L’infrastruttura informatica della Sogei –  Società Generale d’Informatica–  su cui si basano i database e le intercomunicazioni dei Ministeri Italiani, delle farmacie, dell’Agenzia dei Monopoli, – in pratica tutto quello che dipende  dal Ministero dell’economia e delle finanze e per le Agenzie fiscali , è fuori uso, “down” come si dice in gergo, da almeno due giorni.

La società ha dichiarato che l’interruzione del servizio è iniziata il 30 Marzo ma in realtà, molti utenti sui social e sui loro blog, segnalavano già problemi da giorno 29 a mezzogiorno.

Gia da questo appare  evidente  l’intenzione, da parte dei vertici dell’azienda di minimizzare, ridimensionare la gravità dell’accaduto, o peggio una disattenzione nel non accorgersi che già dal giorno prima qualcosa non stava andando per il verso giusto.

Ma entriamo un pò più nello specifico: la Sogei, con sede a Roma, controllata al 100% dal Ministero dell’economia e delle Finanze, si occupa di gestire in pratica tutti i servizi della Pubblica amministrazione: dall’anagrafe tributaria, al gioco d’azzardo pubblico, le tessere sanitarie, il servizio di fatture e corrispettivi , la registrazione delle nuove ditte, le partite IVA ,  il sistema di rilascio della certificazione Green Pass, la contabilità pubblica per la Ragioneria dello Stato, il controllo della spesa pubblica, il sistema informativo delle farmacie, ecc. ecc.

Appare gravissimo quindi che l’intero Servizio Nazionale , ormai inscindibilmente legato alle infrastrutture hardware rimanga paralizzato, per tutto questo tempo, e ancora più grave che nessuno ancora abbia spiegato , in maniera chiara, a cosa sia dovuto questo disservizio generale.

La Società si è affrettata a dichiarare che non si tratterebbe di un attacco hacker,  ma forse un blackout (?), un guasto elettrico.

Non si sa davvero se faccia più paura l’idea che un guasto elettrico  nel 2022, possa paralizzare un intero Paese, oppure se Il CEO della So.Ge.I reputi cosi idioti gli italiani da credere a tale versione- che se fosse vera sarebbe ancora più assurda.

Che una Società, per quanto controllata dallo Stato, cerchi di tutelare la propria immagine pubblica, cercando di non apparire debole e impreparata ad una eventuale guerra informatica, potrebbe essere anche comprensibile, se non si trattasse di un servizio sul quale si regge l’intero apparato statale e per il quale i cittadini pagano fior di tasse.

Ma in realtà, appare invece più verosimile che la voglia di Draghi di trascinarci dentro la guerra cominci a dare i suoi frutti. Uno scontro  che si combatterebbe su un campo diverso rispetto a quello russo-ucraino, fatto di sangue, lutti, distruzione.

Ma le conseguenze ultime sarebbero altrettanto gravi, ed è evidente, sia nel caso che un blackout sia riuscito a  paralizzare praticamente tutto per giorni, sia nel caso si fosse trattato davvero di un cyber-attacco,  che l’Italia non è per nulla protetta.

ANTONIO ALBANESE

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