UFO, l’ultimo inganno: il mito degli alieni e l’ipotesi parafisca

Il “mito degli alieni” esplode nell’immaginario collettivo mondiale – e soprattutto occidentale – a partire dal secondo dopoguerra. Un mito – intendiamo questo termine in senso sociologico – che risente, specie in quegli anni, del generale interesse per le prime imprese spaziali umani e del mito della tecnologia.

Per tali ragioni, proprio nel dopoguerra si afferma prepotentemente l’idea – inizialmente respinta dalla “scienza ufficiale” ma che esercita da subito un enorme fascino a livello di massa – che esseri extraterrestri provenienti da altri pianeti, ci visitino – o ci abbiano visitato in passato – sulle loro astronavi.

Si tratta, come detto, di un mito fortemente declinato in chiave meccanicistico-tecnologica, per mezzo del quale si vorrebbero spiegare un insieme complesso di fenomeni che vanno dagli avvistamenti di luci o di apparenti “oggetti volanti non identificati” fino ai cosiddetti “incontri ravvicinati del terzo tipo” – apparizioni e contatti visivi con esseri umanoidi che, si suppone, siano “alieni” di altri pianeti – per arrivare alle inquietanti esperienze delle abduction, rapimenti o vessazioni da parte di tali presunte entità extraterrestri.

Ma l’ipotesi extraterrestre spopola nei decenni successivi e fino a oggi non solo perché legata alla presunta presenza di tali fenomeni, ma anche perché si propone come possibile spiegazione per ogni sorta di falla o “buco nero” della storia umana. L’Ufologia e “l’ipotesi extraterrestre”, in sostanza, si candidano come la migliore alternativa possibile a una visione evoluzionistica e darwinistica della storia che soddisfa sempre meno le menti più inquiete. A partire dagli anni ’60, infatti, si diffonde prepotentemente quella “teoria degli antichi astronauti” o “paleoastronautica” che vorrebbe spiegare i “misteri” della storia, l’origine dell’uomo e lo stesso senso delle Scritture sacre delle varie religioni con l’incontro tra i nostri antenati e presunte creature extraterrestri.

Accanto a questa ipotesi di successo, largamente diffusa attraverso film, documentari e riviste, si sviluppa tuttavia un’ipotesi totalmente diversa e per certi versi ben più sconvolgente: un’ipotesi che tira in ballo realtà e dimensioni che la mentalità materialistica moderna sembra aver generalmente rimosso dal suo orizzonte e dal suo immaginario. 

L’ipotesi parafisica

John Keel (1930-2009) è stato un brillante giornalista e scrittore statunitense dal carattere versatile e funambolico. Distintosi fin dall’adolescenza per l’inclinazione verso la scrittura e per una curiosità insaziabile, a metà degli anni ’60 comincia a occuparsi anche della questione UFO. Sulle prime, Keel è un deciso partigiano dell’ipotesi extraterrestre: le sue indagini, infatti, lo mettono di fronte a una tale quantità di “casi scientificamente irrisolti” da convincersi senz’ombra di dubbio della realtà degli “alieni” e delle loro visite sulla Terra.

Tuttavia, Keel non è tipo da accontentarsi di spiegazioni preconfezionate: intervista decine di presunti testimoni, legge innumerevoli testi e comincia a scovare e catalogare migliaia di articoli di cronaca “ufologica” a partire dalla fine del XIX secolo. L’enorme massa di dati raccolti, una volta catalogata, viene messa al vaglio di tutte le ipotesi possibili e Keel, da ricercatore indipendente, cerca spiegazioni e risposte ovunque: dalle scienze naturali all’ingegneria, ma anche dall’occultismo, dall’esoterismo e dalla teologia.

Il risultato finale di questa immensa ricerca risulterà sconvolgente anche per lo stesso Keel: egli si convince vieppiù che il fenomeno UFO, pur essendo reale, non ha nulla a che vedere con presunti visitatori extraterrestri.

Le sue conclusioni saranno riassunte in un libro, UFOs: Operation Trojan Horse (UFO operazione cavallo di Troia) del 1970, che susciterà aspre polemiche nello stesso mondo dell’ufologia più “ortodossa”. In questo libro, Keel nega decisamente l’ipotesi extraterrestre e afferma che essa trae forza solo dall’onda di una “carica emozionale” che impedisce a molti ufologi di vedere la reale natura di certi fenomeni. Secondo Keel, al contrario, il fenomeno UFO ha una chiara origine immateriale e per nulla riconducibile a qualsivoglia “tecnologia” terrestre o aliena che sia.

Un’affermazione del genere, in un’epoca ancora condizionata dal materialismo scientista e dal mito della tecnologia, non poteva che suscitare repulsione e rifiuto fra gli stessi ufologi: ma Keel incalza con una serie di indizi probatori a suo giudizio inequivocabili.

Secondo Keel, i fenomeni UFO sono contraddistinti da evanescenza e “impalpabilità”: gli stessi “oggetti” avvistati si caratterizzano spesso per l’aspetto cangiante e mutevole, come se non avessero una vera consistenza materiale.

Tali oggetti lasciano a volte “segni fisici” come bruciature o impronte sul terreno ma svaniscono irrimediabilmente e senza lasciare altra traccia né, tantomeno, resti o elementi tecnologici da poter studiare e analizzare[1]:

Esiste un gruppo cospicuo di testimonianze che affermano gli UFO trasparenti, sebbene appaiano caratterizzati in qualche modo da aspetti meccanici. […] Altri raccontano di aver visto gli occupanti UFO muoversi verso le loro macchine volanti come in volo, senza sfiorare il terreno. Altri ancora, molto più semplicemente e vividamente, li hanno paragonati, in movenze e comportamento, a dei fantasmi. In altre parole, una buona parte della totalità degli avvistamenti ci dice come gli UFO e i loro occupanti non siano costituiti da materia nel senso tradizionale del termine”[2].

Inoltre, una costante dei fenomeni UFO sembra essere la presenza a margine di eventi paranormali (poltergeist[3], apparizioni e sparizioni di entità umanoidi, casi di telepatia, scrittura automatica, apporti, premonizioni di sciagure e disgrazie[4], persino inquietanti mutilazioni e “vampirizzazioni” di animali nel luogo delle apparizioni, ecc.) che non si capisce che rapporto possano avere con eventuali visitatori alieni ipertecnologici.

Keel studia anche decine di cosiddette abductions e, al netto degli inevitabili casi di imbrogli e allucinazioni, prende atto di un fenomeno reale dalle caratteristiche drammatiche, il cui unico parallelo possibile è quello con le possessioni demoniache descritte nelle tradizioni religiose.

Ma Keel non si limita a prendere atto della natura apparentemente “paranormale” del fenomeno UFO, bensì prova a proporre un’ipotesi ancor più sconcertante e inquietante: ovvero che le “intelligenze” o “entità” che presiedono al fenomeno abbiano come scopo… quello di ingannare l’uomo. Tali “entità”, in sostanza, si presenterebbero con un aspetto ingannevole (in questo caso dietro la maschera dei “visitatori extraterrestri”) ed è questa la ragione del titolo del libro, UFO operazione cavallo di Troia.

Un altro aspetto evidenziato da Keel e del tutto incompatibile con l’ipotesi “grossolana” dei presunti alieni ipertecnologici provenienti dallo spazio è la natura tecnologicamente inverosimile del fenomeno e, soprattutto, il suo sorprendente “cambiamento nel breve tempo di qualche decennio”. Da giornalista d’inchiesta qual è, infatti, egli ha raccolto una quantità enorme di testimonianze su avvistamenti e apparizioni avvenute in America almeno a partire dalla fine del XIX secolo; ed è così che Keel riscontra un’anomalia sconcertante nel complesso del fenomeno UFO: come sarebbe possibile –ammettendo di aver a che fare davvero con “visitatori spaziali”- che tali civiltà ipertecnologiche abbiano visitato la Terra 60 anni prima su improbabili veicoli modello Jules Verne e appaiano adesso sotto forma di astronavi futuristiche e sofisticate?

La risposta dell’ufologo è perentoria: il fenomeno UFO è un inganno nel suo complesso: un inganno ordito per suggestionare l’immaginario collettivo e per manipolarlo.

Non solo Keel, ma anche altri seri studiosi del fenomeno, come il francese Jacques Vallée, finiscono per sposare questa ipotesi. Vallée, che pure si dichiara ateo e ha alle spalle una formazione scientista piuttosto rigida, pur sostenendo in un primo momento l’Ipotesi Extraterrestre, in un secondo momento inizia a criticarla apertamente. Secondo Vallée, in sostanza, il fenomeno UFO ha origine da una “dimensione parallela” alla nostra, non è di natura “materiale” – almeno nel senso che diamo comunemente a questo termine – ed è assimilabile a quei fenomeni presenti nel folkore di tutto il mondo, li dove si parla di folletti, gnomi, jinn e persino demoni.

Già nel 1969, nel suo libro più celebre dal titolo Passport to Magonia: from Folklore to Flying Saucers[5] (Passaporto per Magonia: dal Folklore ai dischi volanti), Vallée si lancia in un ardito quanto affascinante parallelismo tra i fenomeni tradizionali di incontri con “creature sottili” – di cui è ricchissimo il folklore soprattutto del Nord Europa e delle terre celtiche – e le moderne fenomenologie UFO. Il risultato è sconcertante: le due fenomenologie, al di là delle apparenze, risultano perfettamente sovrapponibili: apparizioni e sparizioni, presunti “rapimenti”, possessioni, infestazioni, avvistamenti di oggetti e “veicoli” luminosi nell’atmosfera; tutto lascia pensare che il fenomeno UFO non sia altro che la “maschera moderna” di una fenomenologia senza tempo.

[Continua]

GIANLUCA MARLETTA

Note


[1] Keel paragonerà questi “segni” lasciati dagli UFO agli analoghi fenomeni di “impronte di mani” o di bruciature lasciate dalle “entità” nel corso delle sedute medianiche.

[2] J. Keel, UFO operazione cavallo di Troia, pp. 64-65

[3] Secondo le testimonianze raccolte da Keel, gran parte deli avvistamenti UFO e soprattutto degli “incontri ravvicinati” con entità “aliene” sarebbero accompagnate da fenomeni poltergeist (in tedesco, “spirito burlone”), tipici delle infestazioni spiritiche. Si tratta di fenomeni come spostamenti di oggetti, rumori inspiegabili, ecc. (Cfr. J.Keel, op. cit., pp. 213-216).

[4] Un aspetto particolarmente sinistro di certi flap ufologici sarebbe, secondo Keel, l’apparente collegamento con disgrazie e persino calamità naturali (cfr. J. Keel, op. cit., pp. 135-139).

[5] Henry Regnery Co., Chicago 1969.

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