Dopo due anni di scempio della Costituzione nell’imbarazzante omertà del suo sedicente garante non si poteva non mettere a capo della Corte Costituzionale un uomo come Giuliano Amato, definito “dottor sottile”, epiteto col quale nel Medioevo si indicavano filosofi dalle argomentazioni particolarmente raffinate. Ma il novello dottor sottile, nello stravolgere l’articolo 11 della Costituzione, usa argomentazioni non sottili, bensì capziose.

Non è una novità. Giuliano Amato è lì per difendere le scellerate e incostituzionali scelte di Mario Draghi. Ed è subito 1992. Perché sia Draghi che Amato in quel fatidico anno, si trovarono insieme a svendere il patrimonio pubblico italiano il primo come direttore del Tesoro nella famosa crociera sul Britannia, il secondo, del quale gli italiani ricordano il famigerato “prelievo forzoso” dopo l’attacco speculativo sulla lira da parte di George Soros, come presidente del Consiglio

E oggi, ancora una volta, si trovano insieme a svendere l’Italia alla NATO e ad una guerra assurda. Sappiamo che l’articolo 11 della Costituzione recita che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”. Più chiare di così

Ma il “dottor sottile” ci deve mettere del suo. E cosa ti dice? “Secondo l’articolo 11 l’Italia ripudia la guerra come mezzo per risolvere le controversie, ma non ripudia la guerra in assoluto. La Costituzione prevede il sacro dovere di difendere la patria. E poi ci sono i vincoli assunti in sede europea e internazionale. Il dovere alla solidarietà verso i membri dell’Unione europea aggrediti da altri e la clausola di solidarietà tra i Paesi membri della Nato“.

Come detto, il dottor sottile più che sottile è capzioso. il “sacro dovere di difendere la Patria”. Non risulta che la Russia abbia aggredito l’Italia. Il dovere di solidarietà verso membri di Ue e NATO. Ma l’Ucraina non appartiene a nessuna delle due organizzazioni. Il dottor sottile non pare molto sottile, non ci vuole un costituzionalista per smontare questa tesi.

Purtroppo non è la prima volta che un governo italiano viola l’articolo 11 della Costituzione. Ricordiamo il governo Berlusconi che violò questo articolo nel 2003 partecipando all’aggressione all’Iraq e nel 2011 partecipando, seppur controvoglia, all’aggressione alla Libia. Ma soprattutto ricordiamo il governo D’Alema che nel 1999 partecipò all’aggressione alla Serbia, utilizzando armi all’uranio impoverito che provocarono morti anche tra i militari italiani, cosa che tutt’oggi rappresenta una macchia sul curriculum dell’allora ministro della Difesa e vicepresidente del Consiglio Sergio Mattarella.

Oggi però c’é una consapevolezza maggiore di tutto questo, e la questione della Costituzione violata è un tema sensibilissimo a partire dalle restrizioni anti-Covid. Come detto, non ci vuole un costituzionalista per capire che il ragionamento di Amato non sta in piedi. Ma va detto che se il Garante della Costituzione dorme sonni profondi, qualche costituzionalista è ben sveglio. E sono quattro in particolare i costituzionalisti che smentiscono Amato

Michele Ainis definisce “lecite, ma deformanti” le letture evolutive dell’articolo 11. “Amato dice la nostra non è una Costituzione pacifista – spiega Ainis -: è vero, la guerra è disciplinata in 6 norme costituzionali e la Carta ammette la guerra difensiva. Ma l’equivoco è sul perimetro di questa guerra difensiva. Evidentemente i costituenti si riferivano a una guerra condotta sul territorio italiano contro un aggressore esterno. L’idea che invece si possa giustificare l’intervento italiano in un conflitto tra altri due contendenti non regge: a quel punto, se intervenissimo ogni volta che uno Stato ne aggredisce un altro, dovremmo entrare in guerra con mezzo mondo“.

Fa eco Lorenza Carlassarre “L’articolo 11 impedisce il commercio di armi con paesi in guerra. La guerra difensiva è contemplata, sì, ma esclusiva mente in difesa del proprio territorio, non dei territori altrui in giro per la terra. Altrimenti dovremmo partecipare ai conflitti in tutto il mondo. L’articolo 11 è uno dei meno rispettati della nostra Costituzione, lo spirito dei costituenti è stato tradito“.

Gaetano Azzariti si pone invece una domanda “la vera domanda che io mi porrei è se inviare la armi all’Ucraina possa essere lo strumento per raggiungere il fine costituzionale del ripudio della guerra, così come prescritto dall’articolo 11. A me pare ovvio che la risposta sia negativa. Bisogna quindi che si affermi la solidarietà internazionale come obiettivo strategico e si ricerchino tutte le vie possibili per un accordo diplomatico. Lo dice il diritto e lo dice anche il Papa

Massimo Villone, infine, sottolinea anche la violazione di ogni norma democratica “Io non ho mai pensato che la Costituzione italiana fosse pacifista a prescindere, né ritengo che ci sia una preclusione all’invio di armi. Ci sono però due problemi delicati: il primo è la sostanziale emarginazione del Parlamento nelle decisioni su questo punto, che considero inaccettabile. Il secondo è che bisogna porre molta attenzione affinché il diritto di difendersi non si traduca in un diritto di attaccare. L’ aiuto a uno Stato aggredito non deve diventare strumentale a un attacco allo Stato aggressore”.

Mentre Villone e Azzariti entrano in aspetti meno evidenti, ma non per questo meno gravi (come la svolta autoritaria dell’emarginazione del Parlamento) Ainis e la Carlassarre sottolineano una cosa lapalissiana per chiunque abbia letto l’articolo: si parla di guerra difensiva del territorio italiano ed è evidente che la Russia non stia invadendo l’Italia, quindi i richiami di Amato ai sacri confini della Patria sono baggianate che persino un bambino sarebbe in grado di smentire.

La Corte Costituzionale sta quindi giustificando la violazione dell’articolo 11. In più abbiamo le aggravanti del commercio d’armi, con un Draghi che oramai ricorda il Sordi di “Finché c’é guerra c’é speranza” e l’emarginazione del Parlamento, l’aula sorda e grigia trasformata in un bivacco di incompetenti, traditori e affaristi, per parafrasare un altro signore che non tenne conto del Parlamento e trascinò l’Italia nella guerra e nel disastro.

E Re Sciaboletta, pardon, il Garante della Costituzione, che fa? Niente, come suo costume.

ANDREA SARTORI

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