Seimila uomini: arriva l’esercito europeo della Von Der Leyen

Una forza di 6 mila combattenti, che coinvolga marina e aereonautica, con una componente dedicata alla “Cyber-guerra” e una allo “spazio”. E’ questa la proposta che la presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, ha fatto ieri nel suo “discorso sullo stato dell’unione”.

Il quartier generale dovrebbe essere a Bruxelles ed è previsto un Comandante permanente che resti in carica un triennio.

Non solo: per la Von der Leyen è essenziale che gli Stati membri dell’UE condividano le informazioni delle proprie intelligence, creando una sorta di servizio segreto europeo, e che collaborino a piattaforme comuni per la realizzazioni di jet, droni e altri sistemi di armamento avanzati.

La disastrosa ritirata statunitense dall’Afganistan ha dunque impresso una forte accelerazione ai progetti per un esercito europeo, che dovrebbe operare in stretto coordinamento con la NATO, intervenendo in quei teatri di crisi dove l’Alleanza Atlantica non può o non vuole operare.

Si tratta di una vera e propria rivoluzione globale che certifica la fine del sistema unipolare a guida statunitense, ormai palesemente in crisi.

L’emersione della Cina come potenza globale, il ritrovato protagonismo russo sullo scacchiere mondiale e il consolidamento di  potenze regionali ostili agli Usa, come l’Iran, ha mandato definitivamente in soffitta il progetto per il “nuovo secolo americano” tanto caro ai neocon statunitensi. Ma dopo numerose guerre “non vinte” e nel mezzo di uno scontro interno di inedita violenza, gli americani non sembrano più così inclini a svolgere il ruolo di gendarme del mondo e neppure ad assumersene i costi economici. Da qui il tentativo di emersione dell’UE come soggetto geopolitico globale.

Se guardiamo al Pil (PPA), ossia a parità di potere d’acquisto, la classifica mondiale vede la Cina al primo posto, con 27 mila miliardi di dollari, l’UE al secondo, con 22 mila miliardi e gli Usa solo terzi, con 21 mila miliardi. Ma se è un gigante economico l’Unione Europea è un nano politico e un microbo a livello militare, e questo secondo i fautori della difesa comune è un problema da risolvere.

L’UE però non è uno Stato, e nemmeno una confederazione ma un organismo sovranazionale. La creazione di una forza militare europea, peraltro in stretta sinergia con la NATO, appare dunque più come un passo avanti verso un governo mondiale, in cui i singoli Stati perdano ogni forma di sovranità, che non come la premessa per la nascita di una nuova potenza. L’UE è l’esperimento più avanzato in questo senso: gli Stati membri hanno già rinunciato alla sovranità monetaria e, di conseguenza a buona parte della sovranità economica e politica. La progressiva rinuncia a una politica estera e di difesa è un passo da giganti in questa direzione, che aprirebbe la strada, visto anche il coordinamento con la NATO, a una sorta di governo dell’occidente, ovviamente lontano da ogni ottica democratica.

La presidente Von der Leyen, infatti, ha ipotizzato che “per velocizzare i tempi” la competenza dell’esercito europeo sia attribuita alla Commissione, cioè un organo tecnocratico, mentre il parlamento UE, che per lo meno è eletto, come sempre non avrebbe voce in capitolo.

Arnaldo Vitangeli

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