La Ue progetta di acquistare armi per l’Ucraina con lo stesso sistema usato per i vaccini Covid. Lo scrive oggi, martedì 21 febbraio 2023, l’informatissimo quotidiano economico Financial Times. Prendono così corpo le vecchie indiscrezioni e soprattutto prende corpo un gran cetriolo spinoso diretto verso i contribuenti.

La curiosità di sapere se, e con chi, stavolta la presidente della Commissione europea scambierà gli sms senza neanche doversi prendere il disturbo di risponderne pubblicamente è quasi un dettaglio folkloristico rispetto a tutto il resto. Infatti, se vale il parallelismo coi vaccini, il meccanismo che si prospetta è questo: gli Stati membri pagheranno le armi coi soldi pubblici, cioè nostri, in base a contratti non sottoposti a controllo pubblico.

IL RUOLO DELLA COMMISSIONE UE

I contratti saranno firmati dalla Commissione europea a nome degli Stati. Saranno anche segreti e ovviamente vincolanti. Gli “esperti” che nessuno ha eletto li definiranno lontano da orecchie ed occhi indiscreti. Non si verrà a sapere neanche il nome di questi esperti e non gli si potrà dunque chiedere conto del loro operato.

I quantitativi di armi acquistate saranno prevedibilmente corposissimi, come già accadde per i vaccini, visto che l’Ucraina consuma armi alla velocità della luce. Si farà inoltre di tutto per mettere rapidamente in produzione ciò che può servirle. A furia di invii in Ucraina, gli arsenali dell’Occidente si sono infatti svuotati.

Di conseguenza, è ragionevole pensare che si finanzieranno con i soldi dei contribuenti anche, diciamo, gli ammodernamenti delle industrie belliche, chiamate a realizzare velocemente impianti in grado di fornire una produzione ben maggiore di quella tarata su molti decenni di pace.

L’ACQUISTO UE DEI “VACCINI”

Per i vaccini è andata esattamente così. L’Ue ha elargito alle case farmaceutiche 2,9 miliardi – miliardi: non milioni; miliardi di soldi nostri – per metterle in grado di produrre i vaccini Covid. Non è dato di sapere se questi miliardi torneranno mai nelle casse pubbliche. Quindi si possono anch’essi considerare sostanzialmente evaporati come gli sms che von der Leyen ha scambiato con l’amministratore delegato di Pfizer.

A proposito di Ue e industrie belliche, esistono due frasi inquietanti che la presidente della Commissione europea ha pronunciato pochi giorni fa. Le riferisce il quotidiano britannico Guardian in un articolo dedicato alla conferenza sulla sicurezza di Monaco, svoltasi lo scorso fine settimana.

Prima frase, in traduzione: Von der Leyen ha proposto di fornire alla variegata industria europea degli armamenti garanzie di pagamento anticipato nello stesso modo in cui ci si è impegnati a fare con le aziende farmaceutiche per i vaccini durante la crisi di Covid.

I BISOGNI DELLE INDUSTRIE BELLICHE

Ed ecco la seconda frase. Von der Leyen ha detto che è necessario convocare le industrie europee della difesa per chiedere loro: “Di cosa avete bisogno per accelerare e aumentare la produzione?”.

Massì, Ursula, lascia che siano loro a fare il conto dei soldi pubblici che gli servono per produrre gli strumenti i morte! Cosa vuoi che sia, qualche miliardino…

Questo è un punto che merita un’attenta considerazione anche da parte di coloro che sostengono con entusiasmo Zelensky e la guerra contro la Russia. Contratti segreti, profitti certi e “Cosa vi serve?” per soprammercato senza che si possa chiederne conto a nessuno. La sparizione del principio, teoricamente tipico delle cosiddette democrazie occidentali, che i governanti sono responsabili di fronte agli elettori dell’impiego dei soldi pubblici.  È questo che vogliamo?

I TRATTATI UE SULLE SPESE MILITARI

C’è un altro piccolo particolare. I trattati Ue vietano di finanziare, col bilancio della stessa Ue, le spese militari. Gli avvocati, come scrive il Financial Times, sono al lavoro per aggirare l’ostacolo.

Il riferimento probabilmente, più che ai contratti d’acquisto a carico degli Stati, è ai finanziamenti per agevolare l’aumento della produzione. Nel caso dei vaccini, ha pagato la Commissione europea. Una via d’uscita potrebbe consistere nel provvedere attraverso il cosiddetto fondo europeo per la pace. Un nome orwelliano. Il  fondo è gestito direttamente dal Consiglio Ue, che rappresenta i governi degli Stati membri, e non viene contabilizzato nel bilancio dell’Ue stessa.

La mutazione genetica dell’Ue si avvia così a compimento. Ci hanno detto per decenni che la sua esistenza era sinonimo e garanzia di prosperità, pace, integrazione. Si è rivelata una tonnara per portare verso la guerra i popoli europei e i loro soldi.

GIULIA BURGAZZI

 

 

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