L’Unione Europea ha partorito venerdì 23 giugno 2023 l’undicesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Mira a colpire chi aiuta la Russia stessa ad aggirare tutte le altre. Praticamente, l’autocertificazione che le sanzioni finora non hanno avuto effetti significativi. Anche queste, verosimilmente, faranno la medesima fine.

I primi tre degli 11 pacchetti Ue discendono dall’annessione della Crimea, avvenuta nel 2014. Dal quarto compreso in poi, sono successivi allo scoppio della guerra in Ucraina. Sono rimasti ben pochi beni e servizi che l’Ue può vietare di vendere alla Russia, o di acquistare dalla Russia. Merci europee però continuano a raggiungere la Russia attraverso triangolazioni commerciali. Ed è questo che ora si vuole impedire.

L’UNDICESIMO PACCHETTO DI SANZIONI

La bozza dell’undicesimo pacchetto era pronta da diverse settimane, ma l’adozione è stata complicata. Come scrive perfino la testata ultra atlantista Politico, gli Stati membri hanno annacquato abbondantemente le proposte avanzate dalla Commissione Europea. Il loro timore: estendere le sanzioni direttamente ai Paesi che continuano a commerciare con la Russia e che sono sospettati di ri-esportarvi beni di provenienza europea equivarrebbe a lanciare un boomerang.

Così la versione definitiva dell’undicesimo pacchetto non estende le sanzioni ad altri Paesi: o almeno non lo fa direttamente, anche se comprende un meccanismo che può consentire di farlo come estrema risorsa. Prende invece di mira 87 entità che commerciano con la Russia, fra cui società con sede in Uzbekistan, Emirati Arabi Uniti, Siria, Armenia.

L’elenco comprende anche società cinesi: le sanzioni Ue contro la Cina sono un vecchio sogno statunitense che comincia a prendere forma. Però durante le trattative per l’approvazione del pacchetto il numero delle società cinesi si è ridotto a bonsai. Quelle superstiti hanno sede ad Hong Kong,  che è una regione cinese dotata di ampie autonomie.

IL RUOLO DI GRECIA E UNGHERIA

Grecia e Ungheria hanno a lungo bloccato l’undicesimo pacchetto. L’Ucraina aveva infatti incluso loro società nella sua lista nera riservata a quelle che, pur non violando le sanzioni, continuano ad avere legami commerciali con la Russia e che sono per questo definite “sponsor internazionali della guerra”. Le società della lista nera, a loro volta, sono inserite nel database internazionale al quale fanno riferimento le grandi imprese che vogliono evitare partner commerciali a rischio.

L’accordo politico sull’adozione del pacchetto, raggiunto mercoledì 21 giugno, è arrivato quando l’Ucraina ha cancellato almeno provvisoriamente cinque società greche dall’elenco dei cattivi. Vi è rimasta invece quella per la quale l’Ungheria protestava: la banca commerciale Opt, la maggiore del Paese. Sarà un caso – ovviamente un puro caso – ma l’Ungheria è a sua volta nell’elenco dei cattivi dell’Ue: si è sempre opposta alle sanzioni e non manda armi all’Ucraina.

GIULIA BURGAZZI

 

You may also like

La morte di Naval’nyj

di Pino Cabras. La morte in carcere a seguito di un “malore improvviso” di Aleksej Naval’nyj, trattandosi di una personalità ...

Comments are closed.