Se tu credi che un ciccione vestito di rosso arrivi in tutte la case dei bambini, la notte di Natale, perché io non posso credere al Grande Cocomero? Così parlò il baby-poeta Linus, partorito dalla geniale matita di Charles Monroe Schulz, il padre dei Peanuts.

Del resto, lo sanno tutti: il Grande Cocomero sorgerà dall’orto, la notte di Halloween, mettendosi a volare. In effetti, ormai il cielo è affollato di divinità volanti. Apparizioni, strani fenomeni. Malanni oscuri e terribili, che si materializzano. E salvazioni altrettanto soprannaturali.

DELUSI DAI POLITICI

Una delle più potenti magie oggi in voga consiste nella presunta ripulitura dell’anima che si otterrebbe mediante la diserzione politica. Alla base, infatti, sembra esserci una premessa quasi teologica: si salva – moralmente, almeno – solo chi riesce a ripudiare il sistema e le sue impure ritualità. La più blasfema? Persino ovvio: la partecipazione elettorale.

Il bollettino odierno dà facilmente ragione ai delusi, ai nauseati. Basta osservare le mosse di Giorgia Meloni, presentatasi come outsider: sta facendo l’esatto contrario di quanto aveva promesso. Non vuole (non può?) stare dalla parte degli elettori. Ha scelto la più cieca obbedienza al peggior potere.

IL TRADIMENTO DI GRILLO

Tradimento? Bruciante la mortificazione inflitta dai 5 Stelle dopo il 2018. Addirittura spettacolari, nel disattendere tutte le aspettative. La loro caratteristica: uno spiccato messianismo, con il quale lo stesso Grillo (l’Elevato) ha giocato moltissimo, tra gli applausi e le risate affettuose dei devoti adoranti.

La più catastrofica, tra le ingenuità dei grillomani di ieri? La beata idea di una palingenesi miracolosa e definitiva. La fede assoluta nell’avvento demiurgico di un taumaturgo universale, in grado di risolvere i mali del mondo. Il Grande Cocomero: più strabiliante del Tetrafarmaco di Epicuro.

NEW AGE: IL MIRACOLO

Significa non vedere, non ragionare, non capire. E soprattutto, non sapere. Per esempio: non sapere che la politica è l’arte del possibile, non dell’impossibile. E come tutte le arti, è plasmata – giorno per giorno, tra alti e bassi – dai suoi artigiani: ottimi, pessimi, mediocri. Il più delle volte, a metà strada: luci e ombre.

C’è da domandarsi dove siano stati, in tutti questi anni, milioni di cittadini. Davvero si sono attardati in religioso silenzio, la sera, nell’orto dei cocomeri? Sicuramente, li conforta il successo (parallelo, speculare) della new age. La felicità in dieci comode lezioni. La risposta a tutte le domande, la soluzione a ogni problema.

LA MELONI, ULTIMO BLUFF

Schematismo e faciloneria: è la brodaglia in cui il sommo potere sguazza. È proprio roba sua: apparecchiare vie d’uscita solo apparenti, che non richiedono la fatica quotidiana dell’impegno, del lavoro, dello studio. Eureka, esulta l’ingenuo. E con lui il mago, che ha organizzato il gioco e creato il miraggio, l’ologramma della sua verità.

Qualcuno dice: se persino la Meloni dimostra plasticamente l’inutilità del voto, solennissima presa in giro ai danni dell’elettore, allora vuol dire che tutto è vano. Votare sarà sempre e solo un inganno: lasciate ogni speranza, voi che entrate nell’indegno seggio elettorale.

SFIDUCIA COSMICA

Conta talmente poco, la disfida a suon di schede, che avremmo tranquillamente potuto evitare fin dall’inizio di frequentare le urne. Questo è quello che pensano – davvero – molti soggetti critici, ieri in prima fila nelle piazze che protestavano contro il Green Pass.

Quindi, secondo loro, è come se l’assetto dell’Italia contemporanea fosse irrilevante, a prescindere dallo storico referendum monarchia-repubblica. Non sarebbe cambiato niente, sembrano dire: tanto, con un sovrano o un presidente, sarebbe la stessa cosa. Dittatura o democrazia? Idem. Mussolini o Draghi, semplici variazioni sul tema.

REFERENDUM STORICI

E avanti così: i referendum su divorzio e aborto, poi quello sul nucleare. Se tutti fossero rimasti a casa, l’interruzione di gravidanza sarebbe ancora illegale. E oggi il Belpaese continuerebbe a veder funzionare le sue centrali atomiche.

Con un altro referendum – quello promosso da Mario Segni – venne letteralmente demolito il sistema proporzionale, per punire la partitocrazia della Prima Repubblica. Da allora il paese è commissariato: e proprio grazie al voto degli italiani (improvvido, in quel caso, ma è sempre facile far parlare il senno del poi).

IO RESTO A CASA

Ora viviamo in un caos assoluto, in cui la popolazione è stata progressivamente precipitata nell’angoscia. Prima con la precarietà indotta dall’austerity, poi addirittura con l’aggressione del terrorismo sanitario, casa per casa. Adesso anche con la guerra. E per chi ci crede, persino con l’ultima geniale trovata: il panico climatico.

Cambiano le maschere, ma non la tragicommedia. Unica costante, regolarmente ravvisabile: la segreta speranza che le urne restino semideserte. “Io resto a casa”, era lo slogan ignorante della primavera 2020, all’epoca della grande infamia. Slogan ripreso due anni dopo – pari pari – anche da certi valorosi eroi del dissenso, profeti dell’astensionismo: “Io resto a casa”, tanto per cambiare.

ESILIATO IL DISSENSO

Risultato: non c’è più un solo parlamentare in grado di rappresentare l’anti-mainstream, in sede istituzionale, almeno a livello di testimonianza. Quelle di prima erano voci nel deserto? Sicuramente. Ma c’erano. E con la loro stessa presenza in aula impedivano all’establishment di dichiarare ufficialmente estinte le forme-pensiero dissonanti.

Sembra un dettaglio da poco, invece è fondamentale. Esattamente a quello pensavano, gli stregoni che indissero le elezioni sotto l’ombrellone. Proprio quello volevano: diserbare Camera e Senato. Dichiarare chiusa, per sempre, la possibilità (anche solo teorica, virtuale) di avere tra i piedi qualche rumoroso guastafeste, impossibile da zittire proprio in quanto parlamentare.

NON VOTI? IL POTERE BRINDA

Obiettivo supremo: cancellare il popolo, anche simbolicamente, insieme ai suoi rappresentati. Agenda apertamente illustrata nel 1975 nelle pagine de “La crisi della democrazia”, libello promosso dai guru della Trilaterale e introdotto da Gianni Agnelli nell’edizione italiana. La tesi: troppa democrazia fa male. La loro raccomandazione: inoculare disimpegno, sfiducia, apatia e disaffezione nei confronti della vita pubblica.

Ci sono praticamente riusciti: l’astensionismo è alle stelle. Chi contesta il governo lo fa solo sui social, anche attraverso i media alternativi. E senza mai avvicinarsi – nemmeno per sbaglio – all’idea di potersi impegnare personalmente nella costruzione di un progetto collettivo basato sulla capacità di tradurre in politica le denunce, i sentimenti, le istanze più sentite.

RIFIUTARE IL MONDO

Alternative? Nessuna. L’astensionista filosofico sembra contemplare un’unica possibilità: il ritiro dal mondo. Una fuga quasi monastica, che vorrebbe essere anche categorica e totale: quindi anche residenziale, alimentare, scolastica, sanitaria. Fiscale, magari. Obiezione assoluta, su tutta la linea. E invece il più delle volte si ferma lì: al semplice astensionismo elettorale, comodo e innocuo, palesemente incoraggiato dagli stessi manovratori.

Tanto scetticismo nasce da una precisa visione: è l’impraticabilità del campo ad alimentare quel particolare, improprio pessimismo leopardiano. Come se ci si fosse svegliati una mattina, dopo un brutto sogno, scoprendo di colpo che il mondo popolato dai sapiens non è esattamente un paradiso.

PERCHÉ TRUMP FA PAURA

Eppure lo si dovrebbe sapere: nessuna vera battaglia è mai stata facile. Negli ultimi trent’anni i politici hanno sistematicamente deluso? Vero: si sono limitati a eseguire ordini superiori, riducendo le elezioni a una farsa incresciosa. Ma da qui a dire che possiamo rinunciare al sistema formalmente democratico, ne corre.

Basta dare un’occhiata al Paese della Libertà, quello che nel 2020 ha liquidato il presidente uscente con il più clamoroso imbroglio elettorale della sua storia. Se davvero non contasse nulla, il voto, come si spiegherebbe la persecuzione giudiziaria con la quale si sta tentando di fare a pezzi Donald Trump?

URNE VUOTE? TANTO MEGLIO

Di questo hanno paura, i padreterni che organizzano le crisi planetarie: del fatto che le popolazioni tornino a votare. E che lo facciano in modo convinto, se appena immaginano che ne valga la pena: se cioè scorgono idee diverse, in campo. E interpreti credibili.

Nel paese dei Grilli e delle Sardine, non c’erano primattori: solo comparse. Meteore come Renzi e Salvini. Pessimo spettacolo, il loro: sembrava fatto apposta per convincere il maggior numero di persone a rinunciare a votare, a rifugiarsi comprensibilmente nello sciopero elettorale.

GRANDE ASSENTE: LA POLITICA

Chi oggi (dolorosamente, in buona fede) ha gettato la spugna perché indignato dalla cialtroneria di quei politicanti, forse pensa che la democrazia non esista davvero più. Ritiene quindi che la competizione elettorale sia perfettamente inutile: una beffa, addirittura. E forse non vede che, se siamo nei guai, è proprio perché la politica è sparita. È stata accanitamente soffocata, svuotata, ridotta a parodia di se stessa.

La durezza dell’ultimo triennio – senza precedenti, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale – impone scelte di campo piuttosto drastiche. Una volta che si siano aperti gli occhi sulla reale natura del potere che attualmente ci domina, restano due strade: la dolente rinuncia o la fatica della costruzione, prima ideologica e poi pratica.

IL CASO KENNEDY

Questo, se si vuole restare coi piedi per terra. Se invece si pensa che tutto sia comunque vano e che semmai sarà la provvidenza a sistemare le cose, si può arrivare a sospettare che persino Robert Kennedy Junior sia una chimera, un povero sprovveduto o – peggio ancora – l’ultimo dei gatekeeper.

Esistono mille forme di resistenza, individuale e non. Più l’abuso di potere rasenta la barbarie, più le solidarietà si moltiplicano. La disgrazia è sempre fertile: proprio la “sospensione della democrazia” che abbiamo appena vissuto ha spinto gruppi di persone a unirsi, sposando la causa comune della libertà.

QUESTIONE DI COSCIENZA

L’importante, per i dominatori, è che questo mondo di dissenzienti resti frammentato e in ordine sparso, senza la forza di fare fronte comune. In questo, è fondamentale lo schema collaudato dalla new age: la convinzione che, ancora una volta, sarà il Grande Cocomero a sistemare tutto, prodigiosamente.

Un salto quantico della coscienza? Uno slancio universale verso i valori più autentici e amorevoli dell’umanità? Esatto: ma a condizione che tutto ciò non si traduca mai in qualcosa di politico. Perché potrebbe disturbare la quiete spirituale, messianica, che si respira nel magico orto dei cocomeri.

Torna in mente l’apologo narrato da Anthony De Mello, sul religioso che – durante l’alluvione – rifiuta per tre volte i soccorsi, incrollabile nella sua fede miracolistica. Quando poi viene sommerso e si ritrova al cospetto dell’Onnipotente, lo rimprovera: «Mi hai lasciato annegare, nonostante la mia devozione». Al che, l’Altissimo lo rimbecca: «Io avrei ignorato le tue preghiere?! Guarda, grullo, che ti avevo mandato ben tre barche».

GIORGIO CATTANEO

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