A passettini piccoli piccoli, sembra che ora gli Stati Uniti tendano alla de-escalation in Europa orientale. Davvero, pur salvando ampiamente la faccia (che continua ad essere truce), gli USA indietreggiano di fronte a Putin? Peraltro, lo avevano già lasciato intuire. Al contrario, sembra che Gran Bretagna e Canada vogliano aumentare il proprio coinvolgimento sotto l’ombrello della NATO. Come se si andasse tratteggiando un vuoto o almeno uno spazio nella leadership dell’Occidente e della NATO: uno spazio che i due Paesi vogliono occupare.

Le notizie che vengono dall’Europa orientale sono confuse, a volte contraddittorie. Ma tre cose sono degne di nota.

Prima cosa, la posizione della Cina. Ha gettato il suo peso (diplomatico) a favore della Russia. Ha avvertito gli Stati Uniti che considera legittime le preoccupazioni russe relative all’assetto in Ucraina e dintorni.

La seconda cosa di cui prendere atto è lo stupefacente dietrofront dell’Ucraina. E’ avvenuto quasi contemporaneamente alla presa di posizione della Cina. Fino all’altroieri l’Ucraina strillava il suo panico. Diceva che la Russia era pronta ad invaderla. Si aggrappava alle gonne degli USA  della NATO, implorando armi ed aiuto. Ora, contrordine!, sostiene che non c’è alcun pericolo imminente.

Infatti – ed è un corollario significativo del riposizionamento ucraino – sono ripresi i colloqui diplomatici a proposito del Donbass. E’ il territorio ucraino teatro dal 2013 di una guerra civile “congelata”. Nel 2013, c’è stato un cambio di regime in Ucraina: da filo russo a filo occidentale. Il Donbass si è ribellato in nome degli storici legami con la Russia.  Trattative fra Russia, Ucraina, Francia e Germania hanno portato ad un cessate il fuoco nel 2014-15. E quelle trattative, da tempo in stallo, sono ricominciate. Non solo: sono proseguite per otto ore.

Sono tutti segni di de-escalation, appunto. Ad essi tuttavia, nell’ambito della NATO e dello schieramento occidentale alleato agli USA, fanno da contraltare le ultime mosse di Paesi come il Canada e la Gran Bretagna. E’ il terzo fatto degno di nota.

Proprio mentre l’Ucraina diceva che il pericolo di invasione russa non era imminente, il Canada ha ulteriormente ridimensionato il personale diplomatico a Kiev. Ha mandato in Ucraina altri soldati, sebbene non numerosissimi, insieme ad equipaggiamenti per la difesa. Più o meno con lo stesso atteggiamento, la Gran Bretagna parla di dispiegare ulteriori forze in Europa orientale. E non solo: prevista una visita di Boris Johnson a Kiev.

Canada e Gran Bretagna continuano a parlare di una possibile invasione russa in Ucraina.  Certo che a questo punto, se la Russia vuol davvero invadere l’Ucraina, ci mette veramente un’eternità a decidersi. Le sue manovre militari ai confini vanno avanti da mesi. Da mesi: e non (meno male) un solo colpo di fucile. Nemmeno un petardo, per dire.

Eppure, se finisce così, la cosa ha lasciato il segno. Non ha portato alla creazione di stati-cuscinetto nell’Europa dell’est al confine russo: è vero. Era l’obiettivo della Russia, che (almeno per ora) non l’ha centrato. Però ha mostrato un asse Russia-Cina e l’isolamento (dunque l’indebolimento) degli Stati Uniti sullo scenario mondiale. Ha evidenziato anche una frattura all’interno della NATO: la tonica muscolarità di Canada e Gran Bretagna; la gelida immobilità di Germania (niente armi tedesche all’Ucraina) e della Croazia, che si è chiamata decisamente fuori.

Eppur si muove. Eppur si è mosso qualcosa, in Europa, sul fronte orientale.

GIULIA BURGAZZI

Visione TV è stata censurata e penalizzata per 90 giorni su Facebook. Invitiamo tutti a iscriversi al nostro canale Telegram!

  • 3445 Sostenitori attivi
    di 10000
  • 3169 Sostenitori