TAR e Consiglio di Stato: curare il Covid è lecito. E ora chiedano scusa ai medici sospesi

Chissà se adesso, alla luce delle vicende giudiziarie relative a “Tachipirina e vigile attesa”, l’Ordine dei medici chiederà scusa al dottor Gerardo Torre e a tutti gli altri come lui.

L’Ordine ha aperto un procedimento disciplinare contro Torre perché non avrebbe “rispettato le disposizioni previste dal Protocollo Nazionale in materia di cura della patologia Covid19“. Il protocollo in questione è quello del ministero della Salute noto appunto come “Tachipirina e vigile attesa”.

Alla fine della settimana scorsa, il TAR Lazio ha accolto il ricorso contro il protocollo e l’ha sospeso. Ieri, mercoledì 19 gennaio, il Consiglio di Stato ha sospeso la sospensione decisa dal TAR. Ha reagito con la velocità del fulmine al ricorso contro la sentenza del TAR presentato dal ministero della Salute.

“Tachipirina e vigile attesa” è così di nuovo in vigore, in attesa che il Consiglio di Stato esamini a fondo la questione. La prima udienza il proposito è fissata per il 3 febbraio. Successivamente arriverà la sentenza: coi tempi soliti della giustizia italiana.

Pur nella divergenza di vedute, il TAR e il Consiglio di Stato concordano su un punto. Il protocollo “Tachipirina e vigile attesa”, dicono, non costituisce un obbligo per i medici che curano i malati di Covid. Essi possono benissimo scegliere altre terapie. Come ha fatto il dottor Gerardo Torre e come hanno fatto moltissimi altri medici: ad esempio quelli di Ippocrate e di Cure Domiciliari. Somministrano vari farmaci ai primissimi stadi della malattia, con lo scopo di evitare l’aggravarsi del paziente, il ricovero in ospedale, la morte.

Le cure domiciliari precoci funzionano: c’è uno studio scientifico in proposito. Attesta che esse – al contrario dell’accoppiata Tachipirina & attesa – riducono praticamente a zero le ospedalizzazioni. E di conseguenza anche le morti, si può aggiungere.

Tuttavia, quando si tratta di applicare gli orientamenti governativi in merito alla gestione del Covid,  l’Italia è diventata un Paese di kapò più realisti del re. Donde i guai passati dai medici come Torre che offrono ai malati di Covid cure efficaci anziché la Tachipirina. E donde, anche, la domanda: adesso almeno gli chiederanno scusa?

Però c’è anche un’altra domanda. Se “Tachipirina e vigile attesa” non è vincolante, per quale ragione il protocollo esiste? La risposta è nella sentenza (poi superata dagli eventi) con cui il TAR lo ha sospeso. Le linee guida ministeriali per la gestione dei casi di Covid, scrive il TAR, “costituiscono mere esimenti in caso di eventi sfavorevoli”.

Traduzione.  Se un medico cura un malato di Covid con farmaci diversi da quelli del protocollo ministeriale e poi il malato muore, c’è la possibilità che egli finisca nelle grane. Invece se un medico dice a un malato di Covid di prendere la Tachipirina e se poi quel malato muore, il medico non passerà guai giudiziari.

Del resto, il ministero della Salute protegge dalle grane anche i medici che somministrano i vaccini Covid. Non vanno incontro a conseguenze se qualcuno muore per il vaccino.

Fra super green pass anche per soffiarsi il naso e scudi per i medici che vaccinano e danno la Tachipirina, la fallimentare politica sanitaria del Governo rispetto al Covid è una sorta di imbuto. Un imbuto che conduce ai vaccini. Solo chi percorre strade alternative rischia la galera quando le cose vanno male.

I vaccini Covid sono notoriamente in uso in virtù di un’autorizzazione condizionata UE. Il regolamento UE che disciplina l’autorizzazione condizionata la sottopone – fra l’altro – a quattro condizioni, ciascuna delle quali è necessaria. Una di queste quattro condizioni è costituita dal fatto che il preparato risponda “ad esigenze mediche insoddisfatte”.

Le cure per il Covid minano l’autorizzazione condizionata all’uso del vaccino. I medici che finora le hanno cercate, l’hanno fatto a loro rischio e pericolo: al contrario dei colleghi che – ubbidienti – si sono limitati a vaccinare, a dare la Tachipirina e ad aspettare che i pazienti si aggravassero, intasassero le terapie intensive e magari morissero anche.

I veri eroi in camice bianco sono coloro che hanno evitato la Tachipirina e hanno salvato i pazienti. TAR e Consiglio di Stato sono per lo meno d’accordo sul fatto che il loro comportamento non configura alcuna infrazione. Ora i kapò più realisti del re  che hanno ostacolato i medici eroi devono almeno chiedere scusa.

GIULIA BURGAZZI

Visione TV è stata censurata per 90 giorni su Facebook. Invitiamo tutti a iscriversi al nostro canale Telegram!

Sostieni Visione TV

Seleziona il metodo di pagamento
Informazioni personali

Informazioni carta di credito
Questo è un pagamento sicuro crittografato SSL.
Termini

Totale Donazione: €25 One Time

Sostieni Visione TV

Seleziona il metodo di pagamento
Informazioni personali

Informazioni carta di credito
Questo è un pagamento sicuro crittografato SSL.
Termini

Totale Donazione: €25 One Time