Donald Trump lo abbiamo sentito più volte negli ultimi mesi fare affermazioni non proprio chiarissime in merito alle sue posizioni in politica internazionale.  Magari ci saremmo aspettati dichiarazioni ancora più apertamente anti-globaliste una volta lasciata la Casa Bianca, e invece nulla. Lo stesso Monsignor Viganò, nella sua lettera dell’ottobre del 2020, come ricorderete,  aveva visto in lui il candidato ideale da opporre contro il Great Reset. Eppure, dopo le vicende elettorali tristemente terminate con un broglio di sistema, Trump ha lasciato il suo posto, ha fatto i bagagli e si è trasferito a Mar-o-Lago in una specie di esilio volontario, ritornando solo di tanto in tanto a parlare dal palco di qualche suo rally, o al telefono per qualche intervista tv.

E quindi davvero dovremmo pensare che per il Trump che abbiamo conosciuto sia tutto finito così? Davvero possiamo pensare che Monsignor Viganò abbia affidato le sue raccomandazioni ad una persona a caso?  Non esattamente: potremmo anzi provare ad ipotizzare che ciò cui stiamo assistendo sia un bluff in piena regola,  una partita di poker in cui il tycoon newyorkese non farebbe mai una vedere davvero le carte che ha in mano, cosa che in ultima analisi renderebbe la sua comunicazione criptata, da interpretare.

Durante il suo ultimo rally, diversi esponenti del partito repubblicano si sono riuniti con l’ex presidente a Commerce in Georgia, due su tutti Marjorie Taylor Greene e  Matt Gaetz, ai quali è stato chiesto di condividere qualche parola con il pubblico che si era radunato come sempre numerosissimo. E’ stato proprio Matt Gaetz a sganciare la prima bomba della serata una volta raggiunto il palco. Il giovane politico della House della Florida ha affermato che dopo le elezioni di mid-term il prossimo novembre nominerà Donald Trump come speaker del congresso al posto di Nancy Pelosi, riportando ufficialmente il tycoon in un posto istituzionalmente di massimo rilievo.

Ma non è finita qui. C’è un’ulteriore affermazione, la vedremo tra un attimo, che potrebbe far intendere che il progetto antiglobalista trumpiano non solo non sia finito con il suo mandato, ma che di fatto potrebbe far parte di un’alleanza trasversale a staffetta tra leader mondiali tuttora in essere.

Ad oggi infatti la battaglia contro le elite di Davos e contro il mondialismo unipolare, quella stessa battaglia che aveva iniziato Trump nel 2016,  pare proprio la stia combattendo Putin, il quale, benché la venga dato ormai per sconfitto dalla incessante propaganda di guerra a reti unificate,  ha lasciato che Stati Uniti ed Europa si mettessero in ginocchio da soli con le loro sanzioni boomerang. “Anche se la guerra in Ucraina è stato un errore, Putin è un uomo intelligente e solo i più intelligenti arrivano in vetta” ha affermato Trump durante il rally. Il  mondo fuori dall’atlantismo unipolare esiste, a quanto pare è popolato e a quanto pare fa copiosi affari.

E  infatti Russia, Cina, India e molti altri hanno deciso di fare meglio, fare per sè, e farlo altrove.

E quindi, dicevamo,  oltre a nominare il solito Putin, Trump questa volta  tira in ballo anche Xi Jinping e Kim Jong-Un, ovvero Cina e Corea del Nord,  dicendo che “(…)si affida alla loro intelligenza(…)“. Cosa abbia voluto dire con queste parole non  è certamente lineare da interpretare. Potrebbe averli voluti pregare con quell’appello di non inasprire il clima internazionale che già è difficilmente gestibile, ma Trump non è tipo da appelli televisivi, o di circostanza.

Tuttavia ci potrebbe anche essere una diversa chiave di lettura prendendo spunto dall’analisi che abbiamo fatto della comunicazione trumpiana. Più volte, come abbiamo visto, l’ex presidente si è espresso nei confronti di Putin sostenendo che fosse una persona intelligente.  Menzionando gli altri due leader ed appellandosi alla loro intelligenza sembra quasi dire è il vostro turno, continuate la lotta come sta facendo il presidente russo”, “vi esorto a fare quello che ha fatto lui”. 

Sebbene non sappiamo se questo sia davvero ciò che intendesse, rimane un’altra considerazione da fare che ci può venire in aiuto.

Infatti, se indaghiamo più da vicino quali erano i rapporti tra Trump e gli altri prima che il suo mandato terminasse, l’idea che esista un piano  prende ancora più corpo. Basta tornare con la memoria al 2017 quando il neo eletto tycoon fece un vero e proprio world tour, (ovviamente nulla di lontanamente comparabile con quello attualmente in essere di Zelensky), durante il quale visitò molti tra i Paesi più influenti del mondo. E questo è noto. Ma forse quello che è meno noto è il tipo di  accoglienza che gli venne riservata dai rispettivi leader, una accoglienza molto spesso fuori dall’ordinario, riservata esclusivamente a presidenti speciali.  A volte addirittura solo e soltanto a the Donald. Vediamo meglio.

Nel novembre 2017 Trump e signora visitarono la Cina, ed a loro venne data la possibilità di essere i primi politici stranieri a cenare nella cosiddetta “Città proibita”: mai nessun politico straniero fino a quel momento aveva avuto l’onore di poter entrare nel palazzo che fu dimora degli imperatori e delle loro famiglie per 500 anni. L’ambasciatore cinese in USA riferì a riguardo “Si tratterà di una visita speciale, molto molto speciale”.  Si pensi che nemmeno il tanto osannato Obama, vincitore del Nobel per la pace ebbe modo di arrivare a tanto.

Nel giugno del 2019 altro incredibile successo, Trump si trova in Corea del Sud e propone a sorpresa una visita in Corea del Nord. Ebbene, non solo ci riesce, ma di fatto è il primo presidente americano ad essere entrato in Corea del Nord, oltrepassando su invito di Kim Jong Un il confine che separa la  Corea del Sud dalla Corea del Nord. In tale spettacolare occasione immortalata da centinaia di scatti e video, i due si salutarono come fossero amici da una vita. Pacche sulle spalle, sorrisi, strette di mano, un lungo ma fitto colloquio a porte chiuse, e un invito ad andarlo a trovare alla Casa Bianca.

Se poi vogliamo parlare di Russia, il Washington Post sostiene che alla data del 4 ottobre 2019 i due avevano già avuto un numero record di conversazioni private, circa 16, alcune al telefono, altre di persona, in cui i due sembravano davvero avere una intesa perfetta. A tal proposito,  girano in rete diversi filmati in cui Trump e Putin sono ritratti nelle varie occasioni ufficiali, ed i loro incontri vengono messi a confronto con i colloqui che il  leader russo aveva intrattenuto con Obama o con altri presidenti del passato. Il duo Trump-Putin  vince su tutti, non vi è dubbio.

Ebbene, possiamo ragionevolmente pensare che questo tipo di intesa e di comuni intenti tra i summenzionati probabili alleati sia svanita improvvisamente al compiersi dei brogli del novembre 2020 solo perchè Trump è uscito dalla ufficialità del suo ruolo di presidente?

Abbiamo parlato di staffetta. Potrebbe essere in atto un avvicendarsi di ruoli, fino al tanto sospirato ritorno del tycoon con le elezioni di Midterm.

E comunque, Plan o no, la lotta centrifuga contro le forze del deep state sta continuando,  e mentre ormai pare che la crisi economica sia inevitabile, l’accentramento mondialista invece sembra essere finito su binario morto.

MARTINA GIUNTOLI

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