Il presidente turco Erdogan, per l’Occidente, è ad un passo dall’ingresso definitivo nella lista dei cattivi. Lo si deduce dal messaggio indirizzatogli dal quotidiano statunitense Washington Post in vista delle elezioni politiche che in primavera si svolgeranno in Turchia.

ERDOGAN, LA VOLPE TURCA

Si tratta di un messaggio o piuttosto di un pizzino? Si dice che il Washington Post incarna il più delle volte la posizione delle istituzioni Usa. Erdogan, la volpe turca, è l’unico, in questo momento, in grado di telefonare sia a Putin sia a Zelensky e di mediare – se mai si creano i presupposti – la fine della guerra che contrappone, attraverso l’Ucraina, l’intero Occidente alla Russia. Il Washington Post non apprezza questa sua posizione. Dunque lo avverte: se non perdi le elezioni, o se almeno con le elezioni non si forma un’opposizione sufficientemente forte da impedirti la libertà di manovra, sbattiamo te e la Turchia fuori dalla Nato.

Il messaggio non è così succinto né formulato con parole così brutali. Però il succo è quello. È affidato ad un commento pubblicato lunedì 16 gennaio 2023. Porta la firma di John Bolton, un politico di lungo corso che ha cominciato la carriera ai tempi di Ronald Reagan.

IL MESSAGGIO DEL WASHINGTON POST ALLA TURCHIA

Bolton non scrive che la Turchia, ora, è l’unico ponte sul quale può passare la fine della guerra. Argomenta invece in questo modo: la Turchia è un membro della Nato, ma non si sta comportando come tale. L’Occidente deve tenere i riflettori puntati sulle elezioni. Gli elettori hanno la possibilità di appropriarsi del destino del Paese. Erdogan cercherà di soffocare la possibilità di esprimere il dissenso. Deve sapere che, se le elezioni non saranno libere ed eque, questo sarà l’innesco definitivo di una decisione a proposito della revoca della partecipazione all’alleanza atlantica.

Erdogan dovrebbe mettersi a ridere o a piangere di fronte alla prospettiva di un’espulsione dalla Nato? Bolton non si pone il problema. Probabilmente pensa che il pianto del presidente turco sarebbe inconsolabile. Ma non è detto.

Una situazione del genere verosimilmente consentirebbe alla Turchia di perseguire senza remore un ruolo di potenza regionale e di dispiegare il potenziale della sua perfetta posizione geografica, a cavallo fra Europa e Medio Oriente. Soprattutto, butterebbe la Turchia fra le braccia della Russia.

L’ESERCITO DELLA TURCHIA È L’UNDICESIMO AL MONDO

L’esercito turco è all’undicesimo posto nella classifica di quelli più potenti del mondo intero. Così sostiene almeno la classifica 2023 del sito Global Fire Power, che analizza ed interpreta dati pubblici relativi alla capacità bellica degli Stati. Nel 2022, per la cronaca, la Turchia risultava tredicesima: due posizioni più indietro.

E dunque, si deduce dal messaggio ad Erdogan del Washington Post, la Nato non intende discutere e mediare con un suo membro di livello certo non secondario. Piuttosto che mostrare elasticità, preferisce perderlo e vederlo passare alla Russia, al nemico.

Gli Stati Uniti, in altre parole, vogliono tagliare in due il mondo con un colpo di spada, dividendolo fra i buoni e i cattivi. Eppure mai come in questo momento il mondo ha bisogno di una terza categoria di persone. Una volpe come Erdogan si situa agli antipodi di uno stinco di santo, ma adesso c’è bisogno di gente come lui per evitare la degenerazione ulteriore di questa Terza guerra mondiale.

GIULIA BURGAZZI