Siamo sotto attacco: solo uniti possiamo vincere

Sta capitando sempre più spesso. Ieri è toccato a lafinanzasulweb vedersi rimuovere un video da youtube con la dicitura “disinformazione in ambito medico”; una rimozione che comporta per una settimana l’impossibilità di pubblicare contenuti sulla piattaforma. La censura è accompagnata dalla solita minaccia di bloccare il canale per un periodo più lungo, se capitasse una seconda volta, e di cancellarlo per sempre in caso di una terza violazione. La minaccia è molto concreta, lo sanno bene gli amici di Byoblu, un pilastro dell’informazione in rete, una testata registrata con oltre mezzo milione di iscritti, cancellata dall’oggi al domani per non aver rispettato le “norme della community”, ossia avere messo in discussione il racconto del Potere.  Colpirne uno per educarne cento, avranno pensato i censori del tubo, ma la lezione non è stata imparata e dunque la Sacra Inquisizione  Digitale prosegue nel suo lavoro.

Tutti i canali della libera informazione, grandi e piccoli, sono sotto attacco, demonetizzati, censurati e perseguitati.

Non è un caso che proprio ora i padroni globali, come amava chiamarli il compianto Giuletto Chiesa, impongano una stetta crescente sulla libertà di espressione sui social che, direttamente o indirettamente, essi possiedono e che sono ormai diventati monopolisti della comunicazione.

Ora infatti il racconto ufficiale sull’emergenza sanitaria appare sempre più assurdo e contraddittorio: in Gran Bretagna, dove la grande maggioranza della popolazione è stata vaccinata, i contagi sono più numerosi che nel resto del Vecchio Continente, al punto che il nostro governo sta considerando di imporre la quarantena a chi arrivi dal Regno Unito. I vaccini, che ci assicuravano essere privi di rischi, hanno causato la morte di molte persone, e sono stati ripetutamente sospesi per gli effetti collaterali, e oltre che rischiosi si sono rivelati totalmente inefficaci, come dimostra il caso della Gran Bretagna. I lockdown che hanno trasformato i cittadini in tanti condannati agli arresti domiciliari non hanno portato vantaggi visto che, numeri alla mano, i Paesi che non li hanno adottati non hanno avuto una situazione più grave di quelli che, come il nostro, hanno rinchiuso i propri cittadini. Persino sull’origine del virus la “comunità scientifica” si è platealmente contraddetta.

Proprio ora che i fatti smentiscono i dogmi del Potere è essenziale silenziare le voci libere ed evitare che queste contraddizioni siano mostrate all’opinione pubblica in tutta la loro gravità, e per questo le censure si moltiplicano.

Ma ogni crisi nasconde al suo interno un’opportunità, come insegnano i cinesi, che utilizzano lo stesso termine per i due concetti.

L’informazione libera ha ormai un bacino di utenti enorme, almeno un milione di persone seguono quotidianamente i vari canali e le varie testate di quella che viene chiamata “controinformazione“.  Qualcuno penserà che non sia un numero esorbitante, in un Paese di 60 milioni di persone, ma se consideriamo che, sommando copie cartecee e digitali, i tre maggiori quotidiani italiani, non arrivano a mezzo milione il quadro cambia. D’altronde se non fossimo rilevanti non ci censurerebbero, si limiterebbero a ignorarci.

Ma la crescente domanda di informazione che non obbedisce al Potere globale non basta, se l’offerta è frammentata e disorganizzata.

Per questo è vitale unirsi, creare sinergie, fondersi, rinunciando a pesonalismi e mettendo da parte le ambizioni personali.

Solamente collaborando alla creazione di poli editoriali in grado di reggersi autonomamente possiamo essere indipendenti dai social e liberi dalla paura di censure. Solo così possiamo rispondere alla propaganda e alle menzogne del mainstream.

Anche gli utenti però devono fare la propria parte, modificando le proprie abitudini se vogliono continuare a usufruire di un’informazione libera, in un momento storico in cui è essenziale sapere quello che accade e che i media ufficiali non raccontano.

Molto spesso ci sentiamo dire “lasciate youtube, andate su telegram, o su rumble, o su altri social più liberi” ma quando lo facciamo vediamo che solo una piccola porzione dell’audience ci segue. Oltretutto anche queste piattaforme sono soggetti privati che, presto o tardi, finiranno per applicare le stesse regole di youtube o facebook.  Su qualsiasi piattaforma globale, sia essa americana, russa o cinese, non saremo mai a casa nostra, dobbiamo quindi costruire una realtà che sia autonoma e di massa al tempo stesso.

Per questa ragione ho iniziato a collaborare con Visione TV, in un’ottica di sinergia tra i canali che tanto avete richiesto, ed è per questo che, da ora, collaborerò strutturalmente a questo Blog, che vorremo trasformare in una testata più seguita dei siti dei grandi quotidiani nazionali… quelli più “venduti”, per dirla con le parole di Toscano.

Qui siamo liberi e siamo a casa nosra, qui siamo padroni, e quindi lo siete anche voi. 

ARNALDO VITANGELI

Visione TV

Visione Tv nasce per difendere la libertà di pensiero e di espressione oggi più che mai minacciata dal pensiero unico imposto da un sistema mediatico prevalente che ha perso il senso del limite e della misura

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