A Riad le trattative non avanzano in maniera significativa. Gli ucraini, sospinti da Macron, vogliono proseguire il conflitto. Quali sviluppi è lecito attendersi? Ne parliamo a "Dietro il Sipario" in compagnia di Cesare Dorliguzzo, David Colantoni e Francesco Forciniti

Le recenti trattative di pace in Arabia Saudita tra le delegazioni russa, ucraina e americana non hanno portato a risultati significativi, evidenziando la complessità e la fragilità della situazione geopolitica attuale. Nonostante un incontro di dodici ore, il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha dichiarato che i colloqui sono stati di natura tecnica e non destinati a diventare pubblici. Questo ha alimentato la percezione di un fallimento diplomatico, con le parti coinvolte che continuano a mantenere posizioni distanti e inconciliabili.
Il ministro degli esteri russo, Sergei Lavrov, ha confermato la disponibilità della Russia a riprendere l'iniziativa per il commercio nel Mar Nero, ma ha espresso dubbi sulla fiducia da riporre nel presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Le dichiarazioni di Lavrov e del vicepresidente della commissione difesa del Consiglio russo, Vladimir Kizzov, sottolineano la difficoltà di raggiungere un accordo, soprattutto a causa della resistenza ucraina a ritirare le proprie forze dalle regioni contese.
La situazione sul campo di battaglia continua a intensificarsi, con gli attacchi reciproci che non accennano a diminuire. Le azioni militari ucraine, supportate da potenze occidentali, sembrano essere motivate dalla necessità di mantenere la pressione sul governo di Kiev, che è percepito come sempre più legato alla prosecuzione del conflitto. La leadership ucraina, spinta da figure come il presidente francese Emmanuel Macron, è accusata di voler prolungare la guerra, nonostante le conseguenze devastanti per il proprio popolo.
In questo contesto, l'Europa si trova in una posizione delicata, con le sue classi dirigenti che sembrano incapaci di mediare e trovare soluzioni pacifiche. La mancanza di una strategia coerente e la prevalenza di interessi nazionali divergenti mettono in discussione il ruolo dell'Unione Europea come attore di pace. La continua escalation del conflitto potrebbe avere ripercussioni non solo per l'Ucraina, ma anche per l'intera stabilità europea, mentre i leader politici si trovano a dover gestire una situazione sempre più complessa e insostenibile.
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