Non poteva che accadere nella Svezia patria di Greta Thunberg: la carta di credito che traccia le emissioni di CO2. E cosa significa? Ce lo spiega il blogger svedese Peter Imanuelsen:

“Immagina di essere alla cassa del negozio di alimentari dopo aver cercato una buona bistecca per cena. Prendi la tua carta di credito per pagare, ma con tua sorpresa ti viene negato l’acquisto. Scopri che hai superato il limite mensile di CO2 e non ti è permesso acquistare questa bistecca. Non hai altra scelta che rimettere a posto la succosa bistecca e prendere un sacchetto di insetti da mangiare”

Inquietante, ma questo non è più, ahimé, complottismo. E’ realtà.

Questa carta si chiama DO Black ed è stata sviluppata dalla compagnia svedese Doconomy in collaborazione con Mastercard. Ecco la sua mission: “”DO Black non solo aiuta gli utenti a monitorare e misurare le emissioni di CO2 associate ai loro acquisti, ma pone anche un limite all’impatto climatico delle loro spese“.

“Tutti dobbiamo fare i conti con l’urgenza della situazione e muoverci rapidamente verso un consumo più responsabile. Con DO Black non ci sono più scuse. Attraverso la nostra collaborazione con UNFCCC e Mastercard, DO consentirà alle persone di fare la propria parte per contribuire agli obiettivi di riduzione del carbonio dal 2030 in poi” Queste le parole della CEO di Doconomy Natahlie Green, mentre il responsabile per Mastercard per la Scandinavia e i Paesi Baltici Erik Gutwasser aggiunge “Per uno stile di vita più sostenibile sono necessari cambiamenti radicali”. Per ora questa carta è volontaria, ma sappiamo bene che è la classica tecnica della rana bollita e che, piano piano, diventerà un obbligo sociale averla.

E quindi si sta prefigurando questo “stile di vita sostenibile”: mangiare insetti, andare a piedi, no lavarsi. Giovannino Guareschi nel suo “testamento di un reazionario” si scagliava contro il progresso “che salva dieci malati e ammazza centomila sani” con diverse frasi profetiche: “il vero bieco reazionario – scriveva il papà di don Camillo – è chi, in nome del progresso e dell’uguaglianza sociale, vuol farci retrocedere fino alla selvaggia era delle caverne e poter così dominare una massa di bruti progrediti ma incivili” L’immagine di questo progresso a zero emissioni ci dà esattamente questo quadro: in nome del progresso ci stanno riportando all’età della pietra.

E guarda caso arriva dalla Scandinavia, dove si sta sviluppando un’idea di controllo sociale abbastanza terrificante. La Svezia ha sì rifiutato l’aberrante “modello zero Covid” fatto di lockdown e mascherine obbligatorie, ma questi Paesi paiono anche all’avanguardia in altri tipi di obbligo sociale: abbiamo già parlato del progetto della vicina Norvegia di tracciare l’acquisto di cibo. La linea è evidentemente la stessa.

E si spiega come mai il progetto Psy-Op parta proprio dai Paesi scandinavi che, assieme alla Cina, sono i candidati migliori per sdoganare un mondo orwelliano: Greta Thunberg è svedese, non americana o inglese, e forse non a caso. Inoltre i Paesi scandinavi, a differenza della Cina totalitaria, hanno fama di Paesi civilissimi e liberi e sono quindi un’esca migliore. Ma non dimentichiamo che anche il nostrano green pass voluto esattamente un anno fa dall’ex dittatore Mario Draghi era sulla stessa linea. Controllo sociale persino sul mangiare. Con la scusa del riscaldamento climatico.

Detto questo bisogna assolutamente prendere coscienza di quello che sta accadendo se non vogliamo trovarci obbligati a mangiare bacherozzi e bere acqua di fogna per salvare il pianeta.

ANDREA SARTORI

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