di Giulia Bertotto.

Il 28 maggio la Spagna riconoscerà lo Stato di Palestina, “per la pace, per la giustizia e per la coerenza. È giunto il momento di passare dalle parole ai fatti”. Lo ha annunciato il presidente del governo, Pedro Sanchez, ricordando che per raggiungere una soluzione a due Stati “è necessario che le due parti si siedano a dialogare”. Dunque “l’Autorità nazionale palestinese è il nostro partner per la pace e avrà bisogno di tutto il nostro sostegno per ristabilire i servizi di base e la sicurezza. La Spagna sarà pienamente impegnata in questi obiettivi”, ha detto Sanchez.

“Le Ong hanno denunciato più volte gli abusi nei territori occupati” e “questa passività deve finire”, ha affermato il premier. “Confidiamo che il riconoscimento serva a dire loro che siamo con voi e che c’è luce alla fine del tunnel”, ha proseguito. La Spagna si unirà agli “oltre 140 Paesi del mondo” che già riconoscono lo Stato palestinese: “Speriamo di non essere gli ultimi, che il nostro riconoscimento e le nostre ragioni aiutino altri Paesi a seguire questa strada”, ha proseguito il capo dell’esecutivo di Madrid.

Sanchez: “Netanyahu continua a bombardare gli ospedali e punisce con la fame”

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu “continua a bombardare ospedali, scuole, case e punisce con la fame, il freddo e il terrore più di un milione di bambini e bambine innocenti, al punto che questa settimana il procuratore della Corte penale internazionale ha chiesto la sua custodia per crimini di guerra”.

“È chiaro che Netanyahu non ha un progetto di pace per la Palestina”, “lottare contro Hamas è legittimo e necessario” dopo gli attacchi del 7 ottobre “ma Netanyahu sta generando tanto dolore e distruzione e rancore che mette in pericolo la realizzabilità della soluzione dei due Stati”, ha continuato il presidente socialista che ha poi invitato i Paesi che difendono i diritti umani e il rispetto del diritto internazionale ad agire per la Palestina come per l’Ucraina, “senza doppi standard”.

Norvegia, un’altra bandiera per la Palestina

Anche la Norvegia riconoscerà l’esistenza di uno Stato di Palestina la prossima settimana: lo ha annunciato il primo ministro laburista Jonas Gahr Støre [1], nonostante un monito da parte di Israele; ha infatti minacciato che ci saranno “gravi conseguenze”.

Irlanda, anche un governo di centrodestra riconoscerà lo stato di Palestina

Il riconoscimento della Palestina da parte dell’Irlanda è un “momento storico”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Micheal Martin nel corso di una conferenza stampa congiunta con il primo ministro Simon Harris e il ministro dell’Ambiente Eamon Ryan “I palestinesi meritano il diritto all’autodeterminazione e alla statualità'”, ha detto. il primo ministro irlandese Simon Harris, leader del partito di centrodestra Fine Gael ha annunciato il riconoscimento dello Stato di Palestina per il prossimo 28 maggio dicendo che i palestinesi a Gaza stanno vivendo in condizioni “spaventose, tra sofferenze, privazioni e fame. Una catastrofe umanitaria, inimmaginabile e inconcepibile per la maggior parte delle persone si sta svolgendo in tempo reale”.

La reazione di Israele e dei portavoce palestinesi

La decisione di riconoscere lo stato palestinese ha suscitato immediate reazioni da parte di Israele: il ministro degli esteri Israel Katz ha richiamato gli ambasciatori israeliani in Norvegia e Irlanda: “La parata della stupidità irlandese-norvegese non ci scoraggia, siamo determinati a raggiungere i nostri obiettivi: restituire la sicurezza ai nostri cittadini con la rimozione di Hamas e il ritorno dei rapiti. Non esistono obiettivi più giusti di questi”, riporta Ansa.

L’Autorità nazionale palestinese (Anp) e l’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) hanno accolto con favore l’annuncio dell’Irlanda, della Norvegia e della Spagna di riconoscere lo Stato di Palestina. Lo fa riferimento l’agenzia di stampa palestinese “Wafa”. La presidenza palestinese “apprezza il contributo al rispetto del diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione e all’adozione di misure concrete per sostenere l’attuazione della soluzione due popoli-due Stati”. La presidenza ha esortato altri paesi, in particolare quelli europei che non hanno ancora riconosciuto lo Stato di Palestina, a riconoscerlo in conformità con la soluzione dei due Stati riconosciuta a livello internazionale e basata sulle risoluzioni internazionali ed entro i confini del 1967.

E l’Italia?

L’Italia si è più volte detta a favore del riconoscimento dello Stato della Palestina, ma all’interno di un più ampio orizzonte di pace in Medio oriente, e non come azione unilaterale. Un’intesa “non può essere chiesta unilateralmente: il presupposto è il riconoscimento degli interlocutori, di Israele e del diritto degli israeliani a vivere in sicurezza” aveva detto la premier Giorgia Meloni a gennaio. Una posizione che ci pare moralmente ambigua e politicamente vile. Il riconoscimento di uno Stato da parte della comunità internazionale è infatti un atto simbolico, diplomatico e politico che si attua proprio in ragione del fatto che uno stato esercita violenza e oppressione su un altro, ignorando le risoluzioni Onu e gli appelli delle associazioni umanitarie.

L’associazione Schierarsi dell’attivista e reporter Alessandro Di Battista prosegue la raccolta firme, sia online sia nelle piazze, per una legge di iniziativa popolare con la quale chiedere al governo italiano di riconoscere lo stato di Palestina come Stato sovrano [2].

Nella precedente legislatura la mozione presentata da Alternativa, primo firmatario Pino Cabras, per il riconoscimento dello Stato Palestinese, fu insabbiata dalla soverchiante maggioranza che sosteneva il governo Draghi, con il rinforzo di Fratelli d’Italia.

Genocidio in Palestina? Una “bestemmia”

La senatrice Liliana Segre intervenuta al convegno (dal titolo strumentale e tendenzioso, lasciatecelo dire) L’aumento e il cambiamento dell’antisemitismo dopo il 7 ottobre a Milano, ha definito “una bestemmia” equiparare la Shoah con quanto sta succedendo in Palestina utilizzando il termine “genocidio” [3].  “Mi chiedo dove trovo le parole per giustificare in qualunque modo cosa si possa fare oggi, quando la gioventù ignorante della storia – perché sono veramente pochi quelli che la studiano – va nelle università a gridare?”.

Non possiamo davvero credere che la senatrice non sia informata sui 75 anni di pulizia etnica, embargo economico, segregazione razziale, inaccessibilità alla sanità, abusi giuridici, arresti arbitrari, violenze sistematiche da parte dei coloni sugli abitanti dei territori occupati, con un particolare accanimento sui gazawi. A noi l’unica bestemmia sembra essere l’incapacità umana di rinnovarsi, di interrompere la coazione a ripetere della paura e della vendetta, l’ostinazione interiore nel dolore e nella sopraffazione.

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NOTE:

[1] Dal 2005 al 2012 Støre fu nominato ministro degli esteri nel governo di Jens Stoltenberg. Dal 2012 al 2013 è stato ministro della salute. Il 14 giugno 2014 è stato eletto capo del Partito Laburista, succedendo a Stoltenberg, nominato Segretario generale della NATO.

[2] https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/02/09/litalia-riconosca-lo-stato-di-palestina-lassociazione-schierarsi-lancia-la-raccolta-firme-per-una-legge-di-iniziativa-popolare/7440499/

[3] https://tg24.sky.it/mondo/2024/05/21/segre-israele-genocidio

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