Oltre 124mila documenti interni all’azienda, confidenziali , relativi al periodo compreso fra il 2013 e il 2017, quando alla guida della società c’era Travis Kalanick, i cosiddetti “Uber Files” rivelano un sistema di lobbying e pressioni politiche attuato dalla società Uber per ottenere l’appoggio di politici di spicco.

E’ quanto emerso da un’inchiesta del Guardian che ha condiviso i documenti con 180 giornalisti in 29 Paesi e testate televisive fra cui Bbc Panorama , Le Monde, e l’italiana l’Espresso.

La fonte che ha diffuso i documenti è Mark MacGann, irlandese, impiegato in Uber tra il 2014 e il 2016, con  l’incarico responsabile per Europa, Medio Oriente e Africa. La società assicurava ai Governi che tutti i provvedimenti presi a favore del servizio di taxi avrebbe portato benefici economici per gli autisti: “Ma – dichiara-  avevamo effettivamente venduto alle persone una bugia”, incentivando un sistema non sostenibile.

Il nome più clamoroso coinvolto  è quello dell’attuale presidente francese, Emmanuel Macron, che secondo il Guardian avrebbe “aiutato segretamente Uber nella sua attività di lobby in Francia”.

Macron, ai tempi ministro dell’Economia del Governo di Francois Hollande,  avrebbe avuto scambi frequenti, in persona o tramite il suo personale proprio con Kalanick, al  quale avrebbe anche confidato di essere riuscito a stringere un patto segreto con i suoi oppositori nell’allora governo francese a favore del portale.

Dure critiche da parte del Rassemblement National di Marine Le Pen e dal sindacato CGT, mentre “Le Monde” rilancia le critiche di chi definisce Macron come “un lobbista al servizio di interessi economici privati ​​stranieri”.

C’è da dire che in Francia l’azienda di trasporti era, proprio in quegli anni, accusata di sfruttamento e di violazione delle leggi in tutela dei lavoratori: non solo in Francia visto che in quegli anni in tutta Europa esplosero disordini causati dalle proteste dei taxisti.

A questo proposito in uno dei messaggi riportati dal Guardian, Kalanick minimizzava  le preoccupazioni di altri dirigenti sul fatto che una protesta in Francia li mettesse a rischio di violenza da parte di taxisti arrabbiati e diceva: «Penso che ne valga la pena», «la violenza garantisce il successo».

Ma c’è anche il nome di Renzi e alcuni esponenti del Partito Democratico, che vista la pubblica simpatia espressa dal politico italiano per il servizio, era stato avvicinato dall’ambasciatore delle Stati Uniti, John Philips. Renzi non ha confermato nessun provvedimento a favore di Uber, ne tantomeno di aver mai parlato della società con l’ambasciatore.

Ma gli oltre 124.000 documenti, tra sms, email, e chat di Whatsapp “riservati” dell’azienda, corrispondenti al periodo 2013 al 2017, parlano chiaro: l’Espresso nel suo approfondimento spiega come Carlo De Benedetti azionista di prestigio della società, si fosse fatto sponsor della stessa presso il governo.

La società faceva pressioni su tutti governi europei, tanto che la Ue, adesso, chiede chiarimenti all’ex commissaria Kroes: schedati i nomi di più di 1800 politici tra cui 12  rappresentanti della Commissione europea.

Anche Biden, che ai tempi era vicepresidente, sembra avere ceduto alle lusinghe del sistema : durante il World Economic Forum di Davos, secondo gli Uber Files, dopo aver incontrato Kalanick, Biden avrebbe modificato il suo discorso preparato a Davos lodando l’azienda.

Insomma, ancora una volta emerge un sistema di lobbying e pubbliche relazioni che fa traccia chiaramente un sistema economico insano, che usa la politica per perseguire vantaggi aziendali: un’Europa dove la ragion di Stato, se mai lo è stato, non è più il timone del popolo, ma è ridotta a mero schiavo soggiogato dalle lobby anglo-americane.

Antonio Albanese

  • 3547 Sostenitori attivi
    di 10000
  • 3202 Sostenitori