Il lontano e per certi versi dimenticato Uruguay oggi dà una lezione magistrale a tutto il mondo occidentale, e quindi anche alla bell’Italia, su come certe vicende si possano e si debbano necessariamente affrontare e su come siano i giudici ed i tribunali a doversi far carico della cosa.

Stiamo parlando ovviamente ancora una volta del  vaccino contro il Covid 19.

La magistratura di Montevideo, la capitale del paese sud americano, si pone in questa occasione in prima linea nella lotta a Big Pharma con un’azione che spiazza ma mostra la forza del diritto se questo viene applicato correttamente e senza compromessi.

E’ notizia recentissima infatti che un tribunale amministrativo del posto abbia dato 48 ore di tempo a Pfizer ed al governo affinché gli stessi forniscano elementi e documenti dettagliati su composizione, sicurezza ed efficacia del vaccino anti-Covid19.

E le 48 ore scadranno domani 6 luglio 2022.

E non é nemmeno finita qui. Lo stesso tribunale ha anche stabilito che se Pfizer e governo non ottempereranno alle richieste del tribunale, dovranno necessariamente mettere per iscritto e motivare accuratamente le ragioni che impediscono tale divulgazione. Cosa che poi sarà eventualmente validata dal tribunale in un secondo momento.

L’Uruguay ha fatto qualcosa che una volta sarebbe apparso estremamente ovvio, ovvero ha semplicemente indagato sulle autorizzazioni e sui dati relativi ad un farmaco ed alla sua somministrazione per garantire a grandi e soprattutto piccini un prodotto in piena trasparenza.

Ad oggi però l’Uruguay invece rimane un’eccezione, non la regola.

La magistratura del Paese é però estremamente precisa in ciò che viene domandato alle parti. Potremmo in sostanza riassumere le domande nell’elenco che segue:

  • I cosiddetti vaccini contengono o meno nanotecnologie, grafene o sostanze simili?
  • Si può conoscere ogni dettaglio dei contratti di compravendita dei medicinali e darne divulgazione?
  • Tra le clausole del contratto é previsto qualcosa di simile all’immunità per una o più parti?
  • I lotti dei vaccini hanno avuto distribuzione casuale sul territorio e nel caso la risposta sia no, quale criterio é stato seguito?
  • Come funziona la tecnologia ad m-RNA e se ne conosce l’eventuale impatto sul corpo umano su breve e lunga distanza?
  • Perché i dati dei contagi e delle morti per Covid19 tra il 2021 ed il 2022 sono peggiori rispetto a quando i vaccini non erano disponibili?

E così via continuando per 15 punti precisissimi da cui Pfizer e governo non  possono sfuggire: o si risponde o non si risponde.

Non é data la via di mezzo.

Ricorderemo forse che l’Uruguay non é il primo Paese a mantenere questo tipo di linea, dato che prima di lui la stessa India ha posto a Pfizer le stesse identiche domande in fase di approvazione del prodotto.

Tuttavia, non avendo ottenuto risposta alcuna, l’India é stata una delle prime nazioni al mondo a mettere da parte le iniezioni e ad utilizzare con successo l’ivermectina, farmaco che poi nel mondo ad andamento Pfizeriano é stato messo sotto accusa ed il cui uso é stato ridicolizzato essendo un prodotto principalmente utilizzato per i cavalli.

E in Italia invece? Come siamo messi nella terra di Dante?

In Italia é proprio la magistratura che non spinge per far scoprire le carte in tavola a case produttrici e ad enti regolatori. Nessun tribunale e nessun giudice italiano,  a parte coloro che sono entrati occasionalmente nel merito della questione per i singoli casi di volta in volta presentatisi, ha mai messo nero su bianco un tale aut-aut, una richiesta pari a quella uruguaiana atta a mettere tutti coloro che sono coinvolti nella creazione, distribuzione e regolamentazione del vaccino con le spalle al muro.

In un tira e molla che va avanti ormai da due anni, in Italia non siamo ancora riusciti a sfondare quel muro di gomma di usticese memoria che fa letteralmente tornare al mittente ogni concreta richiesta fatta ad AIFA ed EMA da associazioni e legali che riguardi la composizione, ed i dati sulla sicurezza ed sull’efficacia del siero anti-covid19.

Si ricorda a questo proposito l’enorme sforzo, nonché i suoi accorati appelli alla magistratura, dell’Avvocato Andrea Oddo, da IDU e DUS, grazie al quale si é toccato con mano come il cortocircuito che riguarda le agenzie del farmaco e la Pfizer fa in modo che ad oggi ancora non sia possibile sapere chi detiene quei dati e se esistono terzi a cui quei dati vengono mostrati.

Viene pertanto il dubbio che, Uruguay e India alla fine siano più liberi della stessa Italia. E potrebbe davvero non essere solo un sospetto. Nel mondo post pandemico, un intreccio di interessi e di valori in continuo divenire, ognuno ha scelto da che parte stare, più o meno consapevolmente, proprio come Uruguay ed India.

L’india in realtà già da prima faceva parte dei Brics, l’alternativa (forte) al mondo occidentale tout court, che ad oggi festeggia grandi entrate e grandi crescite economiche insieme a Brasile, Cina, Russia e SudAfrica.

L’Uruguay ha invece recentemente fatto il suo ingresso in una associazione vicina ai Brics, la NDB, ovvero la banca dei Brics che accoglie i paesi in via di sviluppo, e ne ha sposato completamente valori ed obiettivi.

Non é che nel mondo multipolare che ormai inevitabilmente si va costruendo, strutturando e solidificando, Pfizer e Big Pharma mantengono il loro potere illimitato solo nei paesi dell’area Nato?

Non é che dove ci si oppone al super-potere atlantista, Pfizer ha vita breve?

Ovviamente é solo un’ipotesi, ma il silenzio dei magistrati di casa nostra non lascia molte altre opzioni.

MARTINA GIUNTOLI

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