Cosa accadrà all’Unione Europea se Trump vincerà le elezioni 2024 negli Usa? Ora l’Ue porta l’acqua con le orecchie alle politiche dell’attuale inquilino della Casa Bianca, e dunque alla guerra in Ucraina della Nato contro la Russia. Trump ha detto che, se diventerà presidente, la guerra finirà in 24 ore.

L’Unione Europea si è svenata e continua a svenarsi per ringhiare alla Russia e appoggiare l’Ucraina. Si è impegnata, pare pesantemente, a sostenerla nello sforzo bellico anche in futuro. Ma se tra Stati Uniti e Russia scoppiasse la pace? Qualcuno a Bruxelles ha un piano per uscire dal ginepraio della guerra?

SE TRUMP VINCE, SECONDO L’ECONOMIST

Sono domande interessanti. Nei giorni scorsi si è posto questioni analoghe l’Economist, la Bibbia del pensiero globalista. Secondo il giornale, la soluzione per l’Ue sarebbe quella di dimostrare il proprio valore agli Usa continuando il riarmo e tenendo a bada la Russia per coprire le spalle alle politiche di Trump, volte al confronto con la Cina. Praticamente, si tratterebbe sempre di portare l’acqua con le orecchie: solo in un modo un po’ diverso.

Il pensiero di un’Europa volta esclusivamente agli interessi dei propri cittadini e capace di dialogare con tutti nemmeno sfiora l’Economist. Però le sue domande – anche se non la risposta – inducono a volgere lo sguardo al presente e al passato per cercare di indovinare come potrà essere il futuro dell’Ue – e nostro di cittadini – se gli Usa cambieranno la loro politica estera.

Nel presente, l’Europa è il terreno sul quale il presidente Usa Joe Biden, democratico, fa rullare i tamburi di guerra. Ieri, giovedì 13 luglio 2023, ha richiamato in Europa 3 mila riservisti per irrobustire l’Operation Atlantic Resolve. L’altro ieri, mercoledì 12, ha pronunciato un discorso secondo il quale la Russia è una sorta di Impero del Male – come l’Urss ai tempi della guerra fredda – e bisogna prepararsi al fatto che la guerra in Ucraina possa durare anni.

Quanto al passato, gli ingredienti della guerra sono giunti a cottura nel 2014, durante la presidenza di Barak Obama, democratico come Biden, al quale l’Ue ha fatto già allora da spalla.

EUROPA TRA RUSSIA E USA

Prima ci fu Euromaidan: l’insediamento in Ucraina, in seguito a violente proteste di piazza, di un regime antirusso, atlantista e filo Ue. Gli Usa ebbero un ruolo in tutto ciò. Vogliamo dimenticare la presenza fra i manifestanti del senatore McCain? O Victoria Nuland, alto esponente del Dipartimento di Stato, che andava ad offrire loro i dolci?

Seguirono, in Ucraina, lo scoppio della guerra civile nel Donbass, dove la minoranza di lingua e cultura russa godeva dell’appoggio della Russia stessa, e l’annessione della Crimea alla Russia.

Già allora l’Unione Europea fece acriticamente proprie le politiche statunitensi. Risalgono al 2014 le firma degli accordi di associazione fra Ue ed Ucraina, Moldova, Georgia. Questi accordi hanno rappresentato l’inizio della “incorporazione” nell’Ue del conflitto con la Russia. In Ucraina, per via della guerra civile; in Moldova e Georgia, a causa – rispettivamente – di Transnistria ed Ossezia del Sud, che sono regioni separatiste e filorusse. Sempre al 2014 risalgono le prime sanzioni Ue contro la Russia.

Bastava, a quel punto, dar fuoco alle polveri. Presumibilmente la guerra sarebbe scoppiata subito se Hillary Clinton, democratica, avesse vinto negli Usa le elezioni 2016. Invece diventò presidente Donald Trump, un repubblicano atipico per il suo “America first”.

SE TRUMP GUARDA ALLA CINA

Mica che Trump sia un pacifista. Però non gli interessano le rischiose avventure belliche ai quattro angoli del mondo. Gli interessa semmai non disperdere le forze rispetto a quella che ritiene la questione di fondo, cioè regolare i conti e i rapporti commerciali con la Cina.

Durante i quattro anni di Trump, l’Unione Europea è rimasta, per così dire, in vigile attesa. Non ha istituito nuove sanzioni contro la Russia. Però non le ha nemmeno ritirate.

Era allora presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker. La sua Ue non ha approfittato della parentesi trumpiana per sciogliere pacificamente i nodi che l’avvicinamento dell’Ucraina, ma anche della Moldova e della Georgia, portavano con sé. Non ha elaborato una sua politica autonoma nei confronti della Russia. Si è comportata come se il suo punto di riferimento fossero il ritorno al potere negli Usa di un democratico e la ripresa delle politiche che avevano preso forma ai tempi di Obama.

E poi alla Casa Bianca è arrivato Biden: l’attuale presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha indossato entusiasta l’elmetto insieme a lui.

SE TRUMP DIVENTA PRESIDENTE

Ora vedetevela, l’Unione Europea modellata da von der Leyen durante un’ipotetica futura presidenza Trump. Vedetevela, una classe dirigente che a Bruxelles e nelle capitali europee ha sempre detto signorsì alla guerra e alle nuove sanzioni, che ha riempiti di insulti e vituperi la Russia e che ha bruciato tutti i possibili ponti commerciali e diplomatici. Vedetevela questa Ue, se a Washington le diranno: ma arrangiati, se vuoi litigare con la Russia sono esclusivamente fatti tuoi.

Cosa faranno, rimarranno altri quattro anni in vigile attesa che il conflitto torni a divampare? E nel frattempo continueranno ad estrarre denaro dalle tasche dei cittadini per mantenere ed armare l’Ucraina, affinché tutto sia pronto in vista di quel giorno?

Le politiche statunitensi vanno e vengono, ma i cittadini europei restano. Di questo, ora e sempre, sarebbe bene che a Bruxelles si tenesse conto.

GIULIA BURGAZZI

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