di Giulia Bertotto.
L’Europarlamento ha deciso: la maternità surrogata diventa un eurocrimine.
Lo prevede il testo della direttiva contro il traffico di esseri umani e la protezione delle vittime che ha ricevuto il via libera dell’Europarlamento il 23 aprile. Esso, oltre ai matrimoni forzati e le adozioni illegali, criminalizza lo sfruttamento della maternità surrogata.
Gli europarlamentari hanno approvato la direttiva con 563 voti a favore, 7 contro e 17 astensioni. Entrerà in vigore 20 giorni dopo la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione. Un contenuto molto importante del testo riguarda la classificazione della maternità surrogata quale “tratta di esseri umani”.
CHE LA LEGGE POSSA MUTARE IL COSTUME
Quello che ora possiamo auspicare è non solo che la Legge trovi la sua concreta applicazione, ma soprattutto che possa incidere per cambiare un costume sociale, mutare un atteggiamento culturale, condizionare quella che è una concezione perniciosa del neonato e dell’essere umano.
Infatti, che la donna gestante risulti tragicamente sfruttata per questa pratica è quasi ormai pacifico quasi in ogni ambiente di dibattito, mentre c’è ancora molto da fare per cambiare quel paradigma che vede il neonato privo di facoltà emotive, e che lo rende per molti oggetto di diritto di altri e non Soggetto di diritto.
Quello che occorre cambiare è la visione riduzionista del neonato, che lo considera una sorta di tabula rasa, un groviglio di automatismi e di istinti cartesiani, meno senziente di una pianta che si accorge dei cambiamenti di luce quando viene spostata[1]!
Si pensi che per sostenere il contatto tra neonato e mamma, sin dalle prime ore dopo la nascita, l’OMS e l’UNICEF promuovono il modello del «rooming in» (dal nome non sembra, ma è un comportamento innato che si perde nella notte dei tempi), che permette al piccolo e alla neomamma di condividere la stanza 24 ore su 24. La vicinanza fisica diminuisce la possibilità di depressione post-partum, riduce il pianto del nuovo nato[2], aumenta l’ossitocina nella mamma grazie al contatto fisico, ossitocina che stimola la produzione di latte in un circuito di benessere reciproco.
La maternità surrogata è l’abuso più intimo sull’infanzia, poiché sottrae il neonato all’odore che riconosce, al calore affettivo che lo rassicura, alla fase del nutrimento emotivo dell’allattamento[3], al legame biologico-psichico con la madre, legame alla base della sua capacità di attaccamento, fondamento della fiducia inconscia e non verbale negli altri.
Quello che questa legge dovrà aiutare a recuperare è un sentire vivo, spontaneo e necessario: tra madre e neonato non c’è surrogato. La maternità non è ontologicamente surrogabile. Infatti anche “L’espressione gestazione per altri è un assurdo della logica, (…) nessuna gestazione può avvenire per altri”[4]. Non vi sono altri attori significativi nello scenario emotivo-ontologico del rapporto madre-figlio[5] che possano interromperlo senza commettere una violenza.
La nostra società ammette un’immagine così meccanicistica della persona umana durante la sua formazione, proprio mentre le neuroscienze, la medicina, la psicologia, l’ostetricia e la puericultura sono sempre più attente all’età pre-verbale dell’Umano: non si tratta di una schizofrenia collettiva, ma della volontà capitalista di ledere ogni legame viene coperta dall’ideologia glitterata dei diritti senza doveri e della fluidità.
Siamo ancora lontani dall’approvazione della Dichiarazione di Casablanca[6], ossia del documento che mette al bando la maternità surrogata con l’adozione di misure globali per negare valore legale ai contratti che impegnano una donna alla gravidanza su commissione e a sanzionare quanti hanno parte in causa in questo “traffico di esseri umani” come ha stabilito anche l’Europarlamento. Il bambino e la sua emotività è soggetto universale e tale deve essere anche il Diritto che lo tutela. Occorre che tutto il mondo vieti sul piano legale, etico, psicologico, un trauma precoce di separazione che non può essere legittimato per il presunto diritto alla genitorialità[7] di terzi.
[1] La legge prevede che un cucciolo di cane non possa essere separato dalla mamma prima dei 60 giorni. Infatti i cuccioli imparano importanti abilità sociali dalla madre e dai fratelli in queste prime settimane. Ad esempio, giocando con i fratelli imparano a dosare il morso.
[2] https://www.uppa.it/mamma-bambino-inseparabili-dopo-il-parto/
[3] Si veda il (finale del) film “To the bone” sul tema dell’anoressia, Marti Noxon del 2017.
[4] Giulia Bertotto “Utero in affitto: la grande illusione della maternità surrogabile” in “Il divorzio tra liberalismo e democrazia”, AA. VV., a cura di Ferdinando Pastore, La città del sole 2023.
[5] Per semplificare non parliamo qui della figura paterna, fondamentale anch’essa, presenza anti-simbiotica, modello della differenziazione identitaria.
[6] https://declaration-surrogacy-casablanca.org/
[7] Ogni diritto implica un dovere e nel caso dell’adozione un dovere-diritto incontra la necessità e il diritto del bambino orfano. A differenza di quanto avviene con la maternità surrogata la richiesta emotiva del potenziale genitore incontra la richiesta emotiva del bimbo.

















