Tra i collaboratori più apprezzati del nostro mensile “Visione. Un altro sguardo sul mondo” vi è senza dubbio Elisabetta Frezza, stavolta capace di delineare un ritratto impietoso, ma necessario del movimento di falsa contestazione definito “Ultima Generazione”. Una denuncia necessaria in un numero dedicato al tema di “Governare con la paura”, allorquando si tratta di parlare della supposta “emergenza climatica”.

Si definiscono “Ultima Generazione”. Attribuiscono così alla propria azione e alla propria stessa esistenza un senso terminale. In uno slancio di inconsapevole realismo autodiagnostico, si dichiarano contro la vita, a partire dalla propria.

Sono i giovani attivisti teleguidati, finti ribelli coltivati nei vivai scolastici a pensare e a dire quello che altri hanno deciso debbano pensare e dire; istruiti a pascolare dentro il recinto segnato e a rispettarne la ferrea segnaletica; interpreti a soggetto di una trasgressione di cartapesta, secondo il copione che, di volta in volta, viene loro messo in mano. In realtà, più che mai organici alle simmetrie del potere e funzionali al suo radicamento, costituiscono una componente essenziale della grande macchina macinatrice di menzogna, assemblata con cura maniacale da chi crede di avere in mano i destini di tutti e, giustamente, ha di mira anzitutto le nuove generazioni lasciate indifese dalle vecchie.

Ultima Generazione sono quegli stessi giovanotti cui è stato fatto credere di poter traslocare da un sesso all’altro e ritorno a seconda di come si svegliano la mattina, perché è stato inculcato loro che uno è – e ne ha il “diritto” – ciò che la fantasia gli suggerisce di essere, con tanti saluti al principio di realtà; quelli che strillano per essere chiamati “Lucia” anche se hanno la barba, o “Aldo” anche se portano una quarta di reggiseno, in attesa di mutilarsi. E il dramma è che il mondo adulto ne asseconda prono le allucinazioni, perché già svuotato di ogni forza di pensiero e di ragione, e anche di ogni responsabilità. Il danno incommensurabile che discende da tanta condiscendenza vigliacca e beota non preoccupa padri, madri, nonni, ormai assestati a loro volta in una condizione cronica di déshabillés cognitivo perché a loro volta dipendenti dalla dose quotidiana di frottole spacciata dalla fauna televisiva gracidante e venduta.

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