Ebbene sì: gli asini volano. Pearl Harbor? Gli Usa furono colti di sorpresa dai giapponesi. La guerra in Vietnam? Provocata da Hanoi, che prese a cannonate gli incrociatori americani nel Golfo del Tonchino. Il disastro nel Donbass? Tutta colpa di Putin, feroce dittatore impazzito.

E vogliamo parlare dell’11 Settembre? Un colpo messo a segno da un branco di beduini analfabeti, all’insaputa della Cia, coordinati da un fanatico barbuto rintanato in una grotta afghana. L’invasione dell’Iraq? Ovvio: decisa per azzerare la minaccia delle terribili armi di distruzione di massa detenute da Saddam Hussein.

MENZOGNE AL POTERE

Ma certo, gli asini volano. Non fanno altro che svolazzare sulle nostre teste. Il penultimo quadrupede alato è comparso nel 2020, sotto forma di virus letale: un morbo pandemico e inaffrontabile, per il quale non esistevano cure. Se non il rimedio – poco costoso e per nulla lucrativo, oltre che efficacissimo e sicuramente innocuo – del siero sperimentale a vettore genetico.

Dubbi? Assolutamente mai, per chi crede nelle capacità di decollo degli equini. Basta fidarsi di sua eccellenza il venerabile Mario Draghi: «Se non ti vaccini, muori», garantì il sommo volatore di asini, già rinomato salvatore della patria (privatizzazioni-killer) e poi dell’euro (austerity-killer).

GREEN: IL DIKTAT DELLA FINANZA

Viene da domandarsi come facciano, tante persone – sane di mente e sostanzialmente corrette, rispettose, equilibrate – a non ridere in faccia a quei soavi narratori (sempre gli stessi, da decenni) che ora impongono per decreto anche l’ultima, spettacolare trasvolata asinina: quella a cui ha fatto da madrina una ragazzina svedese sedicenne, improvvisamente trasformata in Giovanna d’Arco del terzo millennio. Missione: salvare il pianeta.

Come? Nel solito modo: facendo alzare in volo interi stormi di asini, ben foraggiati dai soliti noti. L’imperatore finanziario Larry Fink (BlackRock, padrone della Terra) e il suo codazzo di servitori prezzolati: politici, think-tank, grandi media, istituzioni internazionali e scienziati di complemento. Tutto lo stato maggiore dell’aviazione asinina in servizio permanente.

LA TESI: COLPA NOSTRA

La tesi: voi, comuni mortali – brutti e cattivi, incorreggibili – state letteralmente facendo esplodere il clima terrestre. Urgono rimedi drastici, vessazioni dolorose e impopolari. Dimenticate l’amata motocicletta, meglio il monopattino. Rottamate il diesel, comprate le nostre auto elettriche. E sbarazzatevi delle vecchie abitazioni energivore: svendetele a noi, piuttosto.

Non è che avanzi proposte, Larry Fink: ogni sua parola è un ordine. Insieme agli altri due maggiori fondi d’investimento consociati, Vanguard e State Street, condiziona in modo decisivo l’azionariato di qualunque cosa conti, nel mondo. Ergo, la sua ultima “letterina agli investitori” ha sortito un effetto immediato: mollare le fonti fossili, pena il “disinvestimento” del ricattatore finanziario e quindi la rovina delle aziende.

ALIBI, PER NUOVE DITTATURE

Metodi da caserma, quelli dei volatori di asini. Prove? Non servono. Deve bastare la fede. Il dogma, che poi diventa un mantra. La colpa è vostra, ripetono: dovete cambiare il vostro stile di vita. Dovete farlo adesso, subito, e alle nostre condizioni. Permettendoci di cogliere un doppio risultato: accumulare fantastiliardi con il green e farvi sentire in colpa, dunque sottomessi e pronti a subire qualsiasi imposizione senza protestare, pena l’accusa di eresia.

E non fosse vero niente? Se cioè fosse una semplice leggenda, quella degli asini volanti? Tradotto: sicuri che siano proprio le emissioni “climalteranti” a far impennare le temperature, in un pianeta nel frattempo avvelenato a morte e sotto cieli trasformati in discariche, velati dalle nubi artificiali rilasciate dagli aerei?

VIETATO DIRE LA VERITÀ

Nella testa delle persone per bene dovrebbe scattare un allarme: anche solo nel vedere con quanto accanimento viene perseguitato chi osa mettere in dubbio il fatto che gli asini volino. Non importa se lo scienziato si chiama Carlo Rubbia, Antonino Zichichi o Franco Prodi: oggi, chi dissente viene trattato come Luc Montagnier, il maggior virologo del Novecento, rottamato come vecchio imbecille nonostante il suo Premio Nobel.

Credere, obbedire e combattere. L’Unione Europea in prima linea: entro il 2035 vorrebbe eliminare i veicoli a benzina, di concerto con gli Usa. Nemmeno un miliardo di persone. Gli altri sette miliardi? Non ci pensano proprio. Mappamondo alla mano, non risulta abbastanza vistosa la presa in giro? Senza contare poi l’impatto ambientale dell’elettrico: secondo alcuni, più pesante di quello dei carburanti.

FALSA EMERGENZA

Ma poi: perché oscurare un immenso problema reale – l’inquinamento – utilizzando il terrorismo climatico? Di nuovo: ad allarmare è lo stile di comando. L’imposizione, basata sulla propaganda a reti unificate. Peggio: censurando le voci scomode, mettendole al bando con piglio totalitario. Come si fa a non insospettirsi?

La premessa: sono le emissioni antropiche, i gas serra, a deteriorare il clima. E l’andamento climatico è preoccupante, catastrofico e senza precedenti nella storia. Soprattutto: non si era mai visto un cambiamento così repentino. Vero? No: falso. Tutto, da cima a fondo. Chi lo dice? Lo dimostrano i 1500 scienziati del cartello mondiale Clintel, creato dal norvegese Ivar Giaever, Premio Nobel per la fisica.

FRANCO BATTAGLIA: TUTTO INVENTATO

Ammettono: sì, i gas serra possono concorrere alle variazioni climatiche. Ma in percentuali irrisorie: basta saper leggere, davvero, il ruolo dell’anidride carbonica. È verissimo che la CO2 trattiene in atmosfera la radiazione terrestre, che altrimenti si disperderebbe nello spazio. «Quando però l’anidride raggiunge una certa soglia, un suo ulteriore aumento diventa irrilevante: perché quella piccola quota di microonde emesse dalla superficie terrestre viene interamente assorbita dalla CO2 già presente. Quindi, altra anidride non avrebbe ulteriore radiazione terrestre da assorbire: tutto qui».

A esprimersi in questi termini è il professor Franco Battaglia, tra i 1500 sottoscrittori della dichiarazione internazionale “There is no climate emergency”, non esiste nessuna emergenza climatica. Chimico e fisico, ricercatore al Max Planck Institut di Göttingen (Germania) e poi nelle università statunitensi di Rochester e Buffalo nonché alla Columbia University di New York, Battaglia ha insegnato negli atenei di Roma e ora è in forza all’università di Modena.

SCIENZIATI CONTRO

Nel 2012, presentò a Bruxelles (Parlamento Europeo) una conferenza dal titolo “Soaring energy bills, a failure of the European energy policy?”. Ovvero: l’aumento delle bollette testimonia il fallimento della politica energetica europea? Profezia pienamente confermata, stando almeno all’attuale situazione catastrofica.

Stiamo proprio sbagliando tutto, sostiene Battaglia. «Il presupposto (errato) è un colossale falso scientifico: cioè la tesi secondo cui il clima sta cambiando per colpa delle emissioni antropiche. Ma non è vero: è una grossa bugia. Ed è falso che sia il 97% degli scienziati a credere all’origine umana delle alterazioni climatiche».

BUGIE STATISTICHE

Questo 97% si ricava infatti da un report confezionato da otto specialisti che hanno studiato a fondo qualcosa come 12.000 lavori scientifici, nei quali compare l’espressione “global warming”. «Ebbene: di questi 12.000 studi, appena il 33% si riferisce al “climate change” come antropogenico. E solo di questo 33%, il 97% ritiene che il fenomeno sia effettivamente di origine antropica».

In altre parole: i padroni dell’Occidente vorrebbero imporre qualcosa di inaudito, sulla base del parere un’esigua minoranza scientifica, “vendendo” però l’idea che a pensarla così sia la stragrande maggioranza (la solita favola: rieccoli, gli asini che volano).

IL CLIMA CAMBIA SEMPRE

«Ma la cosa non è nemmeno così rilevante», precisa il professore. «Perché, per sostenere una congettura – qualunque essa sia – non ce la si può cavare affermando “lo dice la maggioranza”, e nemmeno “lo dicono tutti i Premi Nobel”. Non è il consenso tra gli uomini, a indicare la verità: è il consenso tra i fatti».

E quali sono, i fatti? «Primo: il clima del pianeta è stato più caldo, rispetto a oggi, in parecchi momenti storici. Nell’ultimo mezzo milione di anni, ogni centomila anni c’è stato un “optimum climatico”: noi stiamo vivendo l’ultimo. Ma quegli “optimum climatici” di cento, duecento, trecento, quattrocentomila anni fa, hanno avuto picchi di temperatura superiori a quelli attuali. Quindi, non c’è niente di straordinario se le temperature continueranno a salire, fino a raggiungere i valori massimi già occorsi nel passato».

IERI TEMEVANO UN’ERA GLACIALE

Se guardiamo gli ultimi diecimila anni, ricorda Battaglia, ci sono stati il periodo caldo olocenico, poi quello romano, poi quello medievale: con temperature ben superiori alle attuali. Poi c’è stata la Piccola Era Glaciale, con il minimo del 1690. «Da allora, il pianeta sta tornando a scaldarsi: quindi non da cento, ma da trecento anni. E dunque: che cosa può aver fatto scaldare la Terra per i primi 150 anni, dal 1690 al 1900? Di certo, non le nostre emissioni».

Poi, curiosamente, nei decenni tra il 1940 e il 1980, le temperature del pianeta scendevano: e quelli erano anni di boom industriale, con emissioni record. «Eppure, il termometro calava: tant’è che negli anni ’70 tutte le agenzie scientifiche (e gli organi di stampa) erano in allarme per il rischio di una possibile, imminente era glaciale. Invece, dal 1980 in poi la temperatura ha ripreso a salire. Ma attenzione: a partire dal 2000, le temperature si sono di nuovo stabilizzate: hanno smesso di aumentare come invece avevano previsto e temuto».

TEMPERATURE STABILI

Ci dicono che l’attuale riscaldamento è comunque più veloce che nel passato? «Ebbene: non è vero neppure questo. Lo dimostrano i numeri dell’ultimo periodo, segnato persino da flessioni verso il freddo. E ora, negli ultimi 15 anni, le temperature si sono ulteriormente stabilizzate».

Altro indicatore, agitato dalla propaganda allarmistica: aumentano in modo esponenziale i casi di eventi climatici severi. «Ancora una volta: non è vero». Ragiona Battaglia: negli ottant’anni compresi tra il 1850 e il 1930, l’America è stata colpita da 149 uragani (di cui 10 di “forza 4”). Negli ottant’anni successivi, dal 1930 al 2010, gli uragani sono calati di numero (appena 135, di cui solo 8 di “forza 4”). «Beninteso, sono fluttuazioni statistiche che valgono solo a livello indicativo: ma come si vede, tutto questo non può essere certo spacciato per aumento, visto che si tratta di una diminuzione».

LA BUFALA DELLE EMISSIONI

Nonostante ciò, ci dicono che dobbiamo ridurre le emissioni. Il Protocollo di Kyoto? Le voleva ridurre a livello globale del 3%, rispetto ai livelli del 1990. Il “20-20-20” (pacchetto per il clima dell’Unione Europea) intendeva tagliare le emissioni del 20%, sempre rispetto al ’90. «E invece cos’è successo, nel frattempo? Oggi le emissioni sono cresciute del 60%».

Obiettivamente – annota lo scienziato – la riduzione delle emissioni è irrealizzabile. «Cina e India le hanno aumentate del 350%, rispetto al 1990. Ma la stessa Europa, che in questi ultimi dieci anni le avrebbe diminuite, in realtà ha delocalizzato le sue industrie trasferendole all’estero. E nonostante questo, complessivamente, le emissioni sono aumentate ancora: sono diminuite in Europa, ma quelle delle aziende europee all’estero sono aumentate del 40%. Nell’insieme, quindi, l’Europa le ha aumentate del 20%».

EUROPA RIDICOLA

Ultimo tema: dovremmo fare una riduzione unilaterale, cioè su scala nazionale e al massimo continentale? Viene da ridere, in effetti. «L’Italia conta per lo 0,9%, l’Europa per il 9%. Dunque: anche se oggi, con la bacchetta magica, riducessimo le nostre emissioni a zero, l’effetto sul clima sarebbe totalmente nullo. Il crollo delle emissioni inciderebbe – moltissimo – soltanto sulla nostra economia», spingendola nel baratro.

Questo è il vero problema, insiste Franco Battaglia: «Si sta impiantando una politica energetica totalmente fallimentare, sulla base di un presupposto che è scientificamente sbagliato, del tutto infondato». Ecco il punto: ancora loro, gli asini volanti. Che ormai si sono impossessati dei media: e predicano le loro favole a una platea disinformata e ipnotizzata, tenuta costantemente in preda all’angoscia.

Avviso ai naviganti: aprite gli occhi, per favore. Quale arma usano, i domatori di asini? Sempre la stessa: la paura. L’emergenza, cioè: l’anticamera della coercizione. In tutti i campi: l’Oms sta preparando un futuro delirante, a libertà limitata (pass vaccinale universale). Stesso andazzo per la gestione del terrore climatico: sottomettere i popoli, sulla base di teorie spacciate per verità di fede. Invenzioni pericolose, emanate sempre dallo stesso soggetto: un’élite criminale, specializzata in menzogne da imporre a mano armata.

GIORGIO CATTANEO

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