C’è una cosa ancor più pericolosa per l’Europa e noi tutti dell’allerta per il possibile uso di armi nucleari disposto domenica da Putin. Si tratta del fatto che Putin (meglio: la Russia) non risponde  e continua tuttora a non rispondere al cosiddetto “telefono rosso”. E’ la mitica linea di comunicazione di emergenza con gli Stati Uniti che, quando la tensione si fa particolarmente alta, serve per evitare incidenti ed equivoci. Esiste fin dal 1963, ed è oggetto di infinite epiche storie come quella del contadino finlandese che la arò col suo trattore.

Ora Putin non risponde più al telefono rosso perché è pazzo e cattivo? C’è un’altra spiegazione. Non risponde perché è davvero disposto ad andare fino in fondo. Davvero davvero. E non ha altra scelta, dal momento che l’Occidente non ha lasciato alla Russia nessuna via d’uscita, nessun posto in cui ritirarsi. Le oppone in tutto e per tutto un muro.

Perfino un topo, quando è chiuso in un angolo e gli si preclude ogni via di fuga, si volta e combatte. E anche la Russia… Il punto, notoriamente, è il costante allargamento della NATO verso Est dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Praticamente, il crescente accerchiamento militare della Russia ad opera degli Stati Uniti e dei loro alleati. Putin ha sempre detto che l’Occidente aveva promesso che non sarebbe avvenuto. Il prossimo ingresso dell’Ucraina nella NATO (l’Ucraina ha inserito l’ingresso nella NATO anche nella sua Costituzione)  sarebbe stato l’ultimo e decisivo passo. Per impedirlo, la Russia ha scatenato l’invasione.

Lo Spiegel, il prestigioso e occidentalissimo settimanale tedesco Spiegel, ha pubblicato pochi giorni fa i documenti che attestano la promessa dei diplomatici occidentali a Gorbaciov e alla morente Unione Sovietica. Gli avevano appunto assicurato che la NATO non si sarebbe allargata ad Est.  E se è vero che lo Spegel non ha tirato fuori un trattato debitamente firmato e controfirmato, è anche vero che ogni promessa è debito. Almeno fra galantuomini.

Il muro contro muro fra Russia ed Occidente è dunque totale. L’Unione Europea e l’Italia, che in passato costituivano un ponte (se non altro commerciale) fra l’Occidente e la Russia, non contano più e ringhiano anche loro. Non solo: l’UE, fatto totalmente inedito nella sua storia, riempie di armi l’Ucraina. Contribuisce attivamente a chiudere la Russia in un angolo, come se fosse appunto un topo.

In questo quadro si situano le dichiarazioni, durissime, del ministro degli esteri russo che l’ambasciata russa in Italia ha pubblicato su internet. Bastano poche righe per avere un’idea del tono:

La decisione dell’UE del 27 febbraio di iniziare a fornire armi letali all’esercito ucraino è un’autodenuncia. Segna la fine dell’integrazione europea come progetto “pacifista” per riconciliare i popoli europei dopo la Seconda guerra mondiale.

E’ chiaro dunque il motivo per cui Putin non risponde al “telefono rosso”. Ormai non si torna indietro: la Russia si sente costretta a giocarsi il tutto per tutto. Se non si apre uno spiraglio – ci riuscirà la mediazione cinese? – Putin andrà fino in fondo. E la prima ad andarci di mezzo non potrà che essere l’Europa.

GIULIA BURGAZZI

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