campbell, attraverso l’analisi comparativa di miti, storie, leggende provenienti da antiche tradizioni e culture diverse, ritrova, nella sua grande opera L’eroe dai mille volti, determinate costanti inerenti il viaggio che ciascun eroe, nel momento in cui pretende di assurgere a tale status, deve compiere necessariamente. In particolare Campbell riconosce tre grandi “atti”:

  • la partenza (uscita dal mondo ordinario come umano);
  • l’iniziazione (riconoscimento e accoglimento del proprio Dono);
  • il ritorno (rientro nel mondo ordinario come eroe).

Dunque possiamo notare che, per entrambi gli autori citati, quando parliamo di passaggi iniziatici abbiamo a che fare con un movimento trifasico: separazione/uscita; superamento di una prova/sfida, spesso mortale; reintegrazione/ritorno. Esempio antropologico classico: la prova di coraggio legata alla notte da passare nel bosco per dimostrare di esser degni di poter essere ri-accolti dalla comunità di appartenenza, non più come fanciulli bisognosi, bensì come adulti capaci di difendersi e combattere. Altro esempio, con riferimento agli antichi Miti Greci: Teseo, l’eroe che sfida Minosse, si inoltra nel labirinto e uccide il Minotauro, riportando così pace e prosperità ad Atene.    

Toniamo a noi. Torniamo a oggi. Il Covid non solo ha segnato un passaggio epocale, ponendo una pietra tombale alla cosiddetta “Vecchia Normalità” (l’epoca che un giorno verrà forse definita a.C., ossia avanti Covid) e instaurando un nuovo regime bio-politico, detto anche, dagli architetti del “The Great Reset”, “Nuova Normalità” (epoca d.C., ossia dopo covid). Esso ha anche posto le basi per il più grande rito di passaggio globale di tutti i tempi: la Vaccinazione anti-Covid.

Senza entrare nel merito di ciò che viene inoculato (mi limito qui soltanto a dire che stiamo parlando di una vaccinazione che le stesse aziende produttrici definiscono come sperimentale, non pronunciandosi, poiché non in grado di farlo, sugli eventuali effetti avversi a medio e a lungo termine) è estremamente interessante notare come la dinamica trifasica che abbiamo riportato a proposito delle ritualità iniziatiche, tipiche delle antiche culture tradizionali, possa essere ritrovata nel nostro presente:

  1. la separazione o uscita dal mondo cosiddetto ordinario, che nel nostro caso è rappresentata proprio dall’apparire sulla scena di ciò che è stato rappresentato mediaticamente come il “nemico invisibile” Covid-19, agente par excellence di malattia e morte, il che ha implicato non soltanto una netta e radicale frattura tra un prima e un dopo, ma addirittura una vera e propria separazione fisica tra il singolo individuo e gli altri suoi simili (lockdown, distanziamento e mascherina)
  2. l’iniziazione o dono salvifico e risolutore, che riguarda il passaggio dallo status di non vaccinato, e in quanto tale reietto, a quello di vaccinato, e in quanto tale reintegrabile
  3. il ritorno al mondo non più ordinario, poiché ora rinnovato, grazie all’accettazione incondizionata del suddetto passaggio.

Mi preme porre rilievo a questa corrispondenza che vedremo profondamente deviata perché, al di là dei motivi più frequenti e comuni che le persone adducono nel correre a farsi inoculare, come il “Lo faccio per responsabilità sociale”, “Lo faccio per tornare a viaggiare ed essere libero”, “Lo faccio per proteggere me stesso e i miei cari dalla pericolosità del virus”, sono convinto ci sia dell’altro, soprattutto quando ascolto persone parlare di “Sacrifici”, “Sfide”, “Prove”. Motivazioni spesso biecamente ideologiche, non vi è dubbio, ma non soddisfacenti. Lo scientismo imperante non vive di soli dogmi, a quanto pare necessita di nutrirsi anche di vittime sacrificali come novello Moloch sanguinario, per cui ipotizzo vi sia un altro livello, diciamo esoterico, che ci potrebbe permettere di comprendere meglio, ad esempio, un tale che in una chat, in seguito alla dichiarazione affranta di una persona colpita da pesanti reazioni avverse dopo la prima dose, rispose con “Non mollare proprio adesso, dobbiamo continuare a credere nella scienza e nei suoi vaccini”, ricevendo a sua volta, come stupefacente risposta, “Hai ragione, farò sicuramente anche la seconda”.

Ecco qui che ritroviamo, ben esemplificata, la fiducia incrollabile e il coraggio indomito dell’eroe alle prese con la sfida mortale, pur conoscendo perfettamente i rischi a cui sta andando incontro, anzi avendoli persino in parte già provati sulla sua pelle. Il masochismo ideologico non può spiegare sino in fondo questo inquietante e piuttosto diffuso fenomeno. Inoltre, il premio ambito spesso non ha nulla a che fare né con la “Salute” né con la “Libertà”.

Qui ci troviamo, seppur i soggetti siano del tutto inconsapevoli di ciò, all’interno di una visione pseudo-iniziatica che ha come mira la Vita rinnovata, la quale, come abbiamo visto per i riti di passaggio tradizionali, vale anche il rischio della morte.

Al di là delle apparenti analogie, il punto cruciale però è costituito dal fatto che, quando parliamo di rito vaccinale, mancando ogni connessione alla Fonte dell’Essere così come qualsivoglia forma di trascendenza, non vi può essere, a differenza dei passaggi iniziatici tradizionali, alcuna rinascita a nuova vita, bensì soltanto annichilimento, sterilizzazione e morte (in termini anzitutto simbolici e animici). Ecco perché l’attuale rito di passaggio vaccinale globale è concepibile come una vera e propria Contro-Iniziazione dissolutrice e diabolica.  

LORIS FALCONI

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