I casi di cancro a seguito di inoculazione anti-Covid sono aumentati di oltre il 143% rispetto a quanto accadeva con i vaccini di vecchia generazione, come ad esempio quello per l’influenza stagionale.

Lo afferma una ricerca condotta sui dati VAERS (il sistema di sorveglianza americano per gli effetti avversi da somministrazione da vaccino). Dati che riguardano lo sviluppo, la riacutizzazione o l’aggravamento di forme di cancro nuove oppure pre-esistenti in seguito alla somministrazione del vaccino anti-Covid ad mrna.

Con i numeri raccolti fino ad agosto 2022,  VAERS conferma impietosamente i risultati di due studi, che anticipavano in vitro l’aumento dei casi di tumore, per acquisita incapacità del sistema immunitario di identificazione delle cellule danneggiate e interruzione della loro replicazione.

 

I dati estrapolati dal database del VAERS hanno innanzitutto una base teorico-sperimentale proveniente da studi effettuati in laboratorio, i quali contribuiscono in maniera consistente a comprendere perché il fenomeno tumorale sia in crescita. C’è poi pure una conferma che arriva dalla pratica clinica quotidiana.

Partiamo dagli studi.

Quello effettuato da Jang e Mei, pubblicato su Pub Med nell’ottobre del 2021, e quello più recente effettuato da Seneff, uscito su Science Direct nella sezione Food & Chemical Toxicology nel giugno del 2022.

Lo studio di Jang e Mei, utilizzando una linea cellulare, mostra che la proteina spike replicata secondo meccanismo vaccinale ad mrna inibisce in maniera consistente la capacità delle cellule di ripararsi, a causa di interferenze sostanziali che intervengono all’interno del meccanismo di riparazione sul sito del danno cellulare. I danni cellulari infatti non sono rari come potremmo immaginare, bensì sono un fenomeno cui il corpo umano è esposto continuamente, così come uno dei principali compiti del sistema immunitario è quello di individuare il danno alla cellula e procedere secondo istruzioni.

Se questo meccanismo naturale viene in qualche modo bloccato o rallentato, come già si vede dallo studio in vitro di Jang e Mei, allora è plausibile pensare, come gli stessi autori ipotizzano, che la conseguenza più immediata sia lo sviluppo di tumori nel breve e nel lungo periodo, poiché si avranno cellule che, benché danneggiate, potranno rimanere nel corpo e moltiplicarsi nel numero senza che i meccanismi deputati al loro controllo possano intervenire in modo appropriato.

Come naturale prosecuzione degli studi di Jang e Mei, anche la dottoressa Seneff del Massachusetts Institute of Technology (MIT) conferma il problema della riparazione cellulare, ma precisa come il corpo reagisca alla proteina spike naturale in maniera molto diversa rispetto a quanto fa con quella indotta da vaccinazione. Seneff sostiene che l’emivita e il quantitativo di spike, in seguito a vaccinazione, sono sensibilmente maggiori che in seguito a infezione naturale. Questo  nei vaccinati produrrebbe libera circolazione di esosomi contenenti spike, che disturberebbero non solo la sorveglianza da parte del sistema cellulare, in caso di tumore, ma anche la normale sintesi proteica.

Ma non è tutto. La dottoressa parla di altri danni alla risposta immunitaria innata che causerebbero una sempre più ridotta protezione dalla malattia.

Seneff sostiene anche che il meccanismo ad mrna dei vaccini contro il Covid nasconda al sistema immunitario del corpo la proteina spike per un tempo sufficientemente lungo da disturbare la risposta dell’interferone di tipo 1, deputato a impedire ad esempio che l’infezione da sars- cov 2 vada fuori controllo. Paradossalmente disturbando la risposta innata dell’interferone di tipo 1 si otterrebbe una protezione inferiore contro la malattia, come poi confermato dalle evidenze riscontrate con l’immunità di tipo negativo.

Come si accennava sopra, è poi anche la pratica clinica a dare conferma pratica degli studi di laboratorio e dei numeri del VAERS. Come si legge su Epoch Times, moltissimi medici riportano casi di pazienti, in remissione da anni, che stanno esperendo un aumento dei valori dei marker tumorali nel sangue in seguito a vaccinazione ad mrna contro il Covid. In particolare si sono verificati casi di aumento incontrollato di un marker chiamato CEA, comune a diverse neoplasie come cancro al seno, al colon-retto, alla prostata, alle ovaie, al polmone, alla tiroide e al fegato. Vi sono poi casi di pazienti senza alcun tipo di cancro pregresso che in seguito a inoculazione hanno sviluppato tumori a rapida crescita, talora già in metastasi, oppure vi sono medici che testimoniano di come tumori rari sono divenuti sempre più frequenti nella pratica quotidiana.

Appare evidente sia dai numeri del VAERS che dal background offerto dagli studi e dalla pratica clinica che i vaccini ad mrna dovrebbero, almeno per principio di cautela, essere sospesi dal commercio, come più volte gli esperti hanno suggerito.

Quanto dovremo ancora attendere fino a che questo avvenga fattivamente?

MARTINA GIUNTOLI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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