L’Italia sta trasformandosi in un Paese autoritario a velocità crescente, e a farne le spese sono anche i ragazzi, gli studenti che in questi giorni stanno occupando le scuole per rivendicare il loro sacrosanto diritto allo studio, ad avere classi che non siano pollai, a strutture e strumenti adeguati dopo un periodo terribile fatto di didattica a distanza e sacrifici di ogni genere.
Le occupazioni hanno interessato moltissime scuole e hanno coinvolto almeno uno studente su dieci.
La risposta delle istituzioni alle richieste e alle proteste dei ragazzi è stata una repressione senza precedenti che ha scandalizzato persino la stampa mainstream, prontissima di solito ad avvallare e sostenere ogni forma di autoritarismo di questo governo.
Qualche giorno fa il Ministero dell’Istruzione, per la precisione l’ufficio scolastico regionale per il Lazio,  ha diramato una circolare in cui si esorta il personale scolastico a denunciare gli studenti  per il reato di interruzione di pubblico servizio  e a chiedere alle forze dell’ordine lo sgombero degli edifici scolastici.
Non basta. I professori devono trasformarsi in delatori identificando nella denuncia i singoli studenti occupanti ai quali, oltretutto, si dovranno “applicare anche le misure disciplinari previste dal regolamento interno di ciascuna scuola e dell’occupazione si terrà conto nel determinare  il voto di condotta”.
Le minacce del ministero guidato da Patrizio Bianchi appaiono gravi non tanto per le conseguenze giuridiche, visto che solo pochi mesi fa la procura di Roma aveva archiviato tutte le denunce relative alle occupazioni chiarendo che gli studenti “devono essere considerati soggetti attivi della comunità scolastica e partecipi alla sua gestione” e non va leso il loro diritto di “riunione e manifestazione”, quanto per le conseguenze simboliche.
Quello che avviene nella scuola, peraltro ad opera di ex sessantottini (il ministro Bianchi, classe 1952, era uno studente liceale nel 68), è l’applicazione del nuovo modello di Paese: un Paese autoritario, guidato da tecnocrati autoreferenziali, dove il dissenso e la protesta non sono tollerati e dove le forze dell’ordine sono il braccio armato del potere, chiamate costantemente a reprimere non i criminali, ma i cittadini che non si uniformano e osano contestare il manovratore.
ARNALDO VITANGELI
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