L’Europa vive una crisi senza precedenti. Dopo decenni di retorica ingannevole a favore delle grigie burocrazie continentali, tornano a spirare venti di guerra. A spingere per la militarizzazione è il presidente francese Emmanuel Macron, secondo cui, se la Russia dovesse spingersi “troppo oltre” nella sua guerra contro l’Ucraina e minacciare la sicurezza e la stabilità europee, allora l’Europa dovrebbe essere pronta a fermarla. Armandosi e andando in guerra. Una guerra che potrebbe espandersi su scala globale. Per l’inquilino dell’Eliseo, l’Europa dovrebbe, pertanto, prepararsi alla guerra se vuole la pace. E come sempre accade quando si vuole giustificare una misura estrema e impopolare, il presidente francese ha suggellato le sue continue chiamate alle armi avvisando che Putin, qualora sconfiggesse le truppe di Kiev, non si fermerebbe all’Ucraina.

Insomma, accantonato il pericolo terroristico e archiviata la pandemia, questa volta la strategia della tensione passa per la guerra e tocca al piccolo Napoleone di Amiens sventolare lo spauracchio dell’ennesima minaccia, facendo credere all’opinione pubblica che esista il pericolo concreto che i russi invadano l’Europa, arrivando fino al Portogallo. Ripetendo lo slogan “La Russia non può e non deve vincere questa guerra”, le élite occidentali sperano di convincere le masse a giustificare sacrifici collettivi per difendere l’Europa dal “nemico alle porte”.

La sottile linea rossa che rischia di essere oltrepassata è evidente a tutti, ma i media continuano ad aizzare l’opinione pubblica contro l’“invasore” russo, anziché delineare i rischi concreti di questa retorica guerrafondaia.

Visione. Torna lo spettro della guerra esplora le cause profonde del caos contemporaneo, smascherando le narrazioni semplicistiche che avvelenano il dibattito pubblico. Le categorie di buono e cattivo non servono a spiegare la natura dei rapporti politici, contribuiscono semmai ad alimentare i peggiori istinti di persone invitate a ringhiare contro un ipotetico nemico eterno, trasfigurato nell’essenza stessa della malvagità e della cattiveria, uguale al Goldstein di 1984, che serviva per incanalare il risentimento della gente verso un bersaglio di comodo, al fine di consentire ai veri manovratori di continuare a lavorare indisturbati. Putin è il moderno Goldstein, accusato di qualsiasi nefandezza, temerario avversario del Grande Fratello americano, colpevole di concepire e coltivare un’idea di sovranità che i moderni profeti del globalismo demonizzano come un volgare rigurgito neofascista.

Questo numero di Visione offre una comprensione degli eventi globali, un invito alla riflessione critica e alla ricerca di soluzioni pacifiche in un mondo sempre più complesso e interconnesso.

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