In California una donna, Aurora Regino, ha citato in giudizio il consiglio scolastico del suo distretto. L’accusa rivolta alla scuola è di aver spinto la figlia di Regino, che ha 11 anni, verso la transizione di genere all’insaputa dei genitori. Sul caso finora il magistrato non si è espresso. La madre nel frattempo continua a denunciare quelli che, se confermati, sarebbero fatti sconvolgenti, nelle tv locali e nazionali. Ha ricevuto la solidarietà, tra gli altri, del deputato repubblicano Doug LaMalfa, il quale ha presentato recentemente una proposta di legge a tutela del diritto parentale a essere informati in caso di transizione.

LA TRANSIZIONE PRONOMINALE

La minore di cui stiamo parlando nell’anno scolastico 2021-’22 frequentava l’ultima classe della scuola primaria Chico Unified School. La piccola, di soli 11 anni, stava vivendo un momento delicato. Da una parte la mamma aveva ricevuto una diagnosi di cancro al seno, dall’altra il nonno paterno era appena deceduto. All’interno di questo groviglio emotivo, la ragazzina iniziò anche a farsi domande sulla propria identità. Non è per questo però che, almeno inizialmente, si recò dalla consulente scolastica, la signora Mandy Robertson. Stando a quanto sostiene la madre, la bambina, molto chiusa e poco incline a condividere le proprie emozioni, aveva soltanto bisogno di qualcuno che la consolasse per la perdita della figura del nonno.

Sempre secondo la madre, proprio a questo punto la storia uscì dalle normali competenze della scuola. Durante le sedute a due, la consulente avrebbe spinto la ragazzina verso la transizione. Nel corso di un incontro, la ragazzina avrebbe raccontato che le era capitato di pensare talvolta a sé come ragazzo. La psicologa non avrebbe nemmeno aspettato il tempo necessario per confermare la diagnosi di disforia di genere, ma avrebbe immediatamente sventolato ai quattro venti la transizione pronominale fatta e finita. La Robertson avrebbe quindi fatto in modo che a scuola la bambina cambiasse i pronomi di riferimento, che compagni e insegnanti si riferissero a lei al maschile. A casa tutti erano ignari della cosa ,continuando al contempo a usare pronomi femminili. Questo avrebbe provocato nella ragazzina un momento di forte turbamento, portandola a chiedere di cambiare scuola.

PER LA LEGGE, LA MAMMA DOVREBBE SAPERE?

Quello che la signora Regino contesta duramente non è il cambio in sé. Lo ha ripetuto più e più volte. Ognuno si sente come si sente. Semmai, nella denuncia fatta contro il distretto scolastico, i suoi legali infatti menzionano il 14 esimo emendamento e il diritto di ogni genitore a crescere i propri figli secondo i propri valori. La scuola si è difesa dietro una legge che tutela la privacy delle scelte di genere. Lo stesso direttore della scuola, nonché altri alti dirigenti del distretto, hanno affermato di aver agito nel rispetto della legge. Secondo la norma 1226 del 2013, gli individui transgender hanno infatti il diritto che le famiglie non siano informate della loro condizione, anche se minorenni. La legge è valida anche in ambito scolastico, proprio come racconta la signora Regino: è questo, secondo lei, a essere ingiusto.

La bambina è stata bullizzata, ha fatto un cambiamento troppo rapido e non ha avuto modo di rendersi nemmeno conto di capire se quello che stava facendo corrispondesse davvero a quello che voleva. Tra l’altro, a dimostrazione del fatto che la questione era stata gonfiata dalla consulente, la bambina non ha mai confermato la transizione. Andatasene da scuola, è rimasta bambina a tutti gli effetti. Ma per quanti la storia finisce in maniera diversa? Quanti arrivano a passare per ormoni e bisturi modificando permanentemente la propria identità? “Quello che mi sconvolge”, ha detto Regino, “è che la policy messa in atto con mia figlia in realtà si applica persino a bambini di 5 anni. Ma la cosa che mi fa più male di tutte è che mia figlia avrebbe chiesto di parlare con me del cambiamento e lei sostiene le sia stato negato”.

In attesa che il giudice si esprima sulla vicenda, ricordiamo che ormai atmosfere culturali analoghe non sono più isolate. Insieme alla California, pure New York e Virginia contano lunghe liste di avanguardie ultra liberal. Poco tempo fa, un distretto dello Stato della Virginia ha organizzato un training gender per insegnanti. Le slide del corso, come riporta il Daily Mail, al posto dei libri di testo da adottare mostrano  i requisiti per fare la transizione di genere. Il consenso del genitore? Non richiesto, si legge.

MARTINA GIUNTOLI

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