“Miocardite e pericardite dopo vaccino Covid nei giovani, come limitare i rischi”: non si tratta di un articolo scientifico di qualche sconosciuta rivista medica, o di un anonimo blog complottista, novax, filo-putiniano.

A scriverlo è La Repubblica, il più potente megafono e sponsor della campagna vaccinale.

In questo articolo di Federico Mereta,  il quotidiano, diretto da Maurizio Molinari, appartenente al gruppo GEDI, cita uno studio canadese sul British Medical Journal che spiega, in caso di vaccinazione Covid 19, quanto sia importante allungare il periodo tra prima e seconda dose in chiave di riduzione del rischio.

Certo, secondo la lettura dei dati che fa l’autore, esiste comunque un “vantaggio della profilassi vaccinale”, vista una  “sostanziale rarità dei casi di infiammazione del miocardio e del pericardio dopo vaccinazione”, ma si premura comunque di spiegare che il “rischio di miocardite o pericardite potrebbe calare allungando ad almeno un mese l’intervallo tra prima e seconda dose”.

Lo studio è stato coordinato da Lisa Hartling, dell’Università dell’Alberta ad Edmonton, ed evidenzia come a rischiare di più siano gli  adolescenti maschi e nei giovani adulti maschi: per limitare i rischi, meglio distanziare le somministrazioni vaccinali, anche fino a 56 giorni tra una dose e un’altra, a seconda dell’età e del sesso.

Tutto è scritto in chiave “riduzione del rischio”, certo,  ma si ammette a denti stretti l’esistenza “di alcuni interrogativi cui occorre ancora fornire una risposta definitiva, rilevando una volta di più la complessità di una tematica che presenta ancora incertezze” consigliando “nei bambini una sorveglianza continua della miocardite dopo i vaccini a mRna”.

Abbiamo scritto più volte segnalando molti altri studi che riportano dati diversi rispetto a quello esaminato da “La Repubblica”, nonchè l’esistenza di effetti collaterali.

Per gli scettici del siero non è certo una novità, ma adesso anche il quotidiano che è stato il peggior randello per chi osava dubitare sull’ innocuità dei sieri non può più fare ameno di ammettere l’esistenza di “meccanismi ancora ignoti che stanno dietro il potenziale rischio di miocarditi e pericarditi post-vaccinazione”: bisogna seguire la situazione dicono.

Lo dicono adesso dopo la politica vaccinale voluta da Speranza, invece ferrea e indeclinabile, che ha costretto  chiunque all’inoculazione, senza eccezioni, nemmeno in caso di pazienti che presentavano patologie allergiche o malattie che normalmente avrebbero controindicato un trattamento sanitario invasivo e sperimentale:  non ha risparmiato nemmeno i bambini, soggetti evidentemente al riparo dai sintomi gravi del virus.

Dopo il flop della quarta dose, le centinaia di migliaia di costosissime fiale rimaste inutilizzate e le evidenze scientifiche proposte da autorevoli scienziati il mainstream comincia a riallinearsi: ormai lo scetticismo ha debordato dagli argini delle fila dei famigerati novax.

E chissà: magari la sentenza del Tribunale di Firenze,  che Speranza ha avuto la faccia tosta di criticare, potrebbe essere stata un avvertimento per qualcuno.

ANTONIO ALBANESE

 

 

 

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