Il Presidente Zelensky annuncia in pompa magna la riforma dell’esercito ucraino durante una chiamata zoom con gli studenti della Hebrew University di Gerusalemme. L’uomo ha confermato che é intenzione sua e di tutte le  autorità di Kiev quella di allargare il numero degli arruolati e di considerare anche ragazzi più giovani dando loro una forte formazione militare fin dai banchi di scuola, proprio come avviene in Israele.

Durante il suo meeting on line, in realtà non tratta i suoi interlocutori proprio in guanti bianchi, anzi accusa il governo di Tel Aviv di non garantire abbastanza supporto all’Ucraina e soprattutto di non aver applicato le sanzioni alla Russia, come invece l’Occidente nella quasi totale compattezza ha fatto.

Tuttavia, tra un rimprovero ed un’esortazione, esprime la sua profonda ammirazione per la struttura dell’esercito israeliano e la cultura militare a cui il leader ucraino dice di volersi ispirare per attuare la riforma nel proprio paese.

Come dimostrano documenti circolanti nelle scuole di Kiev e dintorni, però, la riforma di cui parla Zelensky non é soltanto un’idea e una prospettiva lontana, bensì qualcosa che nel concreto si sta già verificando e nel modo più meschino che si possa immaginare.

Evidentemente in grave affanno, il governo di Kiev ha terminato la carne da cannone di cui ha fatto scempio senza indugi in questi mesi, e adesso non si fa certo scrupoli nel cercarla tra i banchi di scuola facendo leva su adolescenti suggestionabili e al contempo approfittandosi di persone che non possono comunque sottrarsi ad un destino di morte.

Gli insegnanti, secondo istruzioni del ministero dell’Istruzione, sono tenuti a compilare liste di studenti dell’età di 17 anni in base alla loro vocazione alla guerra, alla lealtà alla patria, e all’attitudine all’utilizzo delle armi, che risulteranno quindi arruolabili come (finti) volontari, e di cui pertanto nessuno si prenderà la responsabilità se moriranno al fronte.

A quanto pare, saranno gli stessi genitori a dover scrivere le referenze ai propri figli.

Per la precisione, madre e padre dovranno accuratamente descrivere come i propri figli si relazionano con il presente conflitto e se hanno intenzione di unirsi all’esercito per poi essere spediti  immediatamente al fronte quando compiranno il 18esimo anno di età.

Vi sono genitori disperati che si sono rifiutati di fornire agli insegnanti le informazioni richieste dai dirigenti scolastici, ma che hanno poi amaramente scoperto che non é affatto possibile sottrarvisi.

Le direttive sono chiare: i genitori compilano le schede, gli insegnanti stilano le liste, il governo chiama alle armi.  Fin troppo semplice il messaggio.

Unica strada per chi non accetta questo massacro pare essere la fuga, ed é quello che molti genitori hanno pensato di fare, seppur con tutti i rischi che tale condotta potrebbe comportare se scoperti.

Nel suo incontro zoom Zelensky non ha specificato se anche le donne si uniranno all’esercito improvvisato e recuperato tra i banchi di scuola, ed il dubbio é lecito, visto che la tanto ammirata Israele arruola obbligatoriamente anche il sesso femminile.

Ma rimane da chiedersi come sia possibile che di fronte ad una nazione che non esita ad obbligare poveri genitori a mandare i propri figli a morire al fronte con l’inganno, combattendo di fatto una guerra già persa, vi sia ancora così tanto supporto alla politica militare ucraina in Occidente.

Ed oggi ve n’è ancora di più, visto che anche la candidatura dell’Ucraina nell’Unione Europea é stata accettata, perché, come ha affermato più volte Ursula Von der Leyen

“Kiev merita la  prospettiva europea perché condivide i nostri stessi valori”.

Sono questi quindi i valori che i paesi del blocco UE condividono tra loro? Che l’Europa condivide, Italia compresa?

All’occorrenza.

MARTINA GIUNTOLI

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