L’Unione europea sta raggiungendo l’accordo per gli acquisti congiunti di armi destinate all’Ucraina, sul modello degli acquisti congiunti per i vaccini Covid. Si tratta di proiettili di artiglieria da 155 millimetri del valore di due miliardi. Basteranno all’Ucraina per poco, pochissimo tempo. E poi? Altri periodici e ravvicinati miliardi provenienti dalle tasche dei contribuenti fino alla fine della guerra solo per i proiettili d’artiglieria, in aggiunta a tutto il resto? I grandi media tendono a tacere pudicamente su questa prospettiva.

Così pure raramente si mette l’accento sul meccanismo dell’acquisto congiunto, che si prospetta opaco anche se si tratta di denaro dei contribuenti.

LA UE VERSO GLI APPALTI PER LE ARMI ALL’UCRAINA

Da un pezzo si parla degli appalti congiunti degli Stati Ue per le armi all’Ucraina. Ora resta solo un dettaglio su cui mettersi d’accordo. Alcuni Paesi, Francia in testa, vorrebbero acquistare le munizioni da fabbriche situate nell’Ue; altri, pur di fare in fretta, sono disposti a comprarle ovunque. La cassa per i pagamenti sarà il fondo europeo per la pace. Un nome orwelliano.

Il fondo per la pace non rientra nel bilancio Ue, che – in base ai suoi trattati istitutivi – non può spendere per le armi. È invece nella disponibilità diretta del Consiglio Ue, l’istituzione che rappresenta i governi degli Stati membri, ed è finanziato direttamente dai governi stessi, che vi conferiscono denaro pubblico.

Dei due miliardi di cui ora si parla, uno verrà impiegato per rimborsare gli Stati che hanno già dato proiettili d’artiglieria all’Ucraina attingendo dai propri arsenali. Un altro miliardo servirà per comprarne di nuovi.

Il prezzo di rimborso di un proiettile di artiglieria da 155 millimetri è stimato in 1.285 euro. Così almeno ha scritto il quotidiano britannico Telegraph. L’Ucraina ha fatto sapere all’Ue che le servono 350 mila proiettili di questo genere al mese. Di conseguenza, bastano poco più di due mesi (senza tener conto di contrabbando e corruzione) per esaurire proiettili del valore di un miliardo. E anzi, se i proiettili nuovi saranno più cari di quelli provenienti dai magazzini, per esaurire il miliardo basterà un lasso di tempo inferiore. Se l’establishment Ue non verrà rapidamente folgorato sulla via di Damasco e della pace, è facile prevedere che ci saranno molti altri acquisti congiunti di proiettili.

E magari, una volta aperta la strada, ci saranno anche acquisti congiunti di ben altro materiale bellico. Del resto, un anno fa si mandavano all’Ucraina gli elmetti; ora siamo ai carri armati e agli aerei da combattimento.

CHI GESTISCE GLI ACQUISTI CONGIUNTI DI ARMI?

Chi concretamente gestirà questi acquisti congiunti? Chi redigerà i contratti, chi deciderà a proposito di prezzi e fornitori? La risposta ufficiale è: la task force per gli appalti congiunti dell’Ue. Ne fanno parte l’Eeas, il Servizio europeo per l’azione esterna, che comprende lo Stato maggiore dell’Ue; l’Eda, Agenzia europea per la difesa; e due branche della Commissione europea, cioè la direzione generale per l’industria della difesa e lo spazio e il segretariato generale.

Il segretariato generale fa capo direttamente alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che è stata ministro della Difesa in Germania e che ha avuto un ruolo nell’acquisto dei vaccini Covid, ma non ne dovrà rispondere pubblicamente.

Praticamente, a spendere i soldi dei contribuenti saranno persone di cui non conosceremo mai il nome, il volto, il ruolo effettivo. Andò così per la “cabina di regia” dietro agli acquisti congiunti dei vaccini Covid.

Gli acquisti e gli appalti che comportano la spesa di denaro pubblico sono gestiti da anonimi burocrati anche quando sono effettuati da un ministero o da un assessorato. Però il ministro o l’assessore hanno la responsabilità politica di questi procedimenti e ne rispondono all’opinione pubblica. L’elettorato può di conseguenza premiarli o bocciarli. Questo non accadrà per gli acquisti di armi destinate all’Ucraina ad opera dell’Ue.

GIULIA BURGAZZI

 

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