Roma Pride 2024: chiedono “GPA etica”, ma è un abuso sui neonati

di Giulia Bertotto.

Si svolgerà a Roma, il 15 giugno, la trentesima edizione del Pride, la manifestazione organizzata dal Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli [1] -teorico del transessualismo universale- e patrocinata da Roma Capitale.

L’evento viene finanziato da molti nomi e società private, tra i quali spicca quello dell’imprenditore umanitario George Soros, multinazionali, banche d’affari, ma anche da Unione Europea [2] e altri enti che trattano denaro pubblico [3]. In questa sede, però, vogliamo riflettere brevemente sui contenuti, a proposito del Manifesto Politico dell’evento [4], che va dalla voce “Matrimonio Egualitario” alle “Terapie/pratiche di conversione”, soffermandoci sul paragrafo del documento dedicato alle “Famiglie”:

Difendiamo e celebriamo tutte le forme di famiglia. Vogliamo una riforma del diritto di famiglia che preveda il matrimonio tra persone dello stesso genere, il pieno riconoscimento alla nascita dell3 figli3 delle coppie omogenitoriali e dei rispettivi genitori. Sosteniamo i sindaci italiani che continuano a prendere coraggiosamente posizione riconoscendo l3 figli3 delle coppie omogenitoriali, agendo in opposizione al Governo. Riteniamo fondamentale il riconoscimento del certificato europeo di filiazione per l3 figli3 di tutt3 e che gli atti di nascita esteri siano regolarmente trascritti. Chiediamo il sostegno e l’accesso alla procreazione assistita e alla Gestazione Per AltriGPA etica e solidale per tutte le persone. Vogliamo che tutte le famiglie possano accedere alle procedure di adozione, indipendentemente dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere dei genitori. Riteniamo che anche le persone single debbano poter intraprendere percorsi di PMA e di adozione. Ogni forma di amore è valida, ogni famiglia merita di essere rispettata e tutelata.

 

UNA NOTIZIA SCONVOLGENTE

La notizia che vogliamo dare oggi è sconvolgente: non nascono figli da genitori omosessuali e non vi sono dunque “rispettivi genitori” [5]. Quando oggi si rivelano verità così palesi si viene accusati di insensibilità e mancanza di empatia, rivendicazione di una qualche superiorità biologica (!), e ancora si viene zittiti con l’infamante etichetta di “omofobia”. Calunnie paralizzanti, volte a screditare chi le pronuncia, chi cerca il recupero di un principio di realtà, del tentativo di tornare lucidi in una società dei consumi in cui il desiderio è diventato un ordine sulla realtà. Il desiderio di cui parliamo è quello di un essere umano su commissione.

 

CIÒ CHE IL BAMBINO APPRENDE

Già da diversi anni moltissime associazioni femministe, per la tutela dell’infanzia e della salute, hanno denunciato il business schiavista dietro la tratta di neonati e fattrici. Ciò che qui vogliamo affermare e che spesso passa in secondo piano è che al centro della pratica vi è il bambino, ed è per questo che respingiamo qualsiasi surrogazione di maternità, anche laddove avvenga a titolo gratuito.

Non è infatti solo la mercificazione ad essere rigettata -poiché anche quando il desiderio di genitorialità è autentico, viscerale, pieno di tenerezza e di genuine intenzioni- non può che arrecare il più profondo abuso sull’essere umano: la separazione precoce dalla madre. Per il neonato, l’unico vero dimenticato dalla retorica dei diritti, non c’è alcuna “GPA etica e solidale”. Ciò che il bambino subisce è il distacco dall’unica fonte di nutrimento e rassicurazione che riconosce come significativa nella sua esperienza emotiva non ancora verbale. Quello che il neonato soffre è un vissuto abbandonico. Così, mentre gli ospedali attrezzano stanze che permettano maggiore contatto tra madre e figlio nelle ore più delicate, preziose, formative per l’organismo e la psiche umana, e l’allattamento al seno viene raccomandato in quanto imprinting immunitario e affettivo, si strappano i bambini dai grembi in maniera solidale. Quei bambini si staccano dal capezzolo del quale riconoscono l’odore e che ha su di essi un effetto neurologico tranquillizzante [6]. E questo avviene proprio mentre la pedagogia ha riconosciuto il valore (se mai ce ne fosse stato bisogno e non bastasse il sentire e la nostra stessa memoria ancestrale) di una prima infanzia “sufficientemente buona”, il meno possibile traumatica, che sia attenta al linguaggio non verbale del piccolo.

Proprio questi movimenti che si dichiarano pacifisti, antifascisti, contrari ad ogni discriminazione, favorevoli alla risoluzione civile di ogni conflitto e per il pieno rispetto dei diritti umani, non si fanno il minimo scrupolo a calpestare il Diritto di ogni diritto: quello di una madre e di un bambino di non essere ostacolati e separati. Non c’è nessuna gestazione per altri nel dramma di un neonato, vittima del delirio adultocentrico, poiché non vi sono altri che possano essere figure emotivamente e psichicamente significative come il legame chimico, ormonale, emotivo, affettivo tra madre e bambino. L’autodeterminazione della persona comincia, almeno, dalla nascita. Allora dov’è finita l’empatia per ogni sopruso subito da chi non può difendersi?

 

CIÒ CHE LA SOCIETÀ INSEGNA

Il messaggio sociale e morale che sottende la pratica della maternità surrogata è che un essere umano sia un prodotto per il compiacimento e non un Alterità umana a beneficiare pienamente del diritto, che sia un oggetto e non un soggetto di diritto [7]. La gestazione per altri è un crimine contro l’infanzia e la donna, dunque contro l’uomo, la famiglia, la società e la concezione antropologica dell’umano. Nessuna maternità può essere surrogata, si tratta di un’illusione egoistica che nella sua realtà ontologica è a tutti gli effetti l’abuso su un minore necessariamente non consenziente, ceduto o sottratto, come se fosse una proprietà e non una persona con piena dignità umana. A dispetto di tutte le leggi elementari e internazionali che proteggono i minori. E questo vale per tutte le coppie o single, etero o di altro orientamento.

Un evento come il Roma Pride, dunque, patrocinato dall’amministrazione capitolina, non può promuovere e incentivare una simile barbarie a nome di tutta la cittadinanza.

Invitiamo psicologi, puericultori, ostetrici, pediatri, giuristi, ma anche sociologi e filosofi, a ribellarsi alla negazione violenta della realtà ontologica del rapporto tra madre e nascituro e a pronunciarsi a favore della Dichiarazione di Casablanca per abolire la maternità surrogata in tutto il mondo [8] e onorare i giuramenti deontologici che li vincolano.

 

NOTE:

[1] https://www.mariomieli.net/il-circolo/bilanci-e-contributi/ qui le Università e le entità che lo finanziano.

[2] https://www.ilgiornale.it/news/economia/quei-legami-lobby-lgbt-e-turbocapitalismo-1592630.html

[3] https://www.studentville.it/guide/gay-pride-cose-quando-nasce-e-chi-lo-finanzia/

[4] https://www.romapride.it/pride/manifesto-politico/

[5] Qualcuno potrebbe obiettare che anche i genitori adottivi non sono genitori biologici ma l’obiezione cade all’istante in quanto i bambini adottati non vengono previa ordinazione commissionati a terzi, ma si trovano per ragioni di ogni tipo in uno stato di necessità psico-fisica a cui la famiglia adottiva risponde successivamente e innanzitutto nell’interesse del minore.

[6] https://www.pianetamamma.it/il-bambino/sviluppo-e-crescita/neonati-e-odore-della-mamma.html

[7] Giulia Bertotto, “Utero in affitto: la grande illusione della maternità surrogabile” in Il divorzio tra liberalismo e democrazia, a cura di Ferdinando Pastore, La città del sole, 2023.

[8] https://www.aibi.it/ita/dichiarazione-casablanca-condanna-utero-affitto/, https://www.avvenire.it/vita/pagine/utero-in-affitto-ferita-di-tutto-il-mondocento-gi

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