Spike Lee costretto a rimuovere teorie alternative nella serie sull’11 settembre

Dopo la censura sui social e il fenomeno della cancel culture, stiamo entrando ufficialmente nell’era dell’autocensura: sempre più ricercatori e persino artisti soccombono al clima di psicopolizia e, per non incorrere in polemiche e problemi o essere attaccati dai media mainstream, scelgono di autocensurarsi o di “rivedere” il proprio lavoro. L’ultimo caso, in ordine di tempo, è quello del regista, attore, sceneggiatore e produttore americano Spike Lee.

Dopo essere tornato in sala di montaggio per modificare il finale di NYC Epicenters 9/11-2021½, Spike Lee ha deciso rimuovere le scene in cui viene dato spazio a esponenti del “Architects and Engineers for 9/11 Truth” (Architetti e Ingegneri per la Verità sull’11 Settembre), che hanno messo in dubbio la versione e ufficiale del crollo delle tre torri del World Trade Center. Anche il capitolo finale è ora più corto di 30 minuti rispetto a quanto pianificato in precedenza.

La decisione è stata presa dopo le critiche per aver incluso le teorie, giudicate “complottiste”, nella sua docuserie HBO tributo alla città di New York, progetto in quattro parti il cui ultimo episodio andrà in onda in concomitanza con il 20/o anniversario dell’11 settembre.

Il taglio rieditato della quarta parte è arrivato pochi giorni dopo un’intervista con il New York Times, in cui Lee aveva difeso le teorie alternative proposte dai membri degli Architects and Engineers for 9/11 Truth.

«La quantità di calore necessaria per far fondere l’acciaio, quella temperatura non è stata raggiunta. E poi la giustapposizione del modo in cui l’edificio 7 è caduto a terra: quando lo metti accanto ad altri crolli di edifici che erano demolizioni, è come se stessi guardando la stessa cosa», aveva spiegato detto Lee.

Secondo Architects and Engineers for 9/11 Truth le Torri del World Trade Center di New York non sarebbero state distrutte dall’impatto di due aerei di linea, bensì da un’operazione di demolizione controllata condotta con esplosivi militari a base di nano-termite fatti detonare al momento opportuno per far crollare le strutture nel modo desiderato. L’associazione no profit è costituita da 2.363 architetti e ingegneri statunitensi che hanno firmato una petizione indirizzata al Congresso degli Stati Uniti per riaprire una vera investigazione indipendente sulla distruzione del World Trade Center.

A tale scopo, questi professionisti hanno realizzato nel 2019 una pubblicazione di 56 pagine intitolata Beyond Misinformation, What Science Says About the Destruction of World Trade Center Buildings 1,2 and 7 (“Oltre la Disinformazione, ciò che la scienza dice circa la distruzione dei palazzi 1,2 e 7 del World Trade Center”), inviata a oltre 20 mila professionisti, professori, legislatori e giornalisti che ha riaperto il dibattito tra i sostenitori della verità ufficiale e coloro che invece avallano da vent’anni una teoria alternativa.

Nell’intervista al New York Times, Lee aveva difeso l’inserimento di queste interviste, volendo che il pubblico decidesse da solo in merito alle dichiarazioni raccolte:

«Il mio approccio consiste nel mettere le informazioni nel film e lasciare che le persone decidano da sole. Rispetto l’intelligenza del pubblico».

Anche in questo caso, si è preferito offendere l’intelligenza degli spettatori, trattandoli come dei soggetti minorati incapaci di ragionare e decidere con la propria testa e si è deciso di adottare l’adagio del potere: trattare i cittadini come un gregge di pecore che va orientato ed eterodiretto, plasmato anche attraverso lo spettacolo in modo da penetrare nel loro immaginario e riempirne le coscienze a piacimento.

La versione ufficiale sui fatti dell’11 settembre – nonostante le numerose anomalie (per esempio il crollo dell’edificio 7) che spinsero molti ricercatori a esprimere i loro dubbi sulla ricostruzione degli attentati, lasciando intendere o denunciando pubblicamente che si sarebbe potuto trattare di una false flag operation messa in atto dai servizi – non può essere messa in discussione nemmeno a vent’anni di distanza, per non scalfire lo status quo.

Come già osservava nel 2006 Giulietto Chiesa il mainstream ufficiale distrugge, boicotta e censura coloro che indagano sulla verità alternativa alla visione ufficiale dei fatti, citando numerosi casi anche di ex ministri o ricercatori affermati, a partire da Thierry Meyssan fino all’ex ministro della Difesa tedesco negli anni ’70 e poi ministro per la tecnologia, Von Bülow.

E chi conosce i meccanismi del potere o anche soltanto dello spettacolo, a volte preferisce chinare la testa e autocensurarsi.

Enrica Perucchietti

vive e lavora a Torino come giornalista, scrittrice ed editor. È caporedattrice della Uno Editori e autrice di numerosi saggi di successo, tra cui ricordiamo: Fake news; Coronavirus. Il nemico invisibile

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