Era meglio la kryptonite rispetto a una fine simile: il nuovo Superman sarà bisex ed ecologista. Una svolta di un conformismo oramai più unico che raro, sull’onda del nuovo puritanesimo che impone il politically correct. “Strano che non sia nero”, direte voi. E invece no, perché dipende molto dal medium di riferimento: quello fumettistico ha la svolta sull’onda della moda LGTB e Greta Thunberg, ma quello cinematografico potrebbe essere interpretato da un attore di colore. Ma fermandoci alla rilettura sessuale della mitologia fumettistica abbiamo anche un Robin bisessuale e già in Skyfall un monumento all’eterosessualità come James Bond aveva fatto un’allusione a possibili rapporti con uomini.

E’ oramai in corso la rilettura di tutti i miti mediatici del XX secolo. Se tutte queste cose potevano avere un senso negli anni Sessanta, in cui davvero la rappresentazione dell’omosessualità e la diversità razziale erano un tabù che andava infranto, oggi la cosa sta assumendo contorni in alcuni casi solo patetici, in altri inquietanti.

Ritornando al fumetto, assistiamo a uno strano ribaltamento: nel 1954 il libro Seduction of the Innocents dello psichiatra americano Fredric Wertham mise sotto accusa il mondo dei Comics alludendo a una possibile relazione omosessuale tra Batman e Robin: quello che ai tempi di Wertham fece mettere sotto accusa il mondo dei fumetti sino ad arrivare alla “Comics Code Authority”, una sorta di autocensura delle case editrici di fumetti americane che verrà rotta solo da Stan Lee, oggi è il punto di forza dei fumetti, sino a diventare una sorta di “puritanesimo rovesciato” (l’anima puritana americana gioca molto in queste cose): anzi, il personaggio dei fumetti con valori tradizionali viene etichettato come fascista e quindi bisogna correre ai ripari. Una follia, che però qualcuno potrebbe tranquillamente derubricare a “innocua” e per nerd. E invece no, perché va a toccare il mondo dei bambini, per cui spesso quegli eroi sono icone. E che di quegli eroi hanno i pupazzetti. E qui entriamo nel mondo dei giocattoli.

In California ora abbiamo i reparti per giocattoli “gender neutral”: non c’è da stupirsi, siamo nella patria degli hippies, la roccaforte democratica, ed è già tanto, ci dice l’articolo, che il governatore Gavin Newsom non abbia proprio abolito gli spazi per maschietti e femminucce e abbia solo introdotto lo spazio gender neutral.

In realtà la questione del gender neutral tra i bambini non è nuova, e ha già visto una protagonista d’eccezione: la cantautrice canadese Celine Dion, che ha lanciato una serie di vestiti per bambini gender neutral. Colei che cantò la tradizionalissima storia d’amore fra Leonardo di Caprio e Kate Winslet sul Titanic aveva girato uno spot in cui, vestita di nero, scompiglia un reparto maternità levando ogni etichetta di maschietto o femminuccia per rendere tutti “neutrali”.

La linea di vestiti promossa dalla Dion ha aspetti inquietanti: innanzitutto, come molti hanno notato, la presenza massiccia di simboli di morte quali i teschi sui vestiti per l’infanzia. Oltretutto nel presentare questa linea, la Dion ha detto una frase abbastanza orwelliana:

“La moda ha il potere di modellare la mente della gente”.

E qui si parla addirittura di bambini, che sono menti che ancora si devono formare del tutto, e quindi sono estremamente malleabili. E il lavoro sulla mente dei bambini, più ancora che con la moda come intende fare Celine Dion, è efficace se fatto attraverso i giocattoli e i personaggi del mondo supereroistico, che sono i veri modelli dei bambini del XXI secolo.

Quindi, la questione non è semplicemente qualcosa da nerd: se il vecchio Superman era semplicemente un eroe che sconfiggeva il mostro, come nel classico archetipo che risale fino al mitologico Ercole, o al massimo è stato usato per la propaganda bellica negli anni Quaranta, oggi diventa un tool nelle mani dei nuovi plagiatori delle masse per dire che dobbiamo diventare tutti una specie di poltiglia informe senza identità e che dobbiamo seguire le indicazioni di Greta Thunberg.

E questo viene fatto sulle menti dei bambini. Il professor Wertham ebbe torto ai suoi tempi, che erano altri tempi, ma oggi avrebbe ragione a descrivere una pericolosa “seduzione degli innocenti”.

ANDREA SARTORI

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