Se un ex sindacalista invoca i cannoni di Bava Beccaris sulla folla

“Richiami in servizio Bava Beccaris che sa come trattare con questa gente. Questi terroristi”. Le parole che l’ex sindacalista attualmente esponente di + Europa rivolge al ministro degli Interni Lamorgese durante la puntata di “Stasera Italia” del 31 agosto sono di una gravità sconvolgente, ed evocano uno degli episodi più bui della storia italiana che condusse anche all’assassinio di re Umberto I da parte dell’anarchico Gaetano Bresci. Il richiamo al generale Fiorenzo Bava Beccaris, il “feroce monarchico Bava” come recita un canto anarchico è ancora più allucinante proprio se si pensa che arriva da un ex sindacalista della CGIL. Rinfreschiamo subito la memoria a chi non conosce la tragica storia dietro le infelici parole di Cazzola.

Tutto parte dalla cosiddetta “rivolta dello stomaco” ovvero i moti di Milano del maggio 1898 per l’aumento del prezzo del pane, causato dallo scarso raccolto del 1897 e dall’insipienza del governo che non volle abolire il dazio per l’importazione di grano, misura che avrebbe permesso di abbassare i prezzi. I poveri, ridotti alla fame, si rivoltarono: le proteste durarono dal 6 al 9 maggio 1898.

Il generale Fiorenzo Bava Beccaris fu l’uomo incaricato di sedare la rivolta. E lo fece sparando cannonate sulla folla e provocando 83 morti, di cui 81 fra i civili. Alle grida strazianti e dolenti/ di una folla che pan domandava,/ il feroce monarchico Bava gli affamati col piombo sfamò così cantavano gli anarchici e un anarchico italiano arrivato dall’America di nome Gaetano Bresci volle vendicare quei morti uccidendo, in un’assolata giornata estiva del 1900 a Monza, quel re Umberto I che aveva conferito a Bava Beccaris il titolo di grande ufficiale dell’Ordine militare di Savoia per “i servizi resi allo Stato”. In quell’occasione il generale, invece di comprendere che il gesto di Bresci era una conseguenza delle sue cannonate, arrivò a consigliare lo “squartamento” per l’anarchico, nonostante la pena di morte fosse stata abolita dal 1889. Bava Beccaris fu anche uno dei generali che, mezzo secolo dopo, consigliarono al re Vittorio Emanuele III di affidare il governo dell’Italia a Benito Mussolini.

Evocare Bava Beccaris vuol dire evocare una delle pagine più buie della storia patria: 83 morti in una repressione sanguinaria che Milano non aveva visto nemmeno sotto l’ “impiccatore” Radetzky dopo le Cinque Giornate e un regicidio. Senza comunque scordare il consiglio dell’anziano generale al successore di Umberto, consiglio che spianò la strada a vent’anni di regime.

Certo Cazzola è un “sindacalista pentito”, uno che è passato dalla difesa dei diritti dei lavoratori alla difesa dell’aberrante riforma del lavoro firmata da Elsa Fornero. L’evocazione del sanguinario Bava da parte di un esponente politico fa ben capire quale clima ora vi sia in Italia. Clima di repressione del dissenso.

ANDREA SARTORI

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