Manovre dell’Occidente in corso sul fronte orientale. Riguardano l’assimilazione di Moldova, Serbia, Georgia attraverso il loro rapido ingresso nell’Unione europea, come reclamano le manifestazioni di piazza svoltesi nel fine settimana. Per molti versi queste manifestazioni somigliano a rivoluzioni colorate, o al tentativo di inscenarle. Le rivoluzioni colorate sono quelle che si svolgono con l’appoggio dell’Occidente e che sono dirette contro governi ritenuti troppo legati alla Russia.

LE MANOVRE IN SERBIA, MOLDOVA E GEORGIA

Insieme alle sanzioni contro la Russia, le grandi manovre in Moldova, Serbia e Georgia possono essere considerate uno dei fronti economici lungo i quali si sviluppa la guerra dell’Occidente contro la Russia che è in corso in Ucraina. La Russia stringe rapporti sempre più fitti con la Cina e tesse l’ascesa dei Brics insieme alla nascita di un mondo multipolare? L’Occidente risponde cercando di erodere il numero dei Paesi che, pur guardando ad Occidente, non applicano le sanzioni e che intrattengono con la Russia fitti rapporti economici.

Lo specchietto per le allodole è una bandiera blu con 12 stelle dorate: la bandiera dell’Ue, che – l’Italia ne sa qualcosa – inserisce  gli Stati membri in una gabbia di russofobia, aiuti militari  e finanziari all’Ucraina, austerity turboliberista,

Moldova, Serbia e Georgia hanno già fatto da tempo domanda di ingresso nell’Ue, ma la procedura è lunga e complessa. Si tratterebbe, come dire?, di spezzare lacci e lacciuoli e di imprimere a furor di popolo  un’incontenibile accelerazione improvvisa.

LA MANIFESTAZIONE PRO UE IN MOLDOVA

La presidente della Moldova, Maia Sandu, ha organizzato personalmente la manifestazione pro Ue che si è svolta ieri, domenica 21 maggio 2023, nella capitale Chisinau. Vi ha partecipato la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, che ha anche pubblicato in proposito un comunicato stampa.

Il problema della Moldova è che l’opinione pubblica non è mica tanto incline al furor di popolo europeista. Nella capitale sono ricorrenti le manifestazioni contro il governo filo occidentale di Maia Sandu. Insospettabili organizzazioni occidentali per i diritti umani affermano che le autorità le soffocano usando in modo altamente improprio lo stato di emergenza. Una settimana fa si sono svolte le elezioni amministrative nella Gagauzia, una regione meridionale della Moldova. Le ha vinte il partito d’opposizione Shor, incline a mantenere buoni rapporti con la Russia. Il governo ha incaricato la Corte Costituzionale di stabilire se il partito Shor merita di essere bloccato. Il verdetto non risulta ancora pronunciato.

LE PROTESTE IN SERBIA

E poi c’è la Serbia, altro Paese nel quale l’opinione pubblica, diciamo, non spicca per furore europeista. A differenza di quello moldavo, tuttavia, il governo di Vucic dice di voler rimanere in buoni rapporti sia con l’Ue sia con la Russia, ed è conseguentemente ricattato da Bruxelles. La manifestazione che si è svolta domenica nella capitale, Belgrado, non era filo Ue, ma anti governativa.

La protesta reclamava sicurezza a fronte di due omicidi di massa  – 18 morti in totale – avvenuti negli ultimi giorni. Si è trattato in fondo di episodi analoghi a quelli per i quali gli Usa vanno famosi: un tizio comincia a sparare senza apparente ragione. Solo problemi di sicurezza pubblica? Il presidente Vucic è stato avvertito dai servizi segreti russi e cinesi che in realtà sobbolle una rivoluzione colorata per rovesciarlo.

TENSIONI ANCHE IN GEORGIA

Infine, la Georgia. Non è ancora terminato l’Euromaidan – il tentativo di rovesciare un governo ritenuto non sufficientemente filo occidentale – che sembrava disinnescato in marzo. Domenica hanno avuto luogo violente proteste davanti all’albergo che in quel momento ospitava parenti del ministro degli esteri russo Lavrov. Altre proteste venerdì 19 all’aeroporto della capitale Tbilisi, a causa della ripresa dei collegamenti con la Russia.

Non è dato di sapere, ovviamente, come evolverà la situazione in Moldova, Serbia, Georgia. Se l’incontenibile accelerazione improvvisa della loro assimilazione all’Ue avrà – o meno – luogo. Tuttavia Cina e Russia hanno deciso di contrastare insieme le rivoluzioni colorate. L’Occidente, ancora una volta, scherza col fuoco.

GIULIA BURGAZZI

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