Non é proprio un buon momento per Pfizer, dopo essere stata accusata di aver utilizzato un brevetto di Modernae dopo che nessuno o quasi si appresta a farsi somministrare il quarto siero, ora invece le accuse giungono proprio dall’interno dell’azienda. E parliamo di accuse con la a maiuscola.

Come spesso accade nella tradizione tipicamente anglosassone del whistleblowing, anche in questo caso, qualcuno ha deciso di parlare e di rivelare scottanti verità, nel tentativo di salvaguardare la salute della comunità, proprio come nel caso di cui ci occupiamo oggi.

Ricostruiamo velocemente la vicenda.

L’informatore questa volta é una donna, il cui nome é balzato alle cronache perché addirittura é stato proprio il BMJ ad essersi interessato del caso: si stratta di Brook Jackson, ex dirigente di Ventavia Research Group, ovvero uno dei centri di ricerca che ha svolto la fase di trial del vaccino Comirnaty per conto di Pfizer.

Cosa dichiara la Jackson? La stessa afferma che Ventavia ha condotto il trial in maniera molto poco attenta, non segnalando i casi avversi, falsificando date, firme sui documenti del consenso informato, e soprattutto violando il principio base della sperimentazione chiamato  double-blind sucondo cui nessuno (né medici, né pazienti) dovrebbe sapere chi prende o chi somministra vaccino o placebo.

Addirittura é proprio il BMJ British Medical Journal  a ritenere così grave la cosa che riporta la denuncia della donna e ne dettaglia i contenuti.

Un giorno dunque, dicevamo, la Jackson decide di informare delle gravi violazioni dei protocolli proprio l’FDA, quindi si arma di telefonino e fa delle foto per documentare le gravi negligenze, ma riceve proprio una doccia fredda quando non solo l’FDA non risponde, ma nemmeno si reca sul posto, come da lei auspicato, per verificare almeno la veridicità delle sue accuse.

Si scoprirà poi in seguito, come confermato da Jill Fischer, un altro ex impiegato di Ventavia, che sebbene le compagnie siano molto nervose al pensiero di ricevere una visita dell’FDA, poi nessuno di loro le riceve davvero, anzi, in base a ricerche più approfondite si scoprirà che solo l’1% dei luoghi in cui si conducono ricerche sono esaminati dagli enti preposti, cosa che ha fatto crollare il numero delle verifiche in maniera drammatica negli ultimi decenni.

Queste affermazioni tutte contenute in una denuncia che la Brook ha fatto dopo aver scoperto i fatti hanno però grandi conseguenze su Pfizer.

La casa farmaceutica non può avvalersi secondo gli avvocati della Brook dello scudo penale poiché in primis la PFIZER sapeva che i trial erano condotti in maniera assolutamente non corretta, e in secundis poiché sapendp di mentire ha anche eventualemente arrecato danno ai pazienti.

La Brook ha presentato un’azione legale sotto il FALSE CLAIM ACT, secondo cui una compagnia, la Pfizer in questo caso, viene denunciata per aver frodato lo stato ed i cittadini di conseguenza 

Uno del team dei legali della donna, Warner Mandenhall ha dichiarato che se vincessero la causa, l’entità del risarcimento sarebbe in grado di mandare in rovina Pfizer, l’ennesimo smacco.

Nel frattempo la PFIZER si difende attaccandosi ad un cavillo burocratico, ma la realtà dei fatti rimane.

La Jackson era la responsabile degli studi clinici condotti da Ventavia, e dopo aver denunciato la compagnia, ed aver presentato qualcosa come 400 documenti che dimostrerebbero il caos burocratico, legale e sanitario in cui versava l’azienda, non vi é molto altro da aggiungere, se non riconoscere la legittimità delle sue affermazioni. Eppure, dopo soli 18 giorni, la donna viene licenziata e per giunta la Ventavia viene anche assunta come subappaltatore di ricerca per altri quattro trials per vaccini da PFIZER.

Ma cosa resta della casa farmaceutica senza lo scudo penale se il tribunale lo confermasse?

Poco o niente. E per PFIZER sarebbe la fine. Definitiva.

MARTINA GIUNTOLI

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