Coi portuali di Trieste Draghi ha cercando di seguire le orme della Thatcher – il primo ministro britannico che negli Anni 80 piegò i minatori  ma non è affatto detto che ci riesca. Mandati contro gli idranti contro i triestini, in un’ideale staffetta si è fermato stamattina, lunedì 18 ottobre, il porto di Ravenna.

Intanto a Genova prosegue per il quarto giorno  il presidio dei portuali che rifiutano l’obbligo di green pass. Al blocco del varco Etiopia, attivo da venerdì, stamattina si è aggiunto il blocco del varco Albertazzi. I manifestanti lasciano passare le merci deperibili, ma gli effetti cominciano a sentirsi ugualmente dato che  – un copione già visto a Trieste – è stato richiesto l’intervento del prefetto. Ai portuali si sono aggiunti lavoratori di altre categorie e manifestanti arrivati da fuori città.

Dal porto di Ancona vengono notizie confuse: i lavoratori che da venerdì 15 stazionavano in via Mattei si sarebbero spostati nelle ultime ore davanti alla Prefettura. Chiara invece la situazione a Ravenna: doveva essere solo un presidio contro il green pass, è diventato anche un corteo non autorizzato ma soprattutto  dalle 7 di stamattina gli autocarri non riescono ad accedere al porto, che non è esattamente una darsena di provincia. In un anno passano di lì oltre 26 milioni di tonnellate di merci; il porto di Ravenna, come afferma orgogliosamente la Regione, è il primo punto di approdo delle importazioni in Emilia Romagna.

La protesta è stata organizzata “In risposta all’azione di Trieste, contro il vergognoso e anticostituzionale certificato verde”. In questo quadro, scrivono i portuali in un comunicato, anche il porto di Ravenna vuole essere fulcro di attività di resistenza alla deriva antidemocratica in cui si trova il paese”.

E ancora: “Intendiamo con questa azione dare il nostro contributo territoriale ad un’azione nazionale che vede nei porti i punti di aggregazione, ma che raccoglie il malessere di tutte le categorie di lavoratori, dai sanitari agli insegnanti passando per ogni attività privata, stanchi di ricatti e imposizioni.”   Infatti insieme ai portuali di Ravenna manifestano  vigili del fuoco e lavoratori di varie aziende della zona:  Eni-Versalis, Marcegaglia, Unieuro,Teorema e Coop e Libera Scelta Emilia Romagna.

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