Perché siamo regolarmente nei guai? Perché non ci sono abbastanza soldi. Vero? Risposta sbagliata: è tutto falso, completamente. Ma proprio tutto, da cima a fondo. Lo spiegano i tanti critici della recente moneta-debito: il paradigma della scarsità è pura invenzione. Serve a creare timore per ottenere sottomissione sociale. Controllo: nient’altro.

Non mancano gli effetti collaterali. Come per qualsiasi operazione di potere, l’intera piramide – migliaia di collaborazionisti, più o meno consapevoli – deve essere ben oliata, con fiumi di denaro. Lo si è visto anche nei recentissimi esperimenti, come quello dell’infame psico-pandemia. Un indotto letteralmente mostruoso: mascherine, tamponi, sieri. Ma non è certo per il business, che è stato messo in piedi il teatro dell’orrore.

LOTTA DI CLASSE, CONTRO DI NOI

Benessere o malessere, pochi o molti. Sulla devastazione degli ultimi decenni, il compianto sociologo Luciano Gallino ha offerto una riflessione lucidissima. Nel giro di pochi anni, grazie alla “teologia” dogmatica del neoliberismo, è stata effettuata un’impensabile “lotta di classe” alla rovescia: un immane trasferimento di risorse, dal basso verso l’alto.

Già, ma da parte di chi? Il primo pensiero è facile: colpa dell’élite globalista dei nuovi plutocrati senza patria e senza bandiera. Meccanismi collaudati. Voglio depredare l’industria italiana? Scateno l’inferno dello spread, invio sul campo un Mario Monti qualsiasi e il gioco è fatto: la tassazione esplode, la crisi precipita. E la Germania (a cui ho permesso di barare sui conti pubblici) si comprerà in saldo il meglio del Made in Italy.

MONTI E FORNERO: AUSTERITY

Oppure: voglio far ingrassare di colpo il lucroso ramo assicurativo della grande finanza? Semplicissimo: per arricchire i fondi pensione privati, trasformandoli in aree-rifugio, basterà ordinare alla professoressa Elsa Fornero di terremotare l’Inps e innalzare l’età pensionabile. Un gioco da ragazzi, con anche l’effetto-pathos delle lacrime ministeriali in mondovisione.

Tutto questo serve sicuramente a distribuire lautissimi dividendi, lungo tutti i gradini della piramide. Ma ha davvero bisogno di quel mare di soldi, il vertice del prisma? Non si direbbe, visto che il denaro quei tizi lo stampano a piacimento. Salvo negarlo – in modo anche spietato, come nel caso della Grecia – a chi ne avrebbe davvero necessità.

MELUZZI: POLITICA, PIA ILLUSIONE

Alla fine, forse, si scopre che la risposta non è mai solo economica: è essenzialmente politica. Perché è stata proprio la politica, a finire sottomessa. Politica: disciplina praticata per decenni da un intellettuale atipico come Alessandro Meluzzi, battitore libero, passato da Potere Operaio a Forza Italia. «La politica? Non serve a risolvere i problemi della gente in modo più semplice di come farebbe un avvocato».

Giudizi trancianti: «Quello elettorale è uno strumento che può parzialmente interagire con i fenomeni del governo, che però non sono governati dalla politica. Togliamoci dalla testa l’idea che le cose non stiano così, in tutte le democrazie vere o presunte. Non è che il presidente degli Stati Uniti decida quali saranno le fonti energetiche di cui avvalersi». Sono ben altri, i centri decisionali che disegnano il futuro di tutti. La Casa Bianca, semmai, obbedisce.

IL VERO POTERE

Analogamente: «Non è che sia il presidente della Francia a stabilire se può aumentare le pensioni o diminuirle: a decidere sono altri poteri, in parte invisibili (il Deep State) e in parte visibili (la finanza internazionale). Quindi, il politico – come immagino anche la Meloni, in questo momento – può rimanere lì a tentare di ottenere, al massimo, una riduzione del danno: un po’ come quando, ai tossici, si dà il metadone anziché l’eroina».

Pessimismo cosmico, quello di Meluzzi? Sentimenti analoghi risuonano anche in una recente analisi proposta da Massimo Mazzucco, avamposto giornalistico della libera intelligenza ancora in circolazione. La rappresentanza politica? Dolenti note: «Bisogna mettere in discussione la effettiva possibilità di essere determinanti, agendo dall’interno di un sistema marcio alla radice. Sono sempre di più le persone – me compreso – che ritengono questo ormai impossibile».

MAZZUCCO: SISTEMA MARCIO

Per Mazzucco, «sarà quindi necessario raggiungere un peso specifico importante, all’interno della società, prima di poter determinare eventualmente qualche cambiamento significativo nel sistema stesso». In sintesi: «Oggi siamo qualche milione, sparsi in tutta Italia, ma uniti da un sentire comune. Quando questo numero sarà almeno raddoppiato, se non triplicato, si potrà cominciare a ragionare in termini di influenza effettiva sul corso della storia».

Se non altro, Mazzucco coglie un aspetto che si è affacciato sulla scena solo di recente: la crescita della consapevolezza collettiva, riguardo all’epocale manipolazione in corso. «Oggi l’informazione è onnipresente e accessibile a tutti: i social permettono un dibattito continuo. E non c’è nulla che uno non possa sapere, se ne ha voglia».

ESSERE INFORMATI SU TUTTO

Esempio: «Se vuoi conoscere la verità sui crimini di Big Pharma puoi farlo. Se vuoi conoscere la verità sul grande inganno della creazione della moneta puoi farlo. Se vuoi conoscere la verità sul caso Kennedy, sull’11 Settembre o su qualunque altro evento storico importante, puoi farlo. Sta quindi al singolo cittadino, nel pieno utilizzo del suo libero arbitrio, di scegliere su cosa informarsi, volta per volta».

Un cittadino informato – sottolinea Mazzucco – è pronto a combattere. E a quel punto, dice Massimo, il “leader carismatico” non serve più a nulla. «E poi, con un leader unico, diventa facilissimo trasformarlo in un bersaglio mediatico e affondare insieme a lui l’intero movimento con poche bordate (citofonare Grillo per maggiori informazioni)».

LOTTARE DAL BASSO

Una battaglia orizzontale, dal basso: «Con un movimento senza leadership, diventa impossibile colpire i suoi mille componenti singoli. Ne togli di mezzo uno, e altri cento prendono il suo posto. Durante il Covid, ciascuno di noi ha combattuto la propria battaglia, condividendo le informazioni e determinando volta per volta quali scelte fare, senza bisogno di nessuno che gli indicasse la strada».

Oggi – chiosa Mazzucco – ciascuno di noi deve diventare “leader di se stesso”: «Possiamo tutti combattere la medesima battaglia, perfettamente alla pari e perfettamente informati, spingendo tutti nell’identica direzione. Senza necessariamente dover mettere un volto e un nome a capo di questo movimento». Purché si faccia in fretta, ovviamente, visto che «anche i nostri nemici stanno correndo, nella direzione opposta: ci stanno venendo incontro, alla velocità di un treno».

ASTENSIONISMO E DELUSIONE

E come lo si può fermare o almeno rallentare, quel treno, se si rinuncia in partenza alla rappresentanza democratica nelle istituzioni? Tutto inutile, non serve presidiare le sedi parlamentari: suggestione vincente, lo scorso settembre. Al punto da gonfiare i numeri dell’astensionismo. Decisiva anche la fresca delusione di tanti ex elettori grillini, illusi e traditi nel modo più increscioso.

Palla al centro, quindi. Da dove ripartire? Dall’informazione, suggerisce Mazzucco. E dalla cultura politica, aggiunge chi non rinuncia alla sfida elettorale. Qualcuno che probabilmente non avrebbe mai abboccato, al goffo marketing grillino: troppo ignorante e scadente, per essere preso in considerazione. Corsi e ricorsi. Lo ricorda lo stesso Meluzzi: nelle sue prediche ai neo-eletti parlamentari di Forza Italia, Berlusconi li avvertiva: esprimetevi sempre in modo semplicissimo, come se doveste parlare a dei bimbetti un po’ tonti.

SMASCHERARE L’IMPOSTORE

Oggi le cose sono cambiate, almeno per quanto riguarda la presa di contatto con la realtà: a forza di bastonate sul muso, in tanti hanno aperto gli occhi. Prezioso il lavoro svolto, con ammirevole tenacia, dalle sentinelle come Mazzucco, già al fianco di Giulietto Chiesa. Primo: smascherare l’impostore. Poi, eventualmente, scoprire come dargli filo da torcere.

E chi sarebbe, l’impostore? Volendo fare dei nomi importanti, basta rileggere Franco Fracassi. Tre soggetti finanziari – BlackRock, Vanguard e State Street – sono azionisti, da soli, di qualunque multinazionale abbia un peso, nel mondo. Una vera e propria Trimurti: quei fondi d’investimento sono soci l’uno dell’altro. Un soggetto uno e trino, onnipresente.

LARRY FINK: LA TRIMURTI

Chi è oggi l’uomo più potente della Terra? Larry Fink, si potrebbe pensare. A smuovere fantastiliardi, da un giorno all’altro, è bastata una sua letterina agli “investitori”. Esplicito, l’avviso del patron di BlackRock: mollate subito le fonti fossili, o noi (e i nostri miliardi) vi salutiamo. Ecco, chi comanda il mondo. E chi è, Fink? Un sognatore filantropo, innamorato di Greta?

Scatole cinesi e teatri d’ombre. Sicuri che sia proprio lui, mister Fink, il vero grande capo? Nella sua visione steineriana, mistico-spiritualistica, Fausto Carotenuto (già analista per l’intelligence) avverte: i veri, supremi decisori non sono mai visibili. Quelli che conosciamo sono soltanto i loro burattini, anche se sembrano sovrani onnipotenti.

CAROTENUTO: RISVEGLI IN CORSO

Tradotto: BlackRock macina soldi, ma i suoi azionisti-ombra sono interessati unicamente al potere, al dominio totale su un’umanità che deve restare impaurita, bisognosa e quindi sottomessa. Processo irreversibile? Tutt’altro, sostiene Carotenuto: già nel Sessantotto, la rivoluzione studentesca (poi infiltrata e sabotata) fece lampeggiare la forza di grandi ideali. E ora, le ultime batoste stanno provocando risvegli a catena.

La sensazione è di essere in mezzo a un guado. Da una parte il pessimismo di Mazzucco e il realismo di Meluzzi (eroina o metadone). Dall’altra un sospetto: è proprio della politica, che hanno una gran paura i gestori della zootecnia umana, specie quella occidentale. O meglio: temono il ritorno dell’altra politica, quella autentica. Il risveglio civile, pronto a riconquistare la rappresentanza democratica. Tant’è vero che, negli ultimi trent’anni, la loro principale preoccupazione è stata proprio quella: allontanarci dalle elezioni, svuotandole e privandole di ogni credibilità.

GIORGIO CATTANEO

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